La scomparsa di David Sassoli e il raffreddore di Andropov

La scomparsa del presidente del Parlamento europeo David Sassoli è stata accolta con il prevedibile coro di condoglianze nel ricordare quanto era bello e buono. Anche da parte di avversari quali Giorgia Meloni che si mostra cavalleresca con chi le aveva detto che parlava a vanvera.

Ma i social invece si stanno sbizzarrendo su varie ipotesi riguardo la dipartita di Sassoli. Molti incolpano il booster: anzi, sui social è dato per scontato che sia così. Ovviamente l'”università di Facebook” non è considerata attendibile, ma è certo la spia di un sentore di qualcosa di non chiaro, di opaco in tutta la vicenda che ha acceso i sospetti di molti utenti di Facebook e Twitter. Ovviamente vi è che ribatte a questo “sciacallaggio”, ma il sospetto rimane proprio a causa dello stile sovietico (ironico se si pensa all’isterica russofobia di Sassoli) con cui è stata seguita la malattia di Sassoli.

Stile sovietico, come quando venne comunicata la morte del terzultimo segretario del PCUS Yuri Andropov, ufficialmente morto “per un raffreddore”. Cosa sappiamo della dipartita di Sassoli? Il 9 novembre scorso lo stesso presidente dell’Europarlamento disse di essere ricoverato a Strasburgo per una “polmonite da legionella”. La scorsa notte invece Sassoli è stato ricoverato per “complicanza al sistema immunitario”, ed è questo che ha acceso i sospetti di molti sull’oramai famigerata “nessuna correlazione”. Le risposte di chi ha dato degli sciacalli a chi chiede chiarezza non sono state convincenti.

Dove era ricoverato Sassoli? Al Centro Oncologico di Aviano: al di là delle speculazioni sul booster, viene da domandarsi: polmonite da legionella o tumore? In secondo luogo, perché Sassoli, fiorentino, era ricoverato in una struttura militare nei pressi di un’importante base americana in Friuli? Siamo in pieno stile “raffreddore di Andropov”: manca solo il “Lago dei Cigni” in televisione, escamotage col quale in Unione Sovietica si prendeva tempo nelle situazioni drammatiche, come anche la morte del segretario del Partito. Tutto opaco, confuso, non chiaro: le speculazioni e i “complottismi” diventano automatici.

Al di là di Sassoli questo è un altro indizio della natura opaca, grigia, burocratica della Ue, di fatto una specie di riedizione occidentale dell’Urss come già aveva notato il dissidente sovietico sopravvissuto ai Gulag Vladimir Bukovsky. La morte di quello che fu, con rispetto parlando, un perfetto apparatchik dell’Unione Sovietica Europea.

“Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio”. Io purtroppo non sono Manzoni e Sassoli di certo non era Napoleone, ma come Napoleone voleva far guerra alla Russia e ben sappiamo che le sanzioni alla Russia sono costate carissime all’economia italiana. Non possiamo giudicare questa un politica lungimirante, al netto degli elogi funebri di circostanza. Certo che tutta la “sovieticità” che circonda la scomparsa di Sassoli diventa lugubremente ironica se si pensa che, per la sua isterica russofobia, il presidente del Parlamento Europeo era considerato “persona non grata” a Mosca. Un buddista direbbe che è il karma. Noi ci limitiamo a constatare che oggi la Russia pare l’America di Reagan e l’Unione europea pare l’Urss di Breznev.

ANDREA SARTORI

Andrea Sartori

Andrea Sartori (Vigevano, 20 febbraio 1977), diplomato presso il liceo classico "Benedetto Cairoli" di Vigevano, si laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Pavia con una tesi sull'Egitto greco-romano.

Giornalista pubblicista, insegna per qualche anno presso una scuola privata vigevanese prima di intraprendere la carriera giornalistica prima come corrispondente locale presso i giornali L'Informatore Lomellino, La Lomellina e La Provincia Pavese per poi trasferirsi a Mosca dove insegna la lingua italiana presso la scuola steineriana di Laryushino (Oblast' di Mosca) e collaborare con la facoltà di medicina dell'Università Statale di Mosca per la cura dell'opera di Galeno.

Continua a collaborare giornalisticamente col Giornale di Reggio per il quale recensisce alcune mostre a Mosca.

E' autore di due romanzi: Dionisie: la prima inchiesta di Timandro il Cane (IBUC edizioni 2016) e L'Oscura Fabbrica del Duomo (IBUC edizioni 2019), "Acheruntia" (Kraken edizioni, 2021) ed è stato finalista ai premi di poesia "Settembre a Milano" (1998) e "Val di Magra" (1999).

Parla tre lingue (inglese, francese e russo). Sposato, ha un figlio

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