Colpaccio a sorpresa dell’autorità italiana antitrust, che ieri ha multato Amazon per 1,13 miliardi di euro, accusando la società di sfruttare la sua posizione dominante nei confronti di venditori indipendenti sul suo sito Web in violazione delle regole di concorrenza dell’Unione europea.

In pratica, secondo l’Authority, Amazon avrebbe favorito in ogni modo gli affiliati che usano i servizi di logistica Amazon (FBA), a discapito di chi vende sulla piattaforma ma fa spedizioni in proprio. Favoriti per l’evidenza dei prodotti, per gli eventi speciali come il Black Friday e soprattutto i servizi Prime, mentre gli altri si sarebbero ritrovati svantaggiati. Ma naturalmente, Amazon guadagna molto bene sui propri servizi di logistica, e chi vi aderisce vede pesantemente erosi i propri guadagni: insomma un win-win per la multinazionale, e una corsa a ostacoli per chi mette la propria vetrina.

La multa è una delle più grandi mai comminate in Europa contro il colosso della vendita al dettaglio online, che si è espanso in particolare in Italia durante la pandemia che ha impedito ai cittadini di recarsi nei negozi per acquistare articoli non essenziali. Il lockdown è stato una vera festa per il leader dell’online.

Insomma Amazon è tutt’altro che un benefattore dell’umanità, o un generoso dispensatore di “posti di lavoro” e opportunità di business. Ci rifletta su, chi pensa di comprare su Amazon per “fare dispetto” ai negozi cittadini che osano chiedere il green pass o la mascherina. A chi sta davvero “facendo dispetto”?

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