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Notizie20 Luglio 2022

La Russia multa Google: 21 miliardi di rubli per fake news e propaganda lgbt

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonino Albanese analizza la multa inflitta a Google dalla Russia, evidenziando le accuse di diffusione di fake news. Si discute anche dell'impatto delle sanzioni e della situazione di YouTube nel paese.
Punti chiave
  • Google multata di 21 miliardi di rubli per propaganda e fake news.
  • Roskomnadzor accusa Google di non bloccare contenuti vietati.
  • Entrate di Google in Russia calate dopo il blocco dei pagamenti.
  • Anton Gorelkin critica Google per disprezzo della legge russa.
  • YouTube rimane operativo, mentre altri social sono stati bloccati.
L'articolo

Google nel mirino dell’autorità russa per avere contribuito a diffondere propaganda: la sua controllata, Youtube non avrebbe, infatti, bloccato contenuti contrari alla legislazione in vigore nel Paese.

Ad annunciarlo è l’Authority per le telecomunicazioni russa, Roskomnadzor, che ha inflitto una sanzione di 21 miliardi di rubli, pari a circa 360 milioni di dollari, per non avere bloccato “false informazioni” sull’offensiva russa in Ucraina e altri contenuti “propagandistici” o che “invitano minori a partecipare a manifestazioni non autorizzate”.

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Non è la prima volta che Google è stata pizzicata dal Roskomnadzor: poco tempo fa, a dicembre 2021, era stata già sanzionata per 7,2 miliardi di rubli, per motivi analoghi, mancata rimozione contenuti vietati.

La situazione è naturalmente peggiorata dopo l’operazione speciale, visto che Google fa parte di quei colossi americani che hanno scelto di aderire alle sanzioni: l’ammenda poteva arrivare ad essere equivalente al 20% del fatturato dell’azienda, ma si è scelto di applicare la sanzione solo per una cifra di 21 miliardi di rubli pari al 10% delle entrate di Google in Russia.

Entrate calate di  molto dopo che a Mountain View si è scelto di bloccare i pagamenti tramite Play Store: YouTube  è stato un obiettivo particolare delle ire dello Stato ma, a differenza di Facebook e Instagram o di Twitter  non è stato mai  bloccato, rimanendo l’unico media occidentale operativo nella Federazione.

Il conto bancario dell’unità russa di Google era già stato sequestrato, visto che la precedente multa era stata ignorata,  spingendo l’azienda americana  a dichiarare bancarotta e rendendo impossibile pagare il personale e i fornitori.

Duro il commento Anton Gorelkin, vice capo della commissione per l’informazione, che da Telegram ha fatto sapere che: “Google sta mostrando un disprezzo palese per la legge russa, così facendo rischia di perdere del tutto il mercato russo”.

Una superbia che non è stata corrispondente in occidente, dove Google, si è docilmente allineata, assieme ai suoi omologhi Facebook, Instagram e Twitter, alla  nuova legge sui servizi digitali (DSA).

Nessuna multa, ma in verità neppure un richiamo è stato mai necessario per far chiudere pagine Facebook, profili Instagram o canali Youtube: ovviamente in maniere unilaterale, visto che sono stati presi di mira non solo le notizie, documentate, volutamente censurate dalla propaganda del governo, ma anche semplici opinioni, le idee disallineate o critiche.

Il mondo non gira nella stessa direzione per tutti insomma:  il Cremlino  sanziona i colossi della comunicazione sociale, che avrebbero voluto continuare a fare business nella Federazione mentre nello stesso tempo applicavano sanzioni,  e  il Washington Post ama a tal punto la libertà da augurarsi che atti come il DSA siano da esempio anche per gli States.

Evidentemente per l’Europa, finora, ha funzionato.

ANTONINO ALBANESE

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