Si è parlato tanto dell'Europa che, per la prima volta, ha reagito in maniera unitaria e solidale a una crisi internazionale come quella tra Russia e Ucraina. Bruxelles, secondo i sostenitori di questa visione, sta tenendo testa a Mosca rivendicando un ruolo di soggetto geopolitico, ma la verità è che ogni Paese sta andando per conto proprio e la voglia di fare la guerra alla Russia è già passata a tutti. Ce lo spiega in questa intervista Antonio De Martini.
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La crisi tra Russia e Ucraina ha messo in evidenza non solo le tensioni geopolitiche, ma anche le fragilità interne dell'Unione Europea. Nonostante le dichiarazioni di unità e solidarietà, la realtà sembra raccontare una storia ben diversa. Antonio De Martini sottolinea come ogni Stato membro stia agendo in autonomia, rivelando una crescente disunione tra i vari Paesi. L’Unione Europea, che in un primo momento aveva mostrato segnali di compattezza, sta ora mostrando segni di cedimento, con nazioni che si muovono secondo i propri interessi piuttosto che seguire una linea comune.
Un esempio emblematico di questa disgregazione è il recente viaggio di Gerhard Schröder in Russia, che ha suscitato un silenzio assordante da parte del governo tedesco. Questo silenzio, secondo De Martini, è indicativo di una strategia tedesca volta a negoziare direttamente con Mosca per garantire la fornitura di gas, un tema cruciale per l'industria tedesca. La stampa internazionale ha trascurato questa notizia, suggerendo che l'operato di Schröder non solo ha infastidito, ma ha anche messo in luce l'incapacità dell'Unione Europea di attuare una politica estera coesa e incisiva.
Inoltre, la questione delle sanzioni imposte alla Russia sta mostrando il suo volto fallimentare. De Martini evidenzia come le misure restrittive non abbiano prodotto gli effetti desiderati, ma piuttosto abbiano danneggiato l'Europa stessa. Le sanzioni, infatti, non hanno colpito in modo significativo l'economia russa, mentre gli Stati membri dell'UE si trovano a dover affrontare le conseguenze economiche delle stesse. Questo porta a una situazione in cui gli Stati membri si trovano a dover cercare soluzioni individuali, come nel caso dell'Italia, che ha negoziato sconti significativi sulla fornitura di gas.
Infine, il panorama geopolitico si complica ulteriormente con la crescente influenza di attori esterni, come Cina e Iran, che stanno approfittando della situazione per rafforzare le proprie posizioni. L'alleanza tra Russia e questi Paesi potrebbe rappresentare un nuovo equilibrio di potere, mentre l'Europa si trova a dover affrontare le conseguenze di una politica estera che si sta rivelando inefficace. L'Unione Europea, dunque, non solo rischia di perdere credibilità come attore geopolitico, ma potrebbe anche trovarsi in una posizione di vulnerabilità rispetto a sviluppi futuri, se non riuscirà a trovare una via d'uscita dalla sua attuale impasse.
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