L’esenzione per la vaccinazione COVID 19, per chi l’ha ottenuta, è costata fatica. Una delle fatiche di Ercole.  C’è chi per ottenerla si è presentato all’hub davanti ai medici vaccinatori che però non conoscendo  l’anamnesi completa del paziente hanno opposto per lo meno iniziale resistenza.  Quelli che hanno preferito non esporsi in sede vaccinale,  hanno infatti rimandato al mittente le richieste, interpellando direttamente i medici di base. Questi, invece,  hanno dichiaratamente preferito non esporsi nemmeno in studio per star lontani da grane e “scomode inquisizioni” previste dal ministero.

Esistono pochi “fortunati” che sono riusciti nell’impresa, ma anche per loro tra poco potrebbe esserci un amaro risveglio. Le esenzioni, che dovrebbero in teoria essere permanenti visto che attestano condizioni di salute che per lo più rimangono immutate nel tempo, per il nostro Ministero della Salute invece arrivano sempre a scadenza. E rinnovarle con queste premesse sembra sempre più difficile.

Con uno snervante gioco di tira e molla continuo che aveva segnato inizialmente il 30 settembre 2021 come data di scadenza, per poi arrivare ad una proroga su base mensile, ora invece finalmente il governo ha stabilito in via ufficiale che il 28 febbraio sarà la data in cui  l’attestazione di esenzione non sarà più valida e dovrà essere necessariamente rinnovata.

E come rinnovarla? Altra complicazione e non di poco conto.

Per alcuni, si dovranno andare a ripescare i medici vaccinatori che hanno concesso il pezzo di carta all’hub, per altri invece ci si dovrà recare dal medico di famiglia. Mentre per la prima categoria ci potrebbe essere una effettiva difficoltà logistica, non che sia impossibile ma si somma difficoltà a difficoltà, nella seconda sono gli stessi medici ad opporre perplessità e anzi si dichiarano persino scocciati dalle richieste.  Indipendentemente da ogni possibile polemica, è innegabile  infatti che nessuno meglio di loro conosca la storia personale del paziente e comprenda se e quanto sia rischiosa la somministrazione di un farmaco in una specifica anamnesi clinica. Eppure c’è chi a ragion veduta dubita che il rinnovo sia una passeggiata, e che sia stato reso tale proprio per disincentivare le domande e scoraggiarne definitivamente la richiesta.

La morte recente del biologo Franco Trinca ci offre un altro interessante scenario cui guardare con attenzione.  La procura di Perugia ha aperto con grande solerzia un’inchiesta nei confronti di chi aveva rilasciato a Trinca l’esenzione dal vaccino contro il covid 19, infatti il fascicolo aperto dal procuratore generale non solo è a carico di noti, ma  si parla addirittura di omicidio colposo. Nella fattispecie si cerca di comprendere se si sia o meno valutato bene il rapporto tra rischio e beneficio, esponendo conseguentemente il biologo ad un rischio evitabile e in un’ultima analisi alla morte. Questa faccenda, con delle tempistiche perfette,  appare giunta sul tavolo quasi a monito nei confronti di quei medici che non volessero piegarsi al diktat del governo che impone un secco “dite sempre e comunque no“.

Quindi, se già prima il rilascio dell’esenzione era un’impresa titanica, adesso, dopo l’inchiesta della procura di Perugia, siamo sicuri che esista ancora qualcuno che vorrà opporsi al sistema e agire in scienza e coscienza, rinnovando i documenti scaduti?

Lo vedremo dal 1° marzo.

MARTINA GIUNTOLI

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