Che sollievo avviarsi alla fase finale della campagna elettorale senza il continuo inquinamento dato dalla presenza dei sondaggi.

Sì, perché il fatto che esista persino in un Paese come il nostro una disciplina che vieta l’utilizzo del sondaggio nella parte finale della campagna elettorale, pensateci bene, è una sorta di confessione di colpa che ne attesta il reale scopo e la reale dimensione profonda: queste rilevazioni statistiche, lungi dall’essere materiale neutro, sono indirizzate a manipolare la percezione delle persone a proposito delle proprie scelte politiche.

Tra un ricatto sul “voto utile”, qualche “dimenticanza” e qualche ritocchino ad arte, non c’è cittadino che possa dirsi totalmente impermeabile al subdolo richiamo dei numeri. Proprio come quello della Scienzah…

Chi ha il coraggio di imbarcarsi in una partita data per persa?

Quanti “all’apparir del vero” hanno la determinazione di indirizzare il voto su forze che lorsignori rappresentano solo come una “dispersione”?

Tutto questo naturalmente ha valore assoluto nel cosiddetto ambito del mainstream; la faccenda si fa più controversa e spinosa quando si passa all’ambito dei “dissidenti”: come è possibile essere stati per due anni e mezzo ad affermare – in maniera sacrosanta – che i media pubblicano falsità atte a manipolare le coscienze e poi, contemporaneamente, affidarsi ai sondaggi che sono concepiti dalle stesse menti e con le stesse finalità?

Perché così ingenuamente si cade nell’errore di considerare come neutro uno strumento che è la quintessenza della contraffazione e della sofisticazione… Esistono – dichiaratamente – i sondaggi a pagamento… Di cosa stiamo parlando?

Bene, se il popolo di opposizione deve prendere le distanze da una truffa così evidente e dichiarata, non hanno fatto una bella figura coloro che, tra un inno alla contro-informazione e l’altro, hanno adoperato le prime settimane di campagna elettorale sciorinando improbabili dati e utilizzandoli esattamente come farebbe un Letta: come una clava da sbattere sulla testa di quei reprobi e renitenti che osano non pensarla come vogliono “i più”. Altri argomenti? Non pervenuti…

Solo negli ultimi dieci anni abbiamo visto sondaggi sbagliare in maniera clamorosa, ed essere smentiti dalla irruzione della realtà in maniera altrettanto veemente.

Ecco, mentre mi godo questi scorci finali di campagna elettorale “non inquinata”, fatti di comizi, gazebo, attacchinaggi, il mio auspicio è che per una volta davvero nella politica italiana la realtà possa vincere sul virtuale. E che il virtuale venga scacciato una volta per tutte dalle menti delle persone.

ANTONELLO CRESTI

 

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