Secondo l’ultimo dossier di Reporter senza frontiere, in Italia la libertà di stampa si sarebbe sempre più ridotta. fino a far precipitare il nostro Paese  al 58esimo posto nella classifica mondiale.

Reporter Senza Frontiere è un’ ONG  no-profit, sondata nel 1985, che promuove e difende la libertà di informazione e la libertà di stampa: consulente dell’ONU ha la sua sede principale a Parigi.

Secondo l’associazione, si diceva, l’Italia perde 17 posizioni nella classifica mondiale sulla libertà di stampa rispetto all’anno scorso, scivolando dal, seppur non onorevole, 41esimo posto , fino alla 58esima posizione.

In  Europa Norvegia, Danimarca e Svezia sul podio, la Germania è in 16esima posizione e fa meglio della Francia (26esima).

Fanalino di coda, come c’era da aspettarsi, la Corea del Nord, mentre la Cina occupa anch’essa, un posto alla fine della classifica , risultando 175esima.

Tra i 180 paesi valutati da Rsf, ben il 73 per cento è caratterizzato da situazioni «molto gravi», «difficili» o «problematiche» per chi svolge il lavoro da giornalista. Un peggioramento dovuto all’aumento del «caos informatico» e della disinformazione.

Gli Stati Uniti, non se la passano poi cosi bene, ritrovandosi al 43esimo posto, superati da Paesi come la Costa D’avorio, Capo Verde, o il Guyana.

Proprio in riferimento ai media americani è Reporter Senza Frontiere dichiara che “All’interno delle società democratiche crescono le divisioni dovute alla diffusione dei  media d’opinione secondo il “modello Fox News” e alla diffusione di circuiti di disinformazione amplificati dal funzionamento dei social media. A livello internazionale, le democrazie sono indebolite dall’asimmetria tra società aperte e regimi dispotici che controllano i loro media e piattaforme online mentre conducono guerre di propaganda contro le democrazie. La polarizzazione su questi due livelli sta alimentando una maggiore tensione».

Ma osservando la lista sotto l’ ottica geopolitica attuale ci accorgiamo come la Russia è 155esima in classifica, in lieve peggioramento rispetto all’anno scorso, risultato simile a quello che ha portato l’Ucraina al 106esimo posto. 

La lettura di questi dati ci viene offerta dallo stesso osservatorio francese sfatando anche il mito della democratica  ucraina invasa dalla dispotica Russia: in realtà in entrambi i Paesi in Guerra la libertà di stampa era già messa malissimo e “L’invasione dell’Ucraina  da parte della Russia alla fine di febbraio riflette questo processo – fa notare RSF –  poiché il conflitto fisico è stato preceduto da una guerra di propaganda”.

Per quanto riguarda l’ Italia, anche guardando gli anni pre-covid, la situazione non è mai stata lusinghiera, ritrovandosi sempre al di sotto della 40esima posizione.

Le principali cause sul regresso della libertà di stampa in Italia sono a nostro avviso da ricercarsi nella connivenza tra il potere e il giornalismo mainstream.
In Italia la stragrande maggioranza dei media  è controllato da grandi gruppi finanziari, a loro volta legati ai partiti politici, mentre le principali emittenti televisive sono controllate dalla politica.
Mai però si era scesi così in basso proprio in coincidenza dell’accanimento contro i media indipendenti all’indomani dell’ insediamento del governo Draghi,  in uno scenario dove la politica stessa si è vista allineata al pensiero unico.
Quindi proprio in’Italia, e in Occidente in generale, mentre ci si preoccupa di fare le pulci agi altri, facendo  strana cernita di Paesi “democratici” e “affidabili” dai quali acquistare gas e petrolio, succede che  “La polarizzazione dei media sta alimentando e rafforzando le divisioni sociali- leggiamo nell’articolo della stessa RSF– interne nelle società democratiche come gli Stati Uniti dopo l’elezione del presidente Joe Biden. L’aumento della tensione sociale e politica è alimentato dai social media e dai nuovi media di opinione,. La soppressione dei media indipendenti sta contribuendo a una forte polarizzazione in “democrazie illiberali” come la Polonia (66esima), dove le autorità hanno consolidato il loro controllo sulla radiodiffusione pubblica e la loro strategia di “ri-polonizzazione” dei media privati”.

La pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, in qualche modo, stanno impattando negativamente sulla libertà di informazione  in Italia dove la concentrazione editoriale nelle mani di pochi è evidente e le voci indipendenti sono sempre meno e sempre più soffocate da problemi  di censura da parte dei Big del settore , o accusate di complottismo e quindi tacitate, come lo stesso Garante della Protezione dei Dati Personali aveva riportato l’anno passato.

In tale contesto, è vergognoso e disastroso il modo in cui sia facile, da  parte dei poteri forti,  manipolare l’opinione pubblica, disorientata da un lato proprio dalla mancanza di libertà di espressione e dall’altra dalla standardizzazione del pensiero unico dominante.
A sorreggere questa articolata impalcatura mediatica arriva  anche  il pilastro del Digital Services Act, un bavaglio mascherato da Gate keeper dei diritti degli utenti: un MiniVer orwelliano che si occupa di divulgare solo ciò che è comodo.
Oppure, rimanendo nel mondo reale,  una nuova “Radio Londra”  emittente anglosassone unica dedita ad accudire e divulgare le notizie per i popoli Europei, esattamente come nel 1940.
ANTONIO ALBANESE

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