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All'ultimo incontro ufficiale del World Economic Forum, tenutosi a Dubai nel novembre del 2021, Klaus Schwab ha presentato la sua opera "The great narrative". Questo progetto, descritto come un'iniziativa collettiva, si propone di riunire le menti più brillanti per creare una narrazione capace di modellare visioni future del mondo, puntando su un futuro più resiliente, inclusivo e sostenibile. Tuttavia, la retorica di Schwab solleva interrogativi sulla reale natura di questa narrazione e sulle implicazioni di un tale approccio.
Secondo Schwab, il mondo attuale, influenzato dal globalismo elitario, non può essere gestito da menti semplici. La sua visione è intrinsecamente legata alla quarta rivoluzione industriale, che include il transumanesimo e l'ambizione di raggiungere zero emissioni di CO2. In questo contesto, la CO2 è stata demonizzata e presentata come il nemico pubblico, nonostante esistano opinioni scientifiche discordanti che ne sottolineano l'importanza per la vita sul pianeta. Questa narrativa, quindi, non solo riflette un cambiamento nei paradigmi ambientali, ma suggerisce anche un approccio centralizzato e dogmatico, che potrebbe limitare il dibattito e il confronto critico.
La proposta di Schwab di passare da una "nuova normalità" a un "nuovo mondo" implica un processo di risanamento e rifondazione della società, che può essere interpretato come un tentativo di "resettare" le attuali strutture socio-economiche. Tale visione comporta rischi, poiché il passaggio a un modello di governance che privilegia un'élite ristretta può portare a una forma di tirannia mascherata da filantropia. La scienza, che dovrebbe essere il luogo del confronto e del dibattito, rischia di diventare un terreno di dogmatismo, dove le posizioni critiche vengono silenziate in favore di una narrazione unica.
In questo contesto, il dissenso emerge come un elemento fondamentale per il futuro della società. La distruzione e la rinascita del dissenso non sono solo una questione di libertà di espressione, ma rappresentano anche una necessità per garantire che le visioni del futuro non siano imposte dall'alto, ma siano il risultato di un dialogo aperto e inclusivo. La sfida consiste nel mantenere vivo il dibattito e la pluralità di voci, per evitare che la grande narrazione di Schwab si trasformi in una narrazione dominante che esclude le alternative e le critiche.
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