L’Italia non ha imparato nulla. Lockdown in Cina, ulteriori guai per l’economia

Cina lockdown

Può ben darsi che la Cina, la fabbrica del mondo, lo faccia apposta per inguaiare l’Occidente. Però l’Italia e l’Occidente non hanno fatto nulla per evitare di essere presi in contropiede dalla nuova ondata di fabbriche chiuse in Cina a causa dei lockdown. Il Wall Street Journal avverte: è l’ennesimo colpo per le catene globali di approvvigionamento. Le quali, si può aggiungere, sono ancora inceppate per le ripercussioni dei lockdown cinesi iniziati nel 2020.

Figuriamoci cosa succede ora che nuovi problemi si aggiungono a quelli vecchi ed irrisolti. E se anche in Cina la variante Omicron si dimostrerà contagiosa e inarrestabile come in Europa, i lockdown cinesi aumenteranno e la frittata economica sarà completa.

I dati di fatto sono due. Da un lato, la nostra economia globalizzata riceve da tutto il mondo i materiali ed i semilavorati che mantengono in vita le filiere produttive. La Cina ha un ruolo cruciale sia nella produzione sia, diciamo, nello smistamento commerciale. Dall’altro lato, il Covid continua a colpire anche la Cina, che persegue la politica del contagio zero.

Dunque in seguito ad un numero veramente esiguo di casi ora sono in lockdown duro tre città e 20 milioni di persone. Fabbriche chiuse, porti che non riescono a funzionare. Secondo il Wall Street Journal, sono in difficoltà marchi come Volkswagen, Nike, Adidas, Toyota, Apple.

Le piccole realtà produttive, dalla fabbrichetta brianzola al negozio di ferramenta dell’angolo, non hanno dimensioni e fama tali da trovare spazio un’analisi internazionale:  ma è facile intuire che sono nella stessa bagna. Con l’aggravante che Volkswagen & C. sono colossi in grado, se non altro, di spostare produzioni e di cercare approvvigionamenti alternativi: la fabbrichetta e il ferramenta, molto meno.

C’è la possibilità che la politica cinese, altrimenti assurda, di zero contagi discenda dal fatto che alla Cina non dispiace causare violenti attacchi di singhiozzo alle catene produttive e commerciali. E’ vero che danneggia se stessa, ma danneggia molto di più il resto del mondo. Può acquistare un notevole vantaggio geopolitico: non le mancano materie prime, impianti, mercato interno per produrre, vendere, acquistare in autonomia quasi tutto ciò che le serve. Il resto del mondo, invece…

Invece il resto del mondo in generale, e l’Italia in particolare, si sono comportati come con le successive ondate di Covid: si sono fatti trovare totalmente impreparati dai nuovi lockdown cinesi. Eppure erano prevedibili. I loro effetti, già ampiamente sperimentati in passato: rincari delle materie prime, difficoltà a procurarle, aumento dei prezzi, inflazione. Dal 2020, c’è stato tutto il tempo di almeno provare a riorganizzare l’economia per attenuare la dipendenza dalle importazioni per i beni più essenziali. Invece hanno preferito parlare solo di vaccini.

Ora è possibile che i lockdown in Cina aumentino, dato che la variante Omicron è molto contagiosa.  Dunque materie prime ancor più care e più difficili da procurare, con tutto ciò che ne segue. Ma anche su questo la politica italiana lascia la gente in braghe di tela. O anzi, forse anche senza le braghe.

GIULIA BURGAZZI

 

 

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