da Target.

Il clima di isteria politica che stanno attraversando le élite europee, soprattutto da quando si sta delineando l’intenzione statunitense di disimpegnarsi dal conflitto ucraino, scaricando la patata bollente sugli alleati del vecchio continente, non solo produce uscite estemporanee ai limiti del ridicolo, ma sta innescando un processo di scollamento interno quale non s’era mai visto.
Che la Francia, azzoppata in Africa, cerchi di conquistare una improbabile leadership europea – a scapito della declinante Germania, e della emergente Polonia – fa parte delle regole del gioco; che lo faccia battendosi minacciosamente il petto come un gorilla che cerchi di intimidire gli avversari, fa sinceramente un po’ ridere. Quando Emmanuel Macron dice che, nell’eventualità di uno scontro diretto tra Francia e Russia, Parigi non avrà bisogno dell’aiuto degli alleati, si è probabilmente superato il limite della serietà: l’attuale esercito francese, con tutta la buona volontà, reggerebbe si e no un mese, uno scontro di tal fatta.
Ma, si sa, lo sciovinismo è un tratto ineludibile del pensiero politico d’oltralpe.
Assai più seriamente, invece, non si può non registrare come le pressioni esercitate dalle leadership europee – che vogliono ad ogni costo compattare i paesi europei in funzione di uno scontro con l’orso russo – stiano generando soltanto caos.
Solo negli ultimi giorni, si registrano:
– il Consiglio d’Europa propone di accogliere il Kosovo (un paese riconosciuto da circa la metà delle nazioni, e che non fa neanche parte dell’ONU);
– l’enclave serba in Kosovo è sempre sotto costante pressione, e minaccia la secessione;
– l’UE ricatta apertamente la Serbia, subordinando la sua adesione alla rottura delle relazioni con la Russia ed all’adesione alle sanzioni;
– in Bosnia-Erzegovina, la Repubblica Srpska (autonomisti serbi), costantemente sotto attacco, minaccia la secessione;
– in Moldavia, un paese per metà filo-occidentale e per metà filo-russo, la presidente Maia Sandu (di nazionalità rumena) rilancia ancora una volta l’idea dell’unione con la Romania (che porterebbe il paese automaticamente nella NATO);
– la regione moldava della Gagauzia minaccia in tal caso la secessione
– emerge notizia di un piano NATO che prevederebbe un ingresso di truppe dell’Alleanza in Moldavia, per avanzare verso Odessa e la Crimea.
A prescindere quindi dai rischi concreti di scatenare un conflitto continentale con la Russia, le ultime mosse della leadership europea – improntate ad un approccio ricattatorio e prevaricatore, piuttosto che democratico e di mediazione – stanno producendo uno sfilacciamento delle relazioni interne e reciproche tra i paesi europei, qualcosa che è esattamente l’opposto di ciò a cui si dovrebbe mirare, se la prospettiva è quella (quantomeno) di un duro confronto col vicino orientale. Infiammare l’area balcanica e carpatica è quanto di meno appropriato, anche se, in fondo, non fa che anticipare un destino ineluttabilmente già scritto, ovvero l’implosione dell’Unione Europea.
Ad ulteriore conferma, se mai ve ne fosse ancora bisogno, che l’attuale leadership europea è spaventosamente inadeguata, rispetto alle sfide che pone il tempo presente.

Tratto da: https://t.me/target_geopolitica/815.

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