Da quando l’offensiva russa in Ucraina è iniziata il 24 febbraio, l’esercito ucraino ha coltivato l’immagine di un piccolo esercito coraggioso che resiste al Golia russo. Per rafforzare la percezione del coraggio militare ucraino, Kiev ha sfornato perle rare dì di sofisticata propaganda volta a stimolare il sostegno pubblico e ufficiale dei paesi occidentali.

La campagna include guide alla lingua giusta da usare, messaggi ad effetto e centinaia di manifesti di propaganda, alcuni dei quali contengono immagini neo naziste dì cui si elogiano persino i leader.

Dietro lo sforzo diplomatico dell’Ucraina c’è un esercito di strateghi di politica estera, lobbisti di Washington DC e una rete di media collegati all’intelligence.

La strategia di propaganda dell’Ucraina le è valsa l’elogio di un comandante della NATO che ha dichiarato al Washington Post: “Sono davvero eccellenti: perfetti i media, perfette le  operazioni informative e perfette anche le operazioni psicologiche“.

Il Post alla fine ha dovuto ammettere quanto segue:  “i funzionari occidentali affermano che sebbene non possano verificare in modo indipendente gran parte delle informazioni che Kiev fornisce sull’evoluzione della situazione sul campo di battaglia, comprese le cifre delle vittime per entrambe le parti, quella Ucraina rappresenta comunque una strategia comunicativa altamente efficace“.

La chiave del successo della propaganda è una vera e propria riunione internazionale di società di pubbliche relazioni che lavorano direttamente con il Ministero degli Affari Esteri ucraino per condurre una vera e propria guerra dell’informazione.

Secondo il sito di notizie del settore PRWeek, l’iniziativa è stata inizialmente lanciata da una figura anonima che avrebbe fondato la prima società di pubbliche relazioni con sede in Ucraina.

Dalla prima ora di guerra, abbiamo deciso di unirci al Ministero degli Affari Esteri per aiutarlo a distribuire le fonti ufficiali e mostrare così la verità“, ha detto la figura rimasta anonima  a PR Week. “Questa è una guerra ibrida: il mix di lotta sanguinosa con un’enorme disinformazione guidata dalla Russia [sic]“.

Secondo la cifra proposta dall’anonimo, più di 150 società di pubbliche relazioni hanno aderito alla associazione per la propaganda.

Lo sforzo internazionale è guidato dal co-fondatore della società di pubbliche relazioni PR Network Nicky Regazzoni e da Francis Ingham, un importante consulente di pubbliche relazioni del governo del Regno Unito.

Ingraham ha lavorato in precedenza per il Partito conservatore britannico, fa parte del Consiglio per la strategia e la valutazione dei servizi di comunicazione del governo del Regno Unito, è amministratore delegato dell’Organizzazione di consulenza per le comunicazioni internazionali e guida l’organo di adesione per i comunicatori del governo locale del Regno Unito, LG Comms.

Abbiamo avuto il privilegio di aiutare a coordinare gli sforzi per sostenere il governo ucraino negli ultimi giorni”, ha detto Ingham a PRovoke Media. “Le agenzie hanno offerto intere squadre per supportare Kiev nella guerra delle comunicazioni. Il nostro sostegno al Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina è incrollabile e continuerà per tutto il tempo che sarà necessario“.

Con una figura ucraina anonima che si è unita a due delle figure di spicco delle pubbliche relazioni, il ministero degli Affari esteri ucraino ha distribuito un fascicolo (archiviato) con materiali che istruivano le agenzie di pubbliche relazioni sui “messaggi a effetto da dare”, la  lingua approvata, il contenuto per costruire messaggi dì propaganda, e le basi per la propaganda di estrema destra e neonazista.

Il folder è gestito da Yaroslav Turbil, descritto sulla sua pagina LinkedIn come “Head of Ukraine.ua — L’ecosistema digitale dell’Ucraina per le comunicazioni globali. Comunicazioni strategiche e promozione del marchio nazionale“.

Turbil ha lavorato in diverse organizzazioni della “società civile” strettamente legate al governo degli Stati Uniti ed ha fatto uno stage presso Internews, un’organizzazione collegata all’intelligence statunitense che opera con il pretesto di promuovere la libertà di stampa.

Tra gli esempi di propaganda proposti nel dossier, c’è un video dell’incidente dell’Isola dei Serpenti, che si è poi rapidamente dimostrato falso, in cui le guardie di frontiera ucraine presenti su una piccola isola sarebbero state uccise dopo aver detto a una nave da guerra russa in avvicinamento che aveva intimato loro di arrendersi  una frase come “Vai a farti fottere”.

Il presidente Zelensky ha tenuto una conferenza stampa in cui annunciava che avrebbe assegnato agli uomini la medaglia di Eroe dell’Ucraina mentre i media mainstream diffondevano a gran voce la storia. Tuttavia, i soldati presumibilmente morti si sono invece presentati vivi e vegeti, dimostrando che il loro status  eroico era semplicemente una farsa.

Nonostante la storia si sia rivelata falsa, il dossier contiene un video di propaganda che la promuove.

Un’altra cartella nel dossier è gestita dall’artista grafico ucraino MFA Dasha Podoltseva e contiene centinaia di grafici della propaganda presentati in Europa e negli Stati Uniti.

Alcuni presentano messaggi generici del tipo “fermate la guerra”, mentre dozzine di altre immagini celebrano “Il fantasma di Kiev” – un eroico pilota ucraino che si è poi rivelato inesistente – così come il fasullo incidente di “Snake Island 13”.

Molti usano un linguaggio xenofobo e razzista, e alcuni sono espliciti nel loro elogio di eminenti personaggi neonazisti ucraini, tra cui il leader della C14 Yevhen Karas, il settore destro paramilitare fascista,  ed il battaglione  neonazista Azov.

Più immagini richiedono frullati di banderite, un riferimento alle bottiglie molotov che prendono il nome dal defunto comandante dell’OUN-B Stephan Bandera, che ha collaborato con la Germania nazista nell’omicidio di massa di ebrei e polacchi etnici durante la seconda guerra mondiale. Un’altra immagine raffigura invece  un libro intitolato: “Enciclopedia delle malattie incurabili“, ed elenca Russia, Bielorussia, Corea del Nord, Siria ed Eritrea.

di Dan Cohen, traduzione Martina Giuntoli

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