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Notizie22 Maggio 2022

La rivoluzione altamurana: il primo esempio di propaganda bellica e falso revisionismo storico

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Helmut Leftbuster analizza la "Rivoluzione altamurana", evidenziando il suo ruolo nel revisionismo storico. Si discute anche della manipolazione ideologica e della propaganda che ha influenzato la percezione di questi eventi storici.
Punti chiave
  • La Rivoluzione altamurana è un esempio di revisionismo storico giacobino-globalista.
  • Non ci furono grandi potenze coinvolte, solo forze identitariste locali.
  • Il cardinale Ruffo difese il territorio contro poteri stranieri e internazionalisti.
  • La propaganda storica ha distorto la verità sugli eventi del 1799.
  • La resistenza storica è stata attribuita erroneamente agli invasori stranieri.
L'articolo

Quella della “Rivoluzione altamurana” è una pagina perfettamente paradigmatica del revisionismo storico in chiave giacobino-globalista, che continua a imperversare ai giorni nostri.

Non vi sono state coinvolte grandi potenze, né vi si sono mossi grandi personaggi o spesi grandi ideali.

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Eppure la vulgata tramandata di quegli avvenimenti è stata il frutto ante litteram di un travisamento storico che oggi definiremmo a metà fra cancel culture e propaganda russofoba.

Ciò a riprova di due fattori specifici puntualmente in auge nella storiografia di ogni epoca, uno oggettivo e l’altro soggettivo.Quello oggettivo consiste nella pervicace tendenza umana a parteggiare ideologicamente anche là dove la deontologia di ruoli professionali, come quello dello storico, dovrebbe imporre totale equilibrio e imparzialità.

Quello soggettivo, invece, ci comprova l’esistenza di un Filo d’Arianna programmatico che lega le massonerie anglo-francesi laiciste e giacobine dell’epoca con quei medesimi potentati mondialisti che oggi mirano a demolire l’organigramma culturale tradizionale basato su filosofia greca, diritto romano e tradizione cattolica occidentale.

Gli avvenimenti della Rivoluzione altamurana sono poco noti, ma videro sostanzialmente le forze identitariste locali, raccolte attorno alla figura del cardinale Ruffo, schierate a difesa del territorio, della sua lingua e della sua religione contro quel coacervo di poteri stranieri e internazionalisti (come il giacobinismo) coesi nell’ostilità contro l’ideale sacro-imperiale di concezione dantesca, e scudati dietro a principi vacui e plasmabili come “fratellanza”, “libertà” e “progresso”.

Si guardi il caso, proprio i medesimi feticci che oggi vengono agitati dal fronte liberal-globalista contro quello spiritual-sovranista.

Ebbene, nella contingenza delle vicende altamurane, per schierarsi dalla parte giusta sarebbe bastato ammirare Altamura e domandarsi: chi l’aveva fatta così bella? Chi aveva realizzato, nei secoli, la sontuosa cattedrale, le piazze, i monumenti e le meravigliose fontane?

I giacobini oppressori e iconoclasti dell’ultima ora, o piuttosto una sedimentazione popolare basata su tradizione, spiritualità e identità?

La risposta a tale domanda è fatta di pura logica.

Eppure, anche allora non fu la logica a prevalere, ma gli interessi mercantilizi di potentati che detenevano le redini della propaganda storica; e che fecero così passare la compagine sanfedista del cardinale Ruffo, nella quale non a caso militavano leggende dell’irredentismo anti-francese come Fra’ Diavolo, come reazionaria e nemica di quell’ordine mondiale bonapartista tuttora sdoganato dalla storiografia “progressista” come democratico, nonostante sia stato un regime rapace, imperialista e sanguinario.

Morale, è grazie alla vittoria sanfedista di quel 10 maggio 1799 se Altamura è arrivata ai giorni nostri immacolata, e non devastata dalle soppressioni e dalle razzie degli sgherri bonapartisti, nonostante la propaganda dei perdenti sia riuscita comunque ad attribuire nei secoli stupri e massacri ai vincitori, a riprova dell’onda lunga del potere mediatico di quegli apparati.

Mentre, per contro, la “rivoluzione” altamurana viene enfaticamente intitolata alla fazione degli invasori stranieri, con tanto di toponomastica odierna dedicata ad una non meglio definita “resistenza”. Ma resistenza di chi e contro chi?!

Ebbene, confrontiamo sempre i documenti e verifichiamone l’attendibilità delle fonti per analizzare un evento storico; persino wikipedia contiene voci pacchianamente discordanti sull’argomento in oggetto, grazie anche all’impegno di chi non demorde nel preservare la verità storica dalla cultura della cancellazione.

La vera resistenza siamo noi.

HELMUT LEFTBUSTER

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