Si è verificato nel tempo un conflitto inevitabile sul ruolo della rete televisiva araba Aljazeera e questo ha portato inevitabilmente al suo declino.

Il lancio della rete televisiva Aljazeera 25 anni fa, nel novembre del 1996, è stato un evento monumentale nella storia contemporanea dei media arabi. Lo si può facilmente paragonare alla nascita di Voice of the Arabs, la trasmissione radiofonica egiziana fondata da Gamal Abdel Nasser in Egitto nel 1953.

Voice of the Arabs era disponibile sulla radio a onde corte in tutto il mondo arabo, diffondendo il messaggio di Nasser. Nessun libro di storia che parli di quell’epoca si può dire completo senza un riferimento a quel servizio radiofonico. Ha avuto un enorme impatto sulla formazione dell’opinione pubblica araba per decenni fino alla sua scomparsa dopo il 1967, quando i media egiziani si sono rivelati mendaci nei confronti del popolo arabo sulla realtà della sconfitta durante i primi giorni della guerra arabo-israeliana.

La stazione radio che aveva profondamente articolato le speranze della nazione araba si era improvvisamente affermata come simbolo della sua incompetenza e inganno. Nessun media ha sostituito la Voice of Arabs a livello panarabo fino all’ascesa di Aljazeera nel 1996. Tuttavia, la somiglianza tra i due servizi finisce qui.

Aljazeera è nata in un momento di instabilità politica regionale nella penisola arabica. L’allora emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al-Thani, salì al potere nel 1995, dopo aver rovesciato suo padre. Quel colpo di stato familiare turbò così tanto la famiglia reale saudita che un anno dopo tentò di rovesciare al-Thani. Riyadh ha sostenuto che qualsiasi deviazione dalla linea di successione stabilità  equivarrebbe a un tradimento nei confronti di tradizioni secolari che sono state la chiave per una successione politica stabile.

(Naturalmente, il principe ereditario saudita Muhammad bin Salman ha violato quelle norme e le linee di successione per diventare l’unico successore di suo padre, re Salman). Hamad bin Khalifa al-Thani incolpò l’Arabia Saudita per il tentativo di contro-golpe del 1996 e iniziò a tracciare nuove politiche estere e di difesa dirette alla minaccia saudita (ha giustificato il suo invito a ospitare truppe statunitensi come protezione contro il suo potente vicino).

Aljazeera, di proprietà del governo del Qatar, è stata lanciata con un ampio parametro di espressione mai visto prima nei media arabi. Certo, c’erano delle linee rosse da non oltrepassare: non si parlava molto delle politiche del petrolio e del gas, né dei monopoli delle famiglie reali e della politica interna del Qatar. Come ospite molte volte su Aljazeera posso attestare che la rete non accoglie opinioni critiche nei confronti della famiglia reale del Qatar. (La mia ultima apparizione un decennio fa è stata dopo che ho sfidato la rete in diretta TV sul suo trattamento preferenziale dei funzionari americani e sul suo tentativo di sopprimere le critiche alla politica estera del Qatar.)

NESSUN CONCORRENTE

Aljazeera è stato un enorme successo anche perché all’epoca non aveva concorrenti. C’era l’impero dei media di proprietà saudita, MBC, che era stato avviato a Londra nel 1991 da un cognato di King Fahd come primo canale satellitare arabo. Aveva lo scopo di attirare il pubblico arabo con spettacoli di intrattenimento e sportivi stupidi e con meno enfasi sulla politica: qualunque notizia fosse consentita rientrava strettamente nei parametri della politica estera saudita.

A proposito di MBC, su MBS persino i serial televisivi portano avanti palesi programmi politici: o un messaggio anti-sciita (Al-Faruq, sul califfo `Umar Ibn Al-Khattab, per esempio) o un palese messaggio sionista nel serial Um Harun, per esempio. Quest’ultimo è stato il primo programma di intrattenimento televisivo a diffondere l’agenda sionista nelle case arabe.

Aljazeera ha offerto al pubblico arabo quello che stava aspettando da decenni: una chat araba e un canale di notizie politiche. Uno spettacolo di dibattito, che ha portato sullo schermo due opinioni politiche opposte (Al-Ittijah Al-Mu’akis), e per questo è stato un successo immediato. Lo spettacolo aveva una durata di 90 minuti (il pubblico arabo non soffre del deficit di attenzione del pubblico americano). I presentatori sono diventati istantaneamente celebrità.

La maggior parte delle case arabe era sintonizzata su Aljazeera, specialmente quando c’era una notizia importante; le uniche alternative ad Aljazeera erano le stazioni televisive di proprietà del regime che erano dogmaticamente propagandistiche. Non è che Aljazeera non servisse quello stesso interesse propagandistico del regime del Qatar, ma allo stesso tempo sapeva anche fornire un ampio margine di espressione , cosa mai vista prima dal pubblico arabo.

C’era molta enfasi in quei primi anni sull’Arabia Saudita e il canale ha evidenziato le locali violazioni dei diritti umani. Non tutti i paesi sono stati trattati allo stesso modo, poiché gli alleati del Qatar, come ci si può facilmente immaginare, hanno ricevuto una copertura migliore. Ma i primi manager e redattori della rete erano nazionalisti arabi laici e questo piaceva a molti arabi in tutto il mondo. Anche gli arabo-americani si sono abbonati al Dish Network per ricevere le trasmissioni di Aljazeera.

La mia prima apparizione in rete nel 2001 è stata per parlare dell’Arabia Saudita. Il canale ha mescolato talk show politici e raccolte di notizie molto serie. Sono stati assunti corrispondenti esperti e di talento e sono stati aperti uffici in tutto il mondo. La scena dei media araba non aveva mai sperimentato qualcosa di simile, ed i temi sull’unità araba e sul nazionalismo hanno emozionato il pubblico.Ma molti arabi si sono lamentati della copertura:

  • la rete ha ospitato uno spettacolo religioso settimanale con Yusuf Qardawi, un ex predicatore dei Fratelli musulmani con opinioni molto conservatrici. La sua versione dell’Islam faceva appello ai regimi arabi conservatori che si opponevano a Nasser, l’uomo che emarginava con successo i Fratelli Musulmani in tutto il mondo arabo;
  • la rete è stata la prima ad ospitare ospiti israeliani; i funzionari del governo e dell’esercito israeliani erano assidui frequentatori di programmi politici (ricevevano un trattamento duro, a differenza degli spettacoli occidentali, ma il precedente era già abbastanza spaventoso per molti arabi la cui sensibilità in quella occasione si sentiva estremamente offesa);
  • la rete stava diventando sempre più difensiva nei confronti del governo degli Stati Uniti e offriva ampie piattaforme ai funzionari statunitensi per vomitare la loro propaganda. Ma la difesa della causa palestinese da parte della rete e la sua copertura critica dell’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003 hanno soddisfatto il pubblico arabo (ma non gli americani evidentemente, visto che  l’esercito americano ha bombardato l’ufficio di Aljazeera a Baghdad, uccidendo il loro principale corrispondente).

Il governo degli Stati Uniti e i regimi arabi si allarmarono per il ruolo sempre più importante di Aljazeera. Gli uffici furono banditi, ma le trasmissioni del canale erano difficili da censurare. L’Arabia Saudita era molto preoccupata perché i dissidenti sauditi (come Sa`d Al-Faqih) apparivano sul canale e chiedevano proteste in determinati giorni (sorprendentemente, c’erano persone che hanno risposto ai loro inviti sebbene sotto il regime repressivo).

Gli Stati Uniti (al Congresso e nei media) sono diventati più espliciti nei loro attacchi ad Aljazeera con giornalisti e politici che chiedevano il suo divieto dai vettori via cavo statunitensi (il governo degli Stati Uniti vieta sistematicamente i canali “indesiderabili” senza che i media statunitensi si oppongano poi molto).

I SAUDITI RISPONDONO

Il governo saudita si è rapidamente adoperato per produrre il proprio canale di notizie di propaganda politica e nel marzo 2003, giusto in tempo per fornire una copertura favorevole all’invasione statunitense dell’Iraq, è stato lanciato il canale televisivo Al-Arabiya per servire gli interessi sauditi e statunitensi. La rete aveva un margine di copertura molto più ristretto e ospitava solo figure dell’opposizione di paesi non allineati con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita.

Aljazeera è rimasto il canale principale anche se Al-Arabiya ha nel frattempo guadagnato terreno. Il governo degli Stati Uniti è stato molto soddisfatto del nuovo canale saudita e alti funzionari statunitensi (incluso il presidente George W. Bush) si sono resi disponibili per interviste, mentre molti funzionari statunitensi hanno definitivamente boicottato Aljazeera.

È nel 2011 che inizia la storia del declino di Aljazeera. Prima di ciò, nel 2008, i governi del Qatar e dell’Arabia Saudita si sono riconciliati e ciò ha portato a una copertura molto più blanda delle vicende dell’Arabia Saudita da parte della rete. Il governo saudita ha chiesto che le figure dell’opposizione saudita non fossero ammesse sulla rete (l’emiro del Qatar nel 2010 mi ha informato che il re saudita gli ha chiesto di bandirmi dalla rete).

Ma il più grande cambiamento nella copertura della rete si è verificato nel 2011, quando il canale è caduto sotto il controllo dei Fratelli Musulmani e dei loro affiliati. Tutti i nazionalisti arabi laici furono espulsi dalla stazione e fu introdotto nuovo personale molto orientato in materia religiosa. Con l’inizio della rivolta araba quell’anno la rete abbandonò tutta la professionalità che aveva mostrato in passato e adottò una linea più apertamente propagandistica, chiedendo apertamente il rovesciamento dei governi in cui il cambiamento avrebbe favorito i Fratelli Musulmani (come ad esempio è avvenuto in Egitto e Tunisia).

Il canale ha fortemente sostenuto il rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, ma si è astenuto dal sostenere il rovesciamento del re del Bahrain lì vicino. Anzi, la rete ha piuttosto sostenuto l’invasione saudita del Bahrain per schiacciare la sua ribellione.

MOTIVI DEL DECLINO

Fu in quel periodo che gli arabi iniziarono ad abbandonare in massa il canale.

Non ci sono dati attendibili per documentare il declino di Aljazeera e il canale sostiene ancora di avere una posizione di primo piano tra i media arabi. Tuttavia, molti sono i fattori che hanno determinato il declino di Aljazeera:

    • Il controllo da parte dei Fratelli Musulmani della rete ne ha drasticamente minato la professionalità;
    • La pressione degli Stati Uniti sul Qatar ha ammorbidito la copertura degli Stati Uniti. Il direttore generale di Aljazeera mi ha detto che l’ambasciata degli Stati Uniti a Doha ha presentato rapporti regolari sulla copertura di Aljazeera chiedendo che fossero apportate modifiche secondo convenienza. Nel 2009, Haim Saban, il magnate dei media israelo-americano, ha cercato poi di acquistare il canale.
    • L’uso di Aljazeera per prima offendere e poi imbonire l’Arabia Saudita ha allontanato la rete dal vero giornalismo e lo ha spinto piuttosto verso la propaganda.
    • L’ascesa dei canali locali nei paesi arabi ha danneggiato gli ascolti di tutti i canali panarabi, come Al-Arabiya, Aljazeera e MBC.
    • Il ricorso all’agitazione settaria da parte di alcune personalità su Aljazeera e le simpatie filo-talebane e pro-al-Qa’ida di alcuni corrispondenti di Aljazeera (come Ahmad Zaidan), hanno danneggiato l’immagine della rete con il più vasto pubblico arabo e ristretto di una quota consistente il numero degli spettatori.

Aljazeera è stato in assoluto uno dei casi più interessanti come nuovo media arabo nel 21° secolo; ha promesso una pausa dalle tradizionali trasmissioni di notizie arabe stantie e rigide, per poi fallire nella sua missione, come si è visto. E pensare che durante i primi anni della rete questa ha mostrato più professionalità giornalistica di quanto si veda sulle reti televisive statunitensi.

Ma il controllo del canale da parte del governo del Qatar avrebbe causato inevitabilmente un conflitto tra la sua missione professionale e il suo ruolo di propaganda. La propaganda ha vinto e il pubblico arabo ne ha risentito.

scritto da As`ad ABUKHALIL, traduzione di  Martina Giuntoli

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