La pessima idea della terza dose, e senza neanche i test clinici

Tutti i leader europei, improvvisamente, spingono per la terza dose del vaccino. Ma ci sono davvero ragioni scientifiche che giustifichino una nuova campagna vaccinale? Se lo chiede l’autorevole quotidiano francese France Soir, che con questo articolo e molti dati dimostra come la terza dose sia ancora un rischio.

Di fronte all’ormai evidente fallimento dei vaccini anti-Covid, i laboratori propongono una terza iniezione che, con l’aumento del prezzo di vendita, aumenterebbe del 50% le loro speranze di guadagno [1]. Troppi politici se ne fanno sostenitori contro il parere dell’OMS. Tuttavia, è molto improbabile che queste iniezioni sperimentali siano efficaci e potrebbero persino re-innescare un nuovo massacro post-iniezione come hanno fatto le prime due e come suggeriscono gli attuali sviluppi in Israele dopo la campagna, è iniziata la terza iniezione.

Come possiamo credere che una terza iniezione sarebbe più efficace delle prime due?

Un vero vaccino protegge la persona che lo riceve completamente e per tutta la vita o comunque per molti anni. I richiami sono raramente necessari. Il vaccino contro la febbre gialla protegge completamente la persona che lo riceve per tutta la vita. Non è necessario alcun richiamo. Una iniezione del vaccino contro l’epatite A protegge il 98% dei vaccinati per diversi anni e una seconda iniezione offerta alle persone a rischio prolunga la protezione per tutta la vita. Se il vaccino contro la difterite avesse protetto meno del 50% dei vaccinati, sarebbe stato subito abbandonato.

I venditori di pseudo-vaccini Covid avevano affermato che una (J&J) o due iniezioni avrebbero protetto più del 90% dei vaccinati, ma i fatti provati nei Paesi campioni di questi trattamenti dimostrano che queste iniezioni non impediscono la trasmissione (il ministero israeliano stima che Pfizer sia efficace solo al 39%nel fermare la trasmissione) e che proteggerebbe solo una piccola frazione di quelli vaccinati e per sei mesi al massimo. I venditori di pseudovaccini Covid ora affermano che una terza dose sarebbe più efficace senza presentare alcuno studio clinico a sostegno di tale affermazione. Come possiamo ancora crederci e continuare a basare la nostra strategia esclusivamente su iniezioni così poco efficaci (ma così redditizie per gli azionisti)?

In una guerra convenzionale, abbandoni la strategia che ha causato una sconfitta. Ma per la guerra contro il Covid, continuiamo a fallire puntando tutto su uno pseudovaccino scarsamemente efficace invece di sostituirlo con i trattamenti precoci che sono stati provati in India e Messico, e da mesi negli USA e persino in Francia dal medici che hanno osato usarli, più o meno sotto banco.

Come può il Consiglio di Difesa avallare una tale stupidità totalmente sperimentale? Quali sono le sue motivazioni?

Il primo massacro post-iniezione Pfizer in Israele

In termini di velocità di vaccinazione, il successo della campagna di vaccinazione israeliana è notevole. Al 24 agosto 2021 sono state somministrate quasi 13.050.964 dosi e il 70% della popolazione avrebbe ricevuto almeno una dose di vaccino.

I due mesi successivi alla campagna vaccinale Pfizer sono stati caratterizzati da un notevole aumento delle contaminazioni giornaliere, il cui numero ha superato i picchi dell’ondata precedente nonostante il duro lockdown. Questi due mesi dopo la vaccinazione hanno raggiunto i record mensili di contaminazione dall’inizio dell’epidemia. Questo sviluppo sfavorevole ha confermato che lo pseudovaccino Pfizer non è in grado di prevenire la trasmissione della malattia.

[Israele]: Evoluzione dell’epidemia. Il vaccino Pfizer ha dato luogo a un fortissimo aumento dei contagi per due mesi.

In Israele, nonostante il rigoroso confinamento, al siero della Pfizer è seguita una vera e propria ecatombe. Nel mese di gennaio si è stabilito il record mensile di decessi, rappresentando da solo quasi il 30% di tutti i decessi dall’inizio dell’epidemia in questo Paese.

[Israele:] Evoluzione della mortalità post-vaccinale Alla vaccinazione ha fato seguito un’ecatombe in Gennaio e Febbraio 2021 che ha raggiunto record mensili di mortalità legata al COVID.

Tra metà dicembre e metà febbraio 2021, si contano 2.337 dei 5.351 decessi attribuiti al Covid-19 (43,7%). Di questi 1.271 si sono verificati in persone il cui stato vaccinale era noto e il Ministero della Salute ha dichiarato il 10 febbraio 2021 che 660 di loro (51,9%) erano tra gli 1,3 milioni di persone vaccinate all’epoca, che rappresentavano solo il 12,5% della popolazione totale. La vaccinazione, lungi dal ridurre il rischio letale della malattia, sembra invece averlo esacerbato in questo periodo , l’aumento del rischio dei vaccinati raggiungendo il 400% (probabilmente a seguito di un fenomeno di anticorpi facilitanti).

Il secondo massacro post-iniezione di Pfizer inizia in Israele

La copertura “vaccinale” di quasi il 70% della popolazione non ha protetto Israele dall’epidemia causata dalla variante delta in aumento dal luglio 2021.

[Israele:] La ripresa dell’epidemia mostra che l’inoculazione Pfizer non è efficacie.

Di fronte a questa forte ripresa dell’epidemia, il ministero israeliano, su suggerimento di Pfizer, ha avviato una terza iniezione e, a metà agosto, 1.872.056 persone hanno ricevuto la terza dose.

Questa nuova campagna di iniezioni Pfizer non ha ridotto il tasso di ricoveri. Questo richiamo delle dosi non protegge dai ricoveri. Non ha nemmeno ridotto le forme gravi che richiedono la rianimazione.

[Israele:] La ripresa dell’epidemia mostra che l’inoculazione Pfizer non è efficace

Il richiamo non impedisce nemmeno la morte per Covid, poiché la mortalità è aumentata notevolmente dieci giorni dopo l’inizio della campagna di richiamo.

[Israele:] Evoluzione nel numero di ammissione in rianimazione.
[Israele:] Il vaccino Pfizer non protegge dalle forme gravi

In Gran Bretagna, senza il richiamo, l’epidemia sta progredendo ma non la mortalità

Anche la Gran Bretagna sta affrontando una ripresa dell’epidemia grave come in Israele in termini di numero di contagi, ma il governo sta aspettando i risultati clinici dello studio Cov-Boost prima di proporre un possibile richiamo.

E in questo Paese l’aumento dei ricoveri, dei ricoveri in terapia intensiva e della mortalità, è infinitamente più basso che in Israele.

[Regno Unito]: Nuove ammissioni giornaliere in ospedale per COVID -19 Qui si mostra la media mobile su 7 giorni. I dati sull’ospedalizzazione sono disponibili per ogni Paese del RU. Malgrado la ripresa dell’epidemia l’aumento del numero delle ospedalizzazioni è basso [Regno Unito] Mortalità relativamente stabile [1] [Regno Unito] Alla vaccinazione è seguita un’ecatombe che ha stabilito il record di mortalità mensile nei mesi di Gennaio e Febbraio Ma alla ripresa epidemica dovuta alla variante Delta senza il richiamo vaccinale, non è seguito un aumento sensibile della mortalità

Questo contrasto tra l’evoluzione della mortalità in Israele e in Gran Bretagna, di fronte alla ripresa di simili epidemie di varianti delta, suggerisce che la somministrazione di una terza dose può essere paradossalmente destinata a peggiorare il decorso della malattia, come ciò è stato osservato durante le precedenti inoculazioni.

La vera domanda è quindi di sapere se “Cov-Boost” sia utile o pericoloso da somministrare come terza dose.

Bisogna quindi congratularsi con il governo britannico per aver atteso i risultati dello studio Cov-Boost [2] che ha finanziato per 19,3 milioni di sterline, ma i cui risultati purtroppo non si otterranno prima del giugno 2022.

Allora perché i nostri leader spingono per questo richiamo senza alcun argomento scientifico o clinico? Il livello degli anticorpi non sempre predice l’efficacia della protezione clinica e il loro aumento attraversa un periodo in cui gli anticorpi possono comportarsi come anticorpi facilitatori, spiegando il possibile peggioramento della mortalità post-iniezione.

Gerard Delépine

Da: https://www.francesoir.fr/opinions-tribunes/la-tres-mauvaise-idee-de-la-troisieme-injection-anti-covid-sans-essai-prealable

 

TRADUZIONE DI PAOLA AMALDI

 

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