Imperterrita nella sua spinta a diffamare il cosiddetto “dualismo di genere”  diviso tra maschile e femminile, e introdurre nuove strutture gerarchiche per ripristinare lo status quo, la sinistra progressista rimane sempre sul pezzo  per problematizzare tutto. Il suo ultimo obiettivo? La Carne.

A novembre, l’Oxford Union ha tenuto un dibattito sul consumo di carne chiamato “Questa casa andrebbe oltre la carne”, presentato dalla femminista vegana Carol J. Adams, e il procedimento farsesco è diventato virale a febbraio dopo che le clip sono arrivate sui social media.

Adams, l’autrice di “The Sexual Politics of Meat: A Feminist-Vegetarian Critical Theory” e “The Pornography of Meat”, ha rigurgitato l’argomento vecchio di decenni secondo cui il consumo di carne non è solo problematico nel senso che sfrutta gli animali a fini di sostentamento di base (come spesso ripetuto dai vegani in generale), ma anche che il consumo di carne ha componenti intrinseche relative a genere e razza.

In “The Pornography of Meat”, Adamsdisegna il confronto visivo tra la carne pubblicizzata su uno scaffale e le donne ritratte in particolari pubblicità o riviste”. E lei “suggerisce che l’idea di consumo gioca un ruolo significativo in una cultura che paragona le donne ai prodotti”.

Sebbene la metafora possa funzionare per spiegare l’oggettivazione sessuale, le argomentazioni di Adams assumono una dimensione molto letterale nel suo attacco al consumo di carne al dibattito dell’Oxford Union. In effetti, in quel senso il consumo di carne è razzista, sessista e xenofobo.

Il consumo di animali nel 21° secolo richiede una rinnovata complicità in un nuovo colonialismo“, afferma Adams. “Questi eventi colpiscono soprattutto le ragazze e le giovani donne. Il tuo hamburger arriva già con una buona dose di misoginia.”

Il presupposto che la migliore proteina provenga dai cadaveri è una convinzione razzista“, continua, armando le ramificazioni “problematiche” del consumo di carne con parole d’ordine politiche per farlo sembrare degno di una causa.

No, non è una questione politica, bensì è un dato di fatto che le migliori proteine ​​provengano da fonti animali. Senza farmaci moderni e integratori vitaminici, è impossibile mantenere una dieta puramente vegana. Come notato dalla Vegan Society, “è difficile per chiunque assumere un’assunzione giornaliera di vitamina D di 10 mcg dal cibo“.

Semplicemente non esiste una fonte affidabile di vitamina D a parte integratori o cibi vitaminizzati, almeno per i vegani. Per tutti gli altri ci sono pesce, uova e carne rossa.

Lo stesso vale per la vitamina B12. Vegani e vegetariani che non assumono integratori soffrono di un alto rischio di carenza di quella che è una vitamina necessaria per il corretto funzionamento  di molti processi corporei, compreso il metabolismo delle proteine ​​e la formazione dei globuli rossi. Anche quello viene dalla carne.

Adams chiede: “Come fai a sapere che proprio quell’animale ti avrebbe scelto per nutrirsi del suo cadavere?” Chiaramente, nessun animale sceglierebbe qualcuno per nutrirsi del proprio cadavere. L’istinto di un animale è sopravvivere e mantenersi in vita, proprio come gli esseri umani, che sono essi stessi animali, e per farlo devono consumare carne. Non solo per vivere, ma per stare bene. Non possiamo negare i nostri adattamenti evolutivi.

Più avanti nel dibattito, Adams osserva che il consumo di carne è sessista, citando come la cultura popolare sia “inondata di riferimenti a mucche sexy, maiali sexy, polli sexy, pesci sexy, che vogliono solo divertirsi“.

Costumi di Halloween a parte, che potrebbero includere una varietà infinita di abiti “sexy”, non c’è posto al mondo in cui gli animali siano considerati “sexy”. Di fatto, la zoofilia non è soltanto illegale nella maggior parte del mondo, ma la punizione raccomandata per avere rapporti sessuali con animali è la morte, in ben due sezioni della Bibbia.  La Adams la fa sembrare quasi la norma.

Forse visto che finisce gli argomenti, sostiene allora che: “La mascolinità, un costrutto del binario di genere, di fronte alla costante destabilizzazione si sente sempre minacciata e mangiare animali è il suo metodo di protezione“.

Non è certo questo il suo punto saliente. Un giudizio di valore soggettivo non costituisce certo un argomento oggettivo. Sputare sentenze e creare questioni politiche su qualcosa che gli umani e i loro antenati primati hanno fatto per centinaia di migliaia di anni non va  a favore delle sue argomentazioni.

Stranamente, nonostante le risate fastidiose e rauche che Adams ha dovuto affrontare durante il dibattito, la vegana ha vinto con 115 voti a 105, dimostrando una volta per tutte che i sentimenti non si preoccupano dei fatti. Si può solo sperare che il verdetto sia stato emesso per pietà.

In definitiva, il dibattito dell’Oxford Union è solo uno dei tanti argomenti accademici inutili tenuti nelle università e nei college di tutto l’Occidente: il prodotto di élite sociali indifferenti ai problemi di tutti i giorni affrontati dalla classe operaia che non ha il lusso di consumare integratori troppo cari e latte di mandorla.

Di Ian Miles Cheong, traduzione Martina Giuntoli

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