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Notizie19 Agosto 2022

La Lega propone l’Identità Digitale in Costituzione. Un grimaldello per arrivare al modello cinese?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese analizza la proposta della Lega di inserire l'Identità Digitale in Costituzione, evidenziando i rischi di controllo sociale. Si discute anche delle implicazioni di questo cambiamento per la libertà e la privacy dei cittadini.
Punti chiave
  • La Lega propone l'Identità Digitale in Costituzione.
  • Modifica dell'articolo 22 per tutelare l'identità digitale.
  • Rischi di controllo sociale legati alla proposta.
  • Situazione attuale di controllo digitale di massa è già evidente.
  • La proposta potrebbe favorire un sistema simile a quello cinese.
L'articolo

“Digitale”: è la parola che sembra essere più ossessivamente ricorrente nel programma elettorale della Lega.

Si parla “Educazione Digitale”, “PA Digitale”, “Sovranità Digitale”, “Mafie Digitali”, torna perfino il buon vecchio “Federalismo”, Digitale naturalmente. Ma, tra i tanti, il punto programmatico che attira più l’attenzione è “Identità Digitale”. A pagina 105 del documento che raccoglie i propositi di Governo leghisti leggiamo “Inserimento in Costituzione della tutela dell’identità digitale (assegnata dalla nascita) come il Codice fiscale”.

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La Lega propone di riconoscere costituzionalmente l’identità digitale, e per farlo si andrebbe a modificare l’articolo 22 della carta aggiungendo il comma ” La Repubblica tutela il diritto all’identità, anche digitale, di ogni persona” aprendo, di fatto, la strada a tutta una serie di effetti che si ripercuoteranno nella vita sociale dei cittadini.

In realtà più che una presentazione si tratta di una ri-propaganda di una proposta di legge costituzionale  dell’on. Morelli presentata alla Camera il 24 luglio 2019, ” tutela del diritto all’identità, anche digitale, della persona”.

Tra “tutela” e “controllo” però il passo può essere breve, anzi brevissimo: lo abbiamo visto con il Green Pass. Il riconoscimento costituzionale dell’identità digitale legittimerebbe e faciliterebbe ancora di più il meccanismo di controllo sulle nostre vite.

Non che la situazione attuale sia rosea, certo, il controllo digitale di massa esiste già, è evidente a tutti , a partire dai bancomat fino ad arrivare alla SPID, passando dal famigerato lascia passare verde che già è stato strumento digitale di limitazione della libertà.

Ma questo passaggio eleverebbe di rango questa forma di sorveglianza, per ora subdola e sottotraccia, rendendo  l’identità digitale un passepartout per una capillare forma di controllo e limitazione di diritti, copiando esattamente il sistema cinese.

La proposta parte dalla Lega ma va da se va da se che gli alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia siano in accordo con un piano che non può piacere a chi ama la libertà e rispetto della privacy.

Ne andranno matti invece a Bruxelles, che da sempre sogna un’Europa unita, certo: ma unita sotto il controllo di un unico grande fratello che utilizzando la tecnologia può togliere diritti o regalare privilegi. Seguendo la strada dettata dal World Economic Forum e la sua distopica visione del mondo.

ANTONIO ALBANESE

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