Alla manina invisibile dei moderni Smithiani al governo piace infilare di soppiatto decreti legge, possibilmente poco discussi, dibattuti, conosciuti e di veloce conversione in un Parlamento snaturato della sua funzione oltre che violentato nel suo contenuto (i parlamentari eletti con un programma e prestati al suo opposto).

E’ così che nel voler rimpolpare un alfabeto dove alcune lettere sono vietate (la Zeta perché ricorda le truppe Russe) si tende a moltiplicarne altre come nel caso di 5G e 3i.

E’ proprio del 3i che voglio parlare. Nel progetto di Cloud nazionale stanno per dare vita alla newco della PA digitale, così da andare al prossimo Forum di Davos con il compitino fatto e prendersi l’ennesima pacca sulla spalla dal padrone di turno.

Ovviamente alla stampa del draghistan che rincorre I propri padroni con la lingua di fuori, fra un pacchetto di sanzioni, un apparizione del ramarro di Kiev in divisa e il Vaiolo delle scimmie, (leggasi nuova linfa per Big Pharma) sfugge di dare ampia informazione sull’ennesimo colpetto di Stato perpetrato con la scusa del PNRR.

Il 30 aprile 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 36 che con l’articolo 28 autorizza la costituzione della società 3-I S.p.A da parte di INPS, INAIL e ISTAT. Secondo il testo di legge la nuova società avrà il compito di sviluppare, manutenere e gestire soluzioni software e servizi informatici, aprendo le porte all’esternalizzazione di tutte le funzioni dell’informatica dell’Istat. La nascita della “newco” suscita profonda preoccupazione tra i lavoratori e i cittadini più accorti per l’impatto che avrà sull’organizzazione, l’autonomia e la credibilità dell’Istituto Nazionale di Statistica, la protezione dei dati raccolti da cittadini ed imprese e la spesa pubblica.

Come riporta un comunicato dei lavoratori dell’ISTAT, Attualmente l’Istituto di Statistica esercita il pieno controllo su raccolta, produzione, trattamento, conservazione e diffusione dei dati, processi in cui la funzione informatica e quella statistica sono strettamente connesse. Le attività informatiche di raccolta, trasformazione e diffusione dei dati avvengono secondo i principi dettati del decreto-legislativo 322/89 e dalla normativa europea che ne autorizzano la diffusione nella sola forma aggregata e secondo modalità che annullino ogni rischio di identificabilità dei cittadini. La ventilata possibilità, per quanto ambigua, di integrazione di database – laddove si parla di “interoperabilità tra gli enti pubblici per snellire le procedure ed evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza” – contenenti informazioni eterogenee e ricche di dati sensibili impone la massima attenzione sui rischi democratici e di controllo sociale che ne potrebbero conseguire.

La privatizzazione della funzione informatica metterà a serio rischio l’autonomia dell’Istituto che dovrà concertare scelte strategiche per la statistica ufficiale all’interno del consiglio di amministrazione di una società privata, sebbene a controllo pubblico. Questa privatizzazione forzata si va ad aggiungere ad un taglio di bilancio di 40 mln, incredibilmente operato dal Governo sulla produzione di dati, che sarà operativo a partire dai prossimi anni e ad una diminuzione del personale che, solo nell’ultimo quadriennio, oltrepassa le 300 unità a causa del mancato rimpiazzo dei pensionati con Quota 100.

Il CdA sarà ovviamente nuovo terreno di spartizione per gli amici degli amici, i fedelissimi con voto telecomandato e per la sempreverde politica che deciderà le cariche in base ai poco edificanti meriti di “YES umanesimo”, non mancheranno quote rosa, arcobaleno e qualche ucraino con buoni voti in statistica e tatuaggi kantiani.

Insomma un pericoloso terremoto che getta le basi per un controllo ancora più caporalesco di numeri e fenomeni statistici non possiamo permetterlo e soprattutto avevamo il diritto di conoscerlo e deciderlo prima. Se il Governo dei migliori avesse le stesse tempistiche “lampo” per mettere in atto aiuti alla boccheggiante economia italiana invece di autolesioniste sanzioni forse saremmo disorientati. Invece abbiamo capito ormai tutti dove vogliono arrivare. Impedirglielo è un dovere civile e patriottico.

PIERLUIGI ORATI

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