Mentre continua lo scambio di accuse reciproche tra Trump e Biden e tra USA e Cina sulle origini del Sars-CoV-2, uno dei migliori epidemiologi del mondo ha ammesso di aver sentito parlare per la prima volta della pandemia a Wuhan «più di due settimane prima» che fosse divulgata agli organismi sanitari globali.

La rivelazione choc che mina la narrativa ufficiale di Pechino sulle origini della pandemia proviene da Ian Lipkin, professore alla Columbia University, onorato dalla stessa Cina per il lavoro sulla prima epidemia di Sars all’inizio di questo secolo ed è stata riportata dal Daily Mail. Il Prof. Lipkin è stato anche consulente del controverso film Contagion, con Gwyneth Paltrow e Matt Damon.

Le dichiarazioni di Lipkin, raccontate in un documentario del regista Spike Lee, sparigliano nuovamente le carte e confermano che Pechino avrebbe tenuto nascosto sin dall’inizio notizie essenziali sulla Covid-19.

Lipkin ha affermato di aver appreso del “nuovo focolaio” il 15 dicembre 2019 e di essere stato informato dal suo partner di ricerca cinese Lu Jiahai, un professore di sanità pubblica presso l’Università di Guangzhou, sul fatto che l’epidemia avrebbe potuto essere prevenuta se i sistemi di allarme avessero funzionato correttamente.

Come ben sappiamo, invece, la versione ufficiale della Cina è completamente diversa: prima di quella data i casi a Wuhan sarebbero stati soltanto cinque, con il paziente 1 affetto da Covid-19 accertato solo una settimana prima. Secondo la versione ufficiale, inoltre, l’OMS non avrebbe saputo nulla per 16 giorni dopo che era già stato lanciato l’allarme. Questo ritardo ha permesso al virus di diffondersi rapidamente con le conseguenze che conosciamo. Peccato che il caso di Taiwan sconfessi anche la versione fornita dall’OMS: Taiwan aveva avvertito inutilmente l’OMS a fine 2019 che c’erano prove della trasmissione del nuovo virus da uomo a uomo.

L’OMS, non riconoscendo il governo di Taiwan, secondo il quotidiano «Nikkei», avrebbe contribuito a ritardare di settimane la risposta globale alla pandemia, dopo che il 31 dicembre, il CDC di Taipei aveva avvisato l’OMS e imposto un rigido protocollo di quarantena per tutti quelli che rientravano da Wuhan, rafforzato il controllo alle frontiere con screening dei passeggeri sui voli provenienti dalla Cina e chiuso i porti.

Anche il «Wall Street Journal» aveva accusato l’OMS di essere troppo politicizzata e di aver aiutato la Cina a coprire le informazioni riguardanti la minaccia del nuovo coronavirus, aggiungendo che forse l’epidemia era già diffusa in autunno, mentre nei mesi successivi l’ex Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato la Cina di aver fatto di tutto per ritardare la notizia dell’epidemia, affinché il mondo non sapesse cosa stesse accadendo, innescando un feroce scambio di accuse reciproche tra USA e Cina e nelle ultime settimane tra Biden e Trump.

I servizi di intelligence di cinque nazioni (Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda) che fanno parte dell’accordo ukusa – un trattato di cooperazione congiunta in materia di intelligence dei segnali (Signals Intelligence ovvero “Spionaggio di segnali elettromagnetici”) – hanno stilato il cosiddetto documento dei Five Eyes, 15 pagine di accusa alla Cina per aver cercato d’insabbiare l’epidemia fin dall’inizio, per aver adoperato in laboratorio metodologie rischiose e aver tradito la trasparenza internazionale smentendo fino al 20 gennaio che il virus si potesse trasmettere fra esseri umani, quando c’erano evidenze cliniche contrarie fin dai primi di dicembre. I Five Eyes hanno anche incolpato l’OMS per il sostegno alla posizione di Pechino. Nel dossier ottenuto dal quotidiano australiano «Daily Telegraph», i Five Eyes avrebbero indicato

«come il governo cinese abbia deliberatamente nascosto il coronavirus […] distruggendo le prove del laboratorio di Wuhan».

Tornando al prof. Lipkin, contagiato dal Covid-19 subito dopo il suo ritorno negli Stati Uniti, il Daily Mail ricorda anche come questi sia stato una figura chiave nell’acceso dibattito sulle origini del virus e nel tentativo di smentire l’ipotesi della fuga dal laboratorio di Wuhan da parte dell’establishment scientifico. Inizialmente contrario alla teoria dell’origine artificiale del virus e co-autore di un commento sulla rivista Nature Medicine che escludeva la possibilità di «qualsiasi tipo di scenario basato su laboratorio», Lipkin a giugno ha ammesso di aver cambiato opinione a riguardo, dopo essere venuto a conoscenza degli esperimenti sul Guadagno di Funzione portati avanti dagli scienziati di Wuhan sui pipistrelli:

«Se hanno centinaia di campioni di pipistrelli in arrivo e alcuni di essi non sono caratterizzati, come possono sapere se questo virus era o non era in questo laboratorio? Non lo possono sapere».

Sebbene le dichiarazioni di Lipkin non aiutino a ricostruire in via definitiva le origini del virus, emerge una certezza: se il mondo avesse saputo subito della potenziale pandemia, se l’OMS avesse ascoltato l’allarme di Taiwan e divulgato la notizia, la Covid-19 avrebbe causato meno morti.

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