La musica ai tempi dei social e dell’Intelligenza Artificiale

Come tutti ormai sappiamo, Internet si è trasformato, ma soprattutto ha trasformato noi, il modo in cui viviamo, comunichiamo, lavoriamo e creiamo. È su questo ultimo aspetto che vorrei soffermarmi e su di un lavoro creativo in particolare ovvero quello del musicista.

Oggi il panorama musicale è cambiato al di là di ogni immaginazione e anch’esso si veicola per gran parte nella rete, che da mezzo liberatorio dell’espressione creativa si sta trasformando in una vera e propria trappola, a causa della ingerenza e della invadenza del potere. La musica non poteva certo sfuggire al confronto con questa sfida, eccitante e opprimente allo stesso tempo.

Una volta il musicista faceva la sua gavetta cominciando da ragazzino, in genere con un gruppo di amichetti, lanciandosi in improbabili emulazioni delle gesta dei miti rock d’oltremanica e d’oltre Oceano. Si cominciava a suonare in garage, in cantina, poi alle feste del liceo e poi, se andava bene, in qualche festa di piazza o in qualche localetto, se si aveva la fortuna di vivere in una grande città.

La speranza recondita era che a qualche “osservatore” di qualche casa discografica o che a qualche produttore capitasse di sentirti e magari potesse interessarsi, incuriosirsi e offrirti la possibilità di diventare un musicista a tempo pieno.

Ci fu un periodo, sempre a cavallo tra la fine degli anni ’60 e dei ’70 dove l’impegno politico sembrò offrire una via alternativa all’affermazione e quindi alla possibilità di vivere di musica. Fu quella la stagione dei Festival, inclusi quelli di Partito, dove esigenze propagandistiche ed elettorali avevano persuaso i grandi Partiti di massa della necessità di accompagnare le campagne politiche con attività di “intrattenimento musicale”, contribuendo così a creare una sorta di circuito che dava a moltissimi gruppi la possibilità di esibirsi dal vivo in giro per lo stivale. Queste strade oggi si ricordano un po’ con la veste del mito o della leggenda, quantunque ciò sia stato vero per moltissimi musicisti che allora iniziarono a muovere i primi passi e poi sono diventati emblemi, simboli di un’epoca ormai passata, che vive solo nelle testimonianze di quelli, come me, che quell’epoca l’hanno vissuta, nel bene e nel male.

Con l’arrivo di Internet ma soprattutto con l’avvento delle piattaforme social, le cose sono totalmente cambiate. L’industria discografica (definizione già di per sé opprimente) si era ormai lasciata alle spalle l’epoca dei Festival, dei raduni di massa, dei concerti dal vivo e aveva trasferito i suoi interessi nell’uso della televisione come piattaforma preferita per il lancio di nuovi “talenti musicali” costruiti a tavolino e lanciati sul mercato come un qualsiasi altro prodotto destinato al consumismo di massa.

L’avvento delle piattaforme ha decretato anche il declino dei cosiddetti “talent show” e oggi l’industria discografica getta le sue reti direttamente nell’oceano dei cosiddetti social network, da non confondere con i soliti Facebook, Instagram e YouTube, che sono come le acque di superfice, dove pure nuotano in molti. Bisogna allora scendere più in profondità, dove le reti sono più grandi e complesse e capaci di attrarre e di fare abboccare molte piu prede da offrire in pasto a un pubblico che divora una novità dietro l’altra con una monotonia ed una monomania ossessiva e compulsiva.

Ho così deciso di fare una piccolissima indagine per conoscere come si muovono i “nuovi musicisti del terzo millennio” scoprendo come la rete, gettata dalle grandi corporazioni dell’industria discografica, sia altrettanto pervasiva nei confronti della creatività musicale e capace di condizionare e indirizzare gusti verso tendenze da lei stessa create, ma con l’illusione, tragica, che tutto avvenga liberamente.

Qui ci troviamo ancora una volta a dovere fare i conti con algoritmi e intelligenza artificiale, capaci di manipolare e indirizzare l’illusione di conoscere i gusti del pubblico, sebbene già in questa affermazione si trovino le basi per la recisione dello spirito creativo, in quanto l’artista non segue i gusti del pubblico ma ne dovrebbe interpretare, plasmare e svelarne il significato e il senso.

Vediamo però più da vicino che cosa realmente fanno queste piattaforme o “searching talent engine” ovvero i “motori per la ricerca di talenti”. Apparentemente si tratta di un meraviglioso prodotto di ingegneria elettronica che consente a chiunque di proporre il risultato del proprio lavoro “creativo” in modo libero, senza dover sottoporsi alle forche caudine della fortuna e della sorte, spesso avverse, che diventavano un ostacolo insormontabile, specialmente per chi viveva in provincia, stretto tra marginalità e mancanza di spazi e opportunità. Tutto bene quindi, grazie alla semplicità e alla immediatezza e istantanea visibilità offerta dai Campi Elisi dell’internet.

La realtà si è però occupata di mostrarci subito il vero volto di questo illusorio mezzo di liberazione dell’estro artistico. Internet e le piattaforme lavorano e si sviluppano sulla raccolta dei dati ed anche la musica non sfugge a questa ferrea gabbia.

Le piattaforme raccolgono ogni dato possibile riguardante lo stile, le caratteristiche, i contenuti, le forme compositive e dulcis in fundo il numero di gradimenti, il numero di ascolti, le critiche, le proteste, i profili e le idee di chi propone.

Questa massa enorme di dati finisce col creare degli standard che, inevitabilmente, danno luogo ai cosiddetti “trend”, e quindi decretano di fatto la maggiore o minore visibilità a coloro che frequentano ed usano queste piattaforme. Ovviamente i talent scout, gli osservatori, delle case discografiche usano queste piattaforme a loro volta e i loro commenti e gradimenti divengono così dirimenti. In sostanza un musicista con molti gradimenti suscita l’interesse del discografico che ingaggia in base al potenziale commerciale del musicista decretandone quindi il successo.

È facile intuire come questo tipo di dinamica spalanchi le porte alla iper-commercializzazione e riduca il componimento musicale alla stregua di un qualsiasi prodotto da vendere sul mercato. La standardizzazione e la banalizzazione, l’ammorbidimento dei contenuti, la marginalizzazione e l’esclusione di qualsiasi tematica che possa interferire con la piacevolezza e la fruibilità del “prodotto” diventano le inflessibili linee guida di tutto il processo che da creativo si trasforma in produttivo.

I temi scomodi, le tematiche antagoniste e anti-sistema sono quindi intrinsecamente penalizzate e conseguentemente bandite. Un lavoro contro corrente che metta in discussione principi scontati del luogo comune e del conformismo politico dominante non troverà un grande seguito e scomparirà progressivamente dai radar dei “likes” dei “mi piace”.

Non bisogna poi farsi molte illusioni sulla capacità di ricerca alternativa del singolo. Oggi se faccio una ricerca per genere musicale mi imbatterò inevitabilmente nel nome mainstream che vende e piace come la Nutella o il caffè Lavazza, senza per questo avere il sapore del migliore cioccolato o il gusto del miglior caffè.

La possibilità risiede invece, a mio modo di vedere, nella capacità dei musicisti e del pubblico più sensibile e meno standardizzato di creare spazi e occasioni alternative, anche riscoprendo l’uso rivoluzionario della carta stampata “la fanzine” e dei concerti nei piccoli locali che sono stati e ritorneranno ad essere i veri e più autentici incubatori dell’espressione artistica nel campo della musica… e non solo in quello.

GENNARO DE MATTIA

 

Link di approfondimento

Per quanti volessero esplorare e verificare di persona, qui sono elencati alcuni siti:

BANDFREAKS.COM, nuovi gruppi e artisti sconosciuti

THEHYPEMACHINE.COM, motore di ricerca artisti

ALLMUSIC.COM, database musicale dal 1991

FINDTHATBAND.COM, motore di ricerca on line

OPENMUSIC.COM, archivio musicale e sistema di pagamento per artisti senza copyright

DEMOCHARTS.COM, sistema di connessione con le grandi case discografiche, esperti musicali e scout

SOUNDCHARTS.COM, sistema di analisi dei dati riferito a: sviluppo e gestione della carriera,

scoperta di nuovi talenti, statistiche e molto altro

DOORSOPEN.CO.UK, motore di ricerca di lavoro nell’industria della musica elettronica

MUSICIANWAVE.COM, tutto quanto su produzione musicale, composizione, editing e registrazione

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