La gente come noi non molla mai”. Non solo Trieste o le piazze italiane cantano a squarciagola l’inno ufficioso dei portuali, ma Israele. La canzone di Trieste sta diventando virale in tutta Italia, ma anche in tutto il mondo, specie in quelle nazioni dove il cappio del nuovo totalitarismo si fa più pesante. E in Israele il canto dei portuali è urlato in piazza, in italiano, come una specie di nuovo “Bella Ciao” (il quale ultimo ora è diventato paradossalmente un canto usato da chi appoggia questa nuova dittatura) che sta unendo tutte le voci mondiali contro la dittatura.

Israele è un caso significativo in quanto è il primo Paese che ha imposto un green pass ed è uno fra quelli con le restrizioni più dure. Israele è il Paese che ha visto una vera e propria “Waterloo dei vaccini” ma tuttavia continua su questa strada sbagliata: a ottobre anche nella Eretz Sion sono state nuovamente indurite le restrizioni scatenando proteste che hanno di fatto bloccato il Paese. Nuove proteste, perché è dai tempi delle restrizioni imposte da Netanyahu che Israele scende in piazza.

La protesta dei portuali è però divenuta virale in tutte le piazze antitotalitarie del mondo, è diventata un simbolo. E non si può fermare un simbolo, perché questo infiamma. Così come la lotta al colonialismo non fu solo quella di Gandhi, ma Gandhi, per carisma e stile di lotta, divenne un simbolo anche fuori dall’India britannica, così i portuali di Trieste, che si ribellano al sistema più tirannico del mondo occidentale stanno riempiendo i cuori delle altre piazze che oramai hanno ben chiaro il progetto totalitario mondiale. Diventa popolare certo anche perché la stampa estera si è accorta dei metodi non esattamente democratici del “messia” Mario Draghi verso i portuali , metodi che hanno reso i portuali simili al ragazzo davanti al carro armato di Piazza Tienanmen, con la differenza che l’Italia, sulla carta, non è la Cina comunista ma un Paese democratico.

E sono i Paesi più sotto attacco che rispondo in maniera più forte a Trieste. Non solo Israele, ma anche la Polonia. E anche qui arriva un messaggio molto forte da Danzica. E anche qui in italiano: i portuali gridano “Libertà” e “Solidarietà”. Solidarietà, in polacco “Solidarnosc”.

Perché non è possibile che Trieste nel 2021 non richiami alla memoria quel che accadde proprio a Danzica nel 1980: gli scioperi dei cantieri “Lenin” che condussero alla nascita del sindacato cattolico “Solidarnosc” guidato da Lech Wałęsa, che era un semplice elettricista, e che portò alla fine della tirannide comunista sui Paesi dell’Est, che oggi sono anche i più reattivi non solo contro la tirannide della dittatura sanitaria, ma anche contro quella di quella specie di nuova Urss che è l’Ue. Stefano Puzzer come Lech Wałęsa? Le analogie sono forti, ma ci sono tutte: come Solidarnosc il movimento di Trieste si fonda sulla non violenza. Come Solidarnosc, il movimento dei portuali è segnato da una profonda fede cristiana di tipo popolare, quella Fede fatta di rosari e Madonne che si è sempre rivelata imbattibile. L’unica diffferenza è che stavolta non abbiamo un Giovanni Paolo II dalla nostra, ma un Bergoglio dalla loro. Il “papa” di questa Solidarnosc italiana è monsignor Carlo Maria Viganò che si è schierato apertamente coi portuali.

Forse non si vincerà alla prima battaglia, così come Solidarnosc perse il primo round coi sovietici e Gandhi ci mise ben trent’anni di lotte prima di vedere l’India indipendente. Tuttavia la strada tracciata sta lasciando un segno, ed è il segno giusto, quello che sta commuovendo le piazze di tutto il mondo, da Tel Aviv a Danzica, ma anche Parigi dove Macron ha stabilito il più duro regime vaccinale d’Europa dopo quello italiano. E anche a Parigi, laddove venne coniato il motto “Liberté, Egalité, Fraternité” si è gridato “Libertà” non più nella lingua di Voltaire, ma in quella di Dante.

Quand’anche le vostre speranze fossero state deluse non sette volte, ma settanta volte sette, non rinnegate mai la speranza… Quando un tentativo s’è fatto e non è riuscito, bisogna guardarsi attorno, e guardarsi dentro, e riflettere attentamente, e scoprire, e confessarsi gli errori commessi, e veder d’onde vengono, e cercar le vie che potrebbero ripararli, poi ricominciare da capo, e una terza volta, e una quarta, e finché si riesca. La nostra è guerra, guerra mortale: guerra che si combatte secretamente da anni, da secoli, e volete vincere alla prima battaglia” scriveva Giuseppe Mazzini. Che è una maniera più colta, da filosofo, di dire “La gente come noi non molla mai”. La strada è tracciata e l’ha tracciata Trieste per tutto il mondo.

ANDREA SARTORI

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