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Notizie3 Maggio 2022

La Meloni vuol fare il premier: e quindi procede ad adeguarsi a tutti i diktat

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese e Andrea Sartori analizzano le ambizioni di Giorgia Meloni di diventare premier, evidenziando la sua strategia politica. Si discute anche del contesto europeo e delle sue posizioni su temi come il green pass e il conflitto in Ucraina.
Punti chiave
  • Giorgia Meloni sogna il ruolo di premier, prima donna in Italia.
  • Critica la Lega, cercando di attrarre il suo elettorato.
  • Si presenta come moderata, ma mantiene posizioni di destra.
  • Chiede a Draghi di rivedere le priorità del Piano nazionale di ripresa.
  • La sua ascesa politica è supportata da alleati influenti e sondaggi favorevoli.
L'articolo

Vista l’aria che tira, con il riposizionamento di molti sulle questioni green pass e conflitto, la spaccatura nell’ Ue, le nuove ambizioni di Draghi, sembra evidente che qualcuno abbia concluso che la possibilità di rimandare con qualche intrallazzo le  prossime elezioni deve essere diventato davvero poco probabile.

Ed ora Giorgina Meloni comincia a sognare il posto di premier. Sarebbe la prima donna a ricoprire tale ruolo, del tutto politically correct (ironico per una che ha la sua storia politica), e pensa pure di essere presentabile come una delle poche che non ha tradito il popolo con promesse mai mantenute, dato che non ha avuto mai occasione di farlo piazzandosi sempre comodamente in opposizione a guardare Salvini e grillini inciampare.

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Fra bandiere tricolori e gli applausi degli oltre quattromila delegati, svela le mire di governo: sue e del suo partito riunito in massa a Milano. Nei 70 minuti di discorso durante la convention, ritroviamo una Meloni che recita la democristianissima parte della moderata, senza sbilanciarsi mai, sognandosi futura premier appunto.

“Trasformeremo questa epoca infame in un nuovo Risorgimento italiano” dice (Renzi puntava quantomeno su un più figo “Rinascimento”): e si rivolge anche al Presidente Usa, Biden -, “l’Europa pagherà caro gli effetti della guerra: non saremo i muli da soma dell’Occidente, noi pagheremo un prezzo superiore alla crisi”. Retorica “destra” nella forma, ma democristiana nella sostanza: ha annusato che non tutti i suoi elettori sono contenti di foraggiare Kiev.

Accusa la Lega di essere un partito di cadreghisti: l‘obiettivo è chiaro, rubare elettorato al partito di Salvini “Noi non siamo andati al governo con i Cinque Stelle, quello che ci distingue da loro è la coerenza” dice la coordinatrice Daniela Santanchè. Coerenza o comodità nel potersi permettere solo di criticare i governi senza prendersi la responsabilità di farli cadere?

La Presidente di Fratelli di Italia schiva anche posizioni anti atlantiste o anti europeiste, perché altrimenti mamma Aspen si arrabbia e non caccia più una lira, riuscendo come una perfetta equilibrista a dichiararsi l’esatto opposto di quella che sarebbe dovuta essere:  attacca le utopie globaliste, critica l’Unione Europea colpevole di avere umiliato la storia, ma si dice europeista, critica la Nato  “di cui dovremmo essere colonna , non sudditi”, ma si dice filo-atlantista.. Andreottiano compromesso tra elettori e finanziatori.

E a Mario Draghi chiede “di prendere questa sua autorevolezza che sta in cantina, spolverarla, e andare in Europa per invocare una revisione delle priorità del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in modo da intervenire sugli effetti della crisi”. Eh, come diceva Mina, “parole parole parole”. Bravissima nel faro opposizione verbale, un po’ meno brava in quella sostanziale. Anche perché su pandemia la sua opposizione non ha portato a nulla, e sulla guerra, nonostante alcuni aggiustamenti, resta una bellicista scatenata favorevole all’aumento delle spese militari.

Insomma quella che fino ad ieri per Berlusconi e Salvini era un “presenza utile” si è rivelata essere un’avversaria , destinata a rimanere nel mondo della politica forse più di quanto ci siano rimasti loro,  diventando oggi la più accreditata candidata del centrodestra per Palazzo Chigi.

Ora che nei sondaggi vale oltre il 20% tutti la corteggiano: certo molto ha contribuito la sua mancanza di obblighi di governo, come dire, è facile guadagnare voti rimanendo alla finestra.

Ma la sua ascesa viene da molto più lontano , da quando Berlusconi si rifiutò di affrontarla alla primarie: ma anche  dai i partecipanti al suo progetto , come Ignazio La Russa,  Guido Crosetto, Fabio Rampelli, Raffaele Fitto che le hanno saputo aprire le porte, che erano rimaste chiuse prima del loro arrivo,   proprio sul fronte economico-produttivo ma anche internazionale e che in prospettiva potrebbero rivelarsi decisive.

Basti pensare all’attuale situazione geopolitica: in un’Europa dove l’antiputinismo sembra essere una credenziale, la  Meloni, contrariamente a Berlusconi e Salvini,  non ha mai vantato né dovuto prendere le distanze da precedenti rapporti con Vladimir Putin. Si era già attaccato al carro giusto: quello a stelle e strisce di Aspen Institute.

ANTONIO ALBANESE – ANDREA SARTORI

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