Domenica 20 giugno si sono svolte le elezioni regionali in Francia, un attesissimo banco di prova in vista delle presidenziali del 2022, che dovranno decidere il nuovo presidente francese.

I timori della vigilia erano, nemmeno a dirlo, quelli di una forte affermazione del Rassemblement National (Rn) di Madame Le Pen, che però, a quanto pare, almeno al primo turno, non c’è stato.

A livello nazionale (cioè sommando i voti espressi per le varie forze politiche in tutte le regioni) è in testa il partito repubblicano, di centrodestra, con il 29,3% dei voti, seguito dalla destra di Marine Le Pen, che raggiunge il 19,1. Al terzo posto troviamo i socialiti, con il 16,5 , mentre En Marche, il partito di Macron, ottiene un umiliante quarto posto, con appena il 10,9% dei voti.

Una battuta di arresto per la Le Pen, e un rovinoso crollo per Macron dunque, mentre a festeggiare è la destra moderata (ma non troppo) di Xavier Bertrand, leader dei repubblicani, e in misura minore i socialisti che, ottengono un dignitoso terzo posto dopo i risultati tragici delle scorse presidenziali.

A livello regionale i repubblicani sono in testa in 11 dei 12 dipartimenti della Francia Continentale, mentre RN della Le Pen è al primo posto solo nella provincia meridionale di Provenza, Alpi e Costa Azzurra. In Corsica vince il partito indipendentista, mentre En Marche, la forza politica del Presidente Macron, non solo non è in testa in nessun dipartimento ma nella grandissima maggioranza dei casi non andrà neppure al ballottaggio.

Ma l’elemento politico dirompente di queste elezioni è l’astensione:  il 68% degli elettori ha deciso di starsene a casa e solo il 32% è andato alle urne.

Un disastro che ci dà la dimensione di come la democrazia europea sia ormai profondamente malata. Se infatti negli Usa è storicamente una minoranza degli aventi diritto ad andare a votare, nel Vecchio Continente la grande maggioranza dei cittadini ha sempre esercitato il proprio diritto di voto.  Negli ultimi decenni questa maggioranza si è costantemente assottigliata e oggi lo sconfortante quadro che ci arriva dalla Francia è quello di un Paese dove meno di un terzo della popolazione ha ritenuto che votare potesse fare una qualche differenza.

Con un’astensione di questo livello (che secondo gli analisti ha colpito particolarmente il Rassemblement National e l’estrema sinistra di Melenchon) è impossibile fare previsioni per le prossime presidenziali.  Se però consideriamo che, tra astenuti e votanti per altre forze politiche, solo poco più di 3 francesi su 100 hanno scelto di andare a votare per il partito del presidente in carica la distanza tra il popolo francese ed Emanuel Macron appare davvero siderale.

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