di Marco Cattaneo.

LA FOLLIA DELL’AUSTERITA’ 2011-2013

Sarà che sono passati più di dieci anni e la memoria collettiva è labile, ma ogni tanto rispuntano commentatori vari a sostenere che “in realtà l’Italia non ha mai fatto austerità” oppure che “beh sì c’è stata negli anni della crisi dei debiti sovrani ma era indispensabile perché Berlusconi stava portando il paese al fallimento”.

A questi signori, è bene ricordare quanto segue.

I pacchetti di interventi fiscali restrittivi (tagli e tasse) sono stati fatti trangugiare a viva forza all’ultimo governo Berlusconi a partire dalla primavera del 2011. Ovviamente questo non ha risolto la crisi dello spread e ne è risultata la caduta del governo e (a novembre) l’insediamento di Mario Monti.

Le feroci azioni di restrizione fiscale – IMU, legge Fornero, aumento dell’IVA, tagli a sanità ed investimenti pubblici – non hanno minimamente risolto il problema della finanza pubblica.

Hanno invece provocato tredici trimestri complessivi di discesa del PIL reale, con cinque punti percentuali di decrescita cumulata (nel periodo in cui invece tutto il resto del mondo recuperava), decine di migliaia di fallimenti, quattro milioni di persone in più in povertà assoluta (in pratica, ridotte a fare la fila alla Caritas, o giù di lì).

E il debito pubblico ?

Il debito pubblico in rapporto al PIL è AUMENTATO dal 119% al 132%, per il peggior motivo possibile – la caduta del denominatore.

Nell’estate del 2012 si è quindi preso atto che si stava buttando benzina sul fuoco invece di spegnerlo con l’acqua. E quindi è intervenuto Mario Draghi con il whatever it takes: l’impegno della BCE a fare quello che fanno tutte le altre banche centrali, cioè a sostenere il debito pubblico in caso di necessità.

Questo ha prodotto finalmente il rientro a livelli accettabili dello spread di rendimento tra BTP e Bund; ma non il recupero del PIL, che le assurde politiche fiscali messe in atto nel frattempo hanno fatto proseguire ancora per un anno e mezzo, con danni ciclopici.

Quando ricordi tutte queste cose, l’euroausterico di turno spesso ribatte che “il whatever in takes senza austerità non ci sarebbe stato, la BCE non l’avrebbe posto in essere”.

Quest’ultima affermazione francamente non ricordo, ai tempi, che fosse stata formulata da nessun alto esponente della BCE né tantomeno da Draghi. Ma se corrispondesse alla realtà, non sarebbe che un’ulteriore prova della follia del sistema.

Per “risolvere” un problema di finanza pubblica metti in atto una serie di azioni che devastano l’economia e peggiorano i livelli di debito. Ponendoli però come precondizione per pronunciare tre parole che mettono immediatamente fine alla crisi, come si poteva fare un anno prima – in condizioni molto migliori, molto meno deteriorate.

Un comportamento del genere è poco definirlo folle. La parola giusta è criminale.

(Tratto da: https://bastaconleurocrisi.blogspot.com/2024/03/la-follia-dellausterita-2011-2013.html)

 

IL PRINCIPIO INSENSATO DELLA POLITICA ECONOMICA

Praticamente in tutto il mondo occidentale, la politica economica degli Stati, o più esattamente la politica fiscale, è incentrata, a parole anche se (per fortuna) non del tutto a fatti, su un principio basilare.

Basilare e completamente sbagliato.

Il principio è che il debito pubblico sia un fattore d’impoverimento del paese. Un onere che vincolerà lo sviluppo dell’economia e incomberà sulle generazioni future.

Bene: il debito pubblico non è niente di tutto questo.

Il debito pubblico è uno strumento messo a disposizione di aziende e cittadini per impiegare il loro risparmio.

E il deficit pubblico produce risparmio finanziario nel settore privato dell’economia. Se lo Stato spende più di quanto tassa, il settore privato riceve più di quanto paga.

Il deficit pubblico può essere eccessivo se genera livelli di inflazione troppo alti. Ma tipicamente deve esistere, perché un’economia in sviluppo ha bisogno di una crescita tendenziale e graduale dei mezzi di pagamento in circolazione.

E come crescono i mezzi di pagamento, devono crescere anche gli strumenti di impiego del risparmio: funzione, come detto, svolta del debito pubblico.

Invece politici e media paludati nel 99% dei casi parlano, e purtroppo troppo spesso agiscono, come se il deficit e il debito fossero un male da estirpare, o quantomeno da limitare, contingentare, ridurre. Da limitare perché non si riesce ad azzerarli: ma l’ideale sarebbe raderli al suolo.

L’Occidente è in preda a un’isteria collettiva che stiamo pagando a carissimo prezzo.

(Tratto da: https://bastaconleurocrisi.blogspot.com/2024/03/il-principio-insensato-della-politica.html)

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