Era atteso a Torino, per un comizio in piazza D’Armi. Ma Enrico Letta non aveva fatto i conti con la tecnologia “green” del suo furgone elettorale, elettrico, rimasto in panne perché scarico. In seguito è arrivato un altro veicolo, sempre elettrico, un’auto questa volta, a togliere dalla strada e dall’impaccio il segretario piddino per portarlo all’appuntamento elettorale, l’#EcoTour, con notevole ritardo.

“Aveva la batteria quasi scarica, non sarebbe riuscito ad arrivare da Alessandria e tornare indietro”, è la versione di uno degli organizzatori riportata dal Corriere. Scarica come la campagna elettorale del Partito democratico, concentrata più sul demonizzare gli avversari che sul proporre soluzioni alla dura crisi che incombe sul Paese.

E dire che quel furgone, l’#EcoBus, era stato proprio uno dei cavalli di battaglia più pubblicizzati del tour dei democratici, usato per cavalcare la paternità del tema “green”, per dimostrare quanto stessero loro a cuore ambiente e mobilità sostenibile, argomenti da sempre molto cari al popolo arcobaleno.

Poco importa se molti hanno avanzato più di qualche perplessità sui reali vantaggi del motore elettrico, sia per lo smaltimento delle batterie esaust, che per le risorse necessarie a costruirle. Ed è bizzarro anche che si parli di una transizione “green” che passa dai famigerati motori elettrici in un momento in cui lo spettro di razionamenti energetici è davvero dietro la porta.

Il furgone elettrico in panne del Pd è quanto più si avvicina al corto circuito mentale a cui porta la propaganda liberal globalista di Letta e Partito democratico. Si scusi il gioco di parole.

 

ANTONIO ALBANESE

 

 

 

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