Recentemente è uscito uno studio intitolato Possibile tossicità dell’esposizione cronica al biossido di carbonio dovuta all’utilizzo della mascherina facciale, in particolare per donne incinte, bambini e adolescenti – Una scoping review (nell’originale inglese: Possible toxicity of chronic carbon dioxide exposure associated with face mask use, particularly in pregnant women, children and adolescents – A scoping review).

Lo studio, effettuato da un gruppo di ricercatori tedeschi, è stato presentato il 13 giugno 2022 e in seguito pubblicato sulla rivista Heliyon in data 2 marzo 2023.

LA SCOPING REVIEW, UNO STUDIO

Una scoping review è uno studio di secondo livello, che riassume e passa in rassegna la letteratura disponibile su un dato argomento fino a un dato momento. A tal fine, il gruppo di ricercatori tedeschi ha utilizzato articoli tratti da Medline, Cochrane Library e dal database dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Su di un totale di 1.651 articoli trovati in rete, i ricercatori ne hanno selezionati 43.

I ricercatori hanno quindi messo insieme dati sulla possibile tossicità derivante dall’uso prolungato di mascherine facciali per inalazione da CO2. Non solo. Hanno poi circoscritto il gruppo considerato in modo da concentrarsi esclusivamente su bambini, adolescenti e donne incinte. Le informazioni che gli scienziati hanno trovato in altri lavori e messo in correlazione tra loro potrebbero giustificare dati altrimenti privi di spiegazione.

IL LIVELLO DI CO2 NELL’ARIA

Cominciamo con la quantità di CO2 cui una persona si espone in media quando indossa una mascherina.

È ampiamente assodato e riportato anche nell’articolo che la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è circa lo 0,04% di CO2 (qui il link aggiornato al dato). Indossare dispositivi di protezione personale comporta una esposizione cronica che varia dall’1,41% al 3,2% dell’aria inalata.

Va da sé che la quantità di CO2 cui la popolazione è stata in media esposta è di gran lunga più alta di quella ritenuta normale.

LO STUDIO DELLA MARINA MILITARE USA

Gli esperti di tossicità della Marina Militare degli Stati Uniti hanno infatti stabilito che i sottomarini che trasportano equipaggio femminile non espongano gli individui a concentrazioni maggiori allo 0,8%. Questo numero viene da un articolo del 2019, riguardo linee guida per sottomarini, in riferimento ai risultati di esperimenti sullo sviluppo della prole in ratti esposti ad un quantitativo eccessivo di CO2. Secondo quello studio, un maggiore quantitativo di diossido di carbonio provoca parti prematuri e nascita di feti morti o di breve vita. In base a quei dati, gli addetti militari hanno rivisto il numero di persone previste a bordo, in particolare se tra di loro sono presenti donne, al fine di garantire maggiore sicurezza.

Potrebbe dunque esserci, secondo quanto ipotizzato dal gruppo di studio tedesco, un legame tra l’esposizione aumentata alla CO2 e l’aumento di bambini nati morti (secondo uno studio italiano addirittura il 28% in più). Così come potrebbe esserci addirittura una correlazione con il fatto che il 42% delle donne chirurgo statunitensi tra il novembre 2020 ed il febbraio 2021 ha perso una gravidanza.

DANNI NEURONALI NEI MAMMIFERI

I dati sperimentali relativi a mammiferi cronicamente esposti ad almeno lo 0,3% di diossido di carbonio mostrano chiaramente teratogenicità con danno neuronale irreversibile. Più semplicemente, le evidenze sperimentali mostrano che gli embrioni esposti ad alte concentrazioni di CO2 subiscono danni o malformazioni permanenti, solitamente in ambito neurologico.

Anche in mammiferi adolescenti si sono notati comunque danni da distruzione neuronale, causanti diminuzione dei riflessi, ansia, disturbi della memoria e dell’apprendimento.

Infine esistono dati  chiari relativi alla possibile tossicità testicolare negli adolescenti in seguito ad inalazione di CO2 superiori allo 0,5%. Secondo quanto mostrato nell’articolo su Helyion, non mancano studi in cui si parla esplicitamente di ridotta produzione, mobilità e qualità di spermatozoi in piccoli mammiferi esposti a tali condizioni.

CONCLUSIONI DELLO STUDIO TEDESCO

Gli scienziati del gruppo tedesco traggono alcune conclusioni. Innanzitutto riflettono sul tema ambientale. Se è vero che per il benessere del pianeta (e quindi degli umani) è necessario diminuire le emissioni di CO2, come è pensabile esporre scientemente le persone a livelli così alti di diossido di carbonio senza immaginare conseguenze?

Inoltre, visti i dati a disposizione sulla scarsa protezione dal contagio, si chiedono se non sarebbe stato forse meglio valutare il bilanciamento tra rischi e benefici prima di imporre l’uso continuo e indiscriminato della mascherina.

Queste le parole degli scienziati tedeschi: “Il corrente orientamento di politica, media e scienza, che ha spinto in maniera incredibile per l’uso indiscriminato della mascherina anche in gruppi vulnerabili, è assolutamente non etico perché non ha protetto da potenziali rischi bambini piccoli o non ancora nati. La cosiddetta misura preventiva adottata nelle scuole non è in linea con le dichiarazioni di Helsinki, di Lisbona e il codice di Norimberga”.

CONSIDERAZIONI FINALI

Oltre ai dati di per sé, a lasciarci senza parole è il fatto che questi lavori (e risultati) sono a disposizione della comunità scientifica da molto tempo (alcuni da almeno 15 anni). Pertanto a nostro avviso sarebbe stata opportuna una riflessione prima di implementare l’obbligo di mascherina per bambini, adolescenti e adulti, specialmente se donne incinte.

E benché altri aspetti manchino all’appello nello studio dei ricercatori tedeschi – come ad esempio i ritardi nel linguaggio dovuti alla mimica facciale assente degli adulti oppure stress e patologie psichiatriche anche tra i più giovani – diciamo che quanto pubblicato su Helyion è già eloquente.

MARTINA GIUNTOLI

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