Il politologo Francis Fukuyama ha scritto un saggio nel 1989 intitolato “The End of History?” in cui sosteneva che il mondo avesse raggiunto  “… il punto finale dell’evoluzione ideologica dell’umanità e l’universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma finale di governo umano“.

Pubblicato mesi prima della rivoluzione in Cecoslovacchia, della caduta del muro di Berlino e del crollo della cortina di ferro comunista dell’Unione Sovietica, l’articolo é diventato un classico, qualcosa a cui accademici ed esperti dei media hanno fatto riferimento continuamente mentre si trovavano alle prese con il mondo in rapido cambiamento tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

L’Occidente aveva (apparentemente e in qualche modo inaspettatamente) vinto la Guerra Fredda, e il tempestivo saggio di Fukuyama ha fornito una tabella di marcia facilmente digeribile per comprendere la geopolitica folle di quegli anni come qualcosa di preordinato (piuttosto che essere stato invece innescato dal motto del presidente Reagan “Noi vinciamo, loro perdono”).

L’argomentazione di Fukuyama (ampliata nel suo libro successivo pubblicato a pochi anni dì distanza) é fondata su una comprensione marxista-hegeliana della storia umana dì natura essenzialmente lineare, e per questo motivo l’ho sempre definita spazzatura intellettuale, che tuttavia ha beneficiato invece in maniera sostanziale degli eventi trasformativi dell’epoca che stavano cambiando il mondo in quel momento, eventi che gli hanno dato l’apparenza di essere in qualche modo avanti con i tempi. Tuttavia, poiché gli accademici vengono giudicati dalla frequenza con cui i loro lavori vengono citati da altri accademici, forse nessuno studioso ha mai ottenuto così tanto successo come lui.

É altresì vero che il Dipartimento di Stato e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti hanno accarezzato questa assurdità della cosiddetta “ascesa dell’Occidente” credendo ciecamente che la presunta vittoria della Guerra Fredda sarebbe durata per sempre. Abbiamo trascorso vent’anni in guerra in Medio Oriente con l’illusione di poter portare le “benedizioni della democrazia” in una regione dominata da tribù patriarcali, fanatici religiosi e dittatori brutali.

Nello stesso periodo, abbiamo accolto la Cina comunista nell’Organizzazione mondiale del commercio, nonostante la sua lunga storia di violazioni dei diritti umani, spionaggio industriale e guerra economica, perché gli appassionati della teoria della “Fine della storia” credevano ad una forma di capitalismo di mercato guidato da un impegno al globalismo e alle istituzioni internazionali che  alla fine avrebbero rimodellato la Cina in qualcosa che l’Occidente avrebbe potuto controllare.

E in modo piuttosto irritante per coloro che insistono che la civiltà umana avanza in linea retta (in quale altro modo si potrebbe ossessionare gli altri di essere dalla “parte giusta della storia”, dopo tutto?), la fine della Guerra Fredda che dissolse l’Unione Sovietica e mise la Federazione Russa al suo posto non sono mai riusciti a convincere gli ex comunisti che il decantato “ordine internazionale basato su regole” dell’Occidente era l’unica via perseguibile per il futuro come pubblicizzato. Perché la Russia, l’Iran, la Cina, il cartello petrolifero dell’OPEC e l’unione economica dei BRICS si rifiutano di fare ciò che vuole l’Occidente? Non sono forse tutti a conoscenza del mito secondo cui la storia é finita più di trent’anni fa? Che vergogna (per noi)!

Naturalmente, l’imbarazzo di gran lunga più grande per l’Occidente non é che la storia continui ad essere viva, ma piuttosto che il liberalismo sia morto. In trent’anni, l’Occidente ha sperperato il suo ruolo di paladino della libertà della Guerra Fredda e ha abbracciato troppe tirannie che un tempo si usavano per controllare le menti di coloro che erano intrappolati dietro la cortina di ferro. I mandati esecutivi hanno sostituito la legislazione e il giusto processo.

La censura cresce a spese della libertà di parola. Il collettivismo ha soffocato il libero arbitrio. In un’era in cui i governi occidentali sorvegliano le comunicazioni e le transazioni finanziarie dei loro cittadini con poche restrizioni e si impegnano regolarmente in forme di propaganda interna, disinformazione e controspionaggio volte a “modellare” i pensieri e le preferenze delle loro popolazioni, diventa ogni giorno più difficile non concludere che é il liberalismo occidentale, e non il totalitarismo, cui il ventesimo secolo alla fine ha posto fine.

Dall’età dell’Illuminismo occidentale, abbiamo ereditato una civiltà intrinsecamente sospettosa del potere del governo e dedita all’incarnazione dei diritti individuali, all’uguaglianza universale davanti alla legge e all’idea che un governo rappresentativo può mantenere una legittimità continua solo attraverso il consenso volontario di coloro che sono governati. Tali tradizioni non solo hanno obbligato implicitamente le nazioni occidentali a fare un percorso verso l’innovazione e la ricchezza, ma hanno anche liberato più esseri umani dalle catene della povertà, dell’ignoranza e della servitù che in qualsiasi altro momento nella storia umana.

Eppure, invece di proteggere queste immense conquiste umane dalla corrosione istituzionale lasciando in eredità da una generazione all’altra di occidentali un impegno costante per la loro conservazione, le nazioni occidentali hanno voltato le spalle al motore robusto ed efficiente del liberalismo volto al progresso umano per rimanere con niente dì più che una sorta di suicidio della civiltà effettuato con i veleni dell’apatia, dell’arroganza, del disprezzo di sé e della fragilità generale.

Con la morte del liberalismo classico, i governi occidentali hanno puntellato il suo cadavere in modo da governare a sua immagine e somiglianza, tradendone le basi più sacre. In questo modo, la nuova generazione di comunisti anti-liberali del postmodernismo predica la libertà mentre demonizza la sovranità personale, chiede “giustizia sociale” mentre indebolisce i diritti personali, esercita un potere incontrollato ammantato di “buone intenzioni” e finge di agire “per conto del popolo” senza però chiedere mai  il loro consenso. Soffocano l’uguaglianza mentre danno vita al rancore, promuovono l’onnipotenza della burocrazia a discapito del virtuoso auto governo e abusano dello stato di diritto come fosse un’arma politica. Il liberalismo universale è stato sostituito con l’inganno universale per cui il linguaggio del liberalismo è rimasto vivo e vegeto ma il significato del liberalismo è stato capovolto e stravolto.

In una società libera, la risposta al disaccordo ideologico non è mai la censura, ma la censura di punti di vista opposti é esattamente ciò che chiedono i falsi liberali (ma veri tiranni) come Barack Obama e Hillary Clinton. In una società libera, le persone non vengono licenziate dal lavoro o bandite dalle competizioni sportive a causa della loro nazionalità, eppure l’Occidente non ha perso tempo a punire musicisti, atleti e accademici russi per le azioni di un governo russo sul quale esso non hanno alcun controllo ( mentre ipocritamente si astiene dal punire cittadini cinesi e iraniani i cui governi compiono costanti violazioni dei diritti umani in gran parte ignorate). In una società libera, i simboli non sono una minaccia per le persone che credono nei loro principi, eppure oggi anche le lettere dell’alfabeto sono diventate troppo controverse per alcuni governi occidentali che temono che la propaganda russa sia semplicemente troppo allettante per i cittadini liberi di pensare. Quando imporre una rigida conformità ideologica è l’unico modo per i governi occidentali di “conquistare i cuori e le menti” delle loro popolazioni, allora sono sulla buona strada per aver già perso quei cuori e quelle menti per sempre.

A che punto siamo adesso a trent’anni dalla cosiddetta “Fine della Storia”? Lungi dall’aver rimodellato il globo a immagine e somiglianza del liberalismo occidentale, l’Occidente si è rifatto a immagine degli stessi sistemi dispotici contro cui un tempo combatteva con le unghie e con i denti. Le preoccupazioni per la sicurezza nazionale, il controllo delle informazioni e la sorveglianza digitale hanno distrutto la libertà di parola, la diversità di pensiero e la privacy. Se il liberalismo è morto o sta morendo, però, ci sono buone notizie. La storia umana, in netto contrasto con l’immaginazione degli accademici marxisti, non è mai stata lineare. Si muove in cicli, scatti e ripartenze, serpeggiando in modo alquanto caotico per decenni prima di intraprendere nuove direzioni. Eppure una costante si nota secolo dopo secolo: ogni volta che la luce della libertà sembra fioca, l’amore duraturo dell’umanità per la libertà riporta in vita la fiamma della libertà che vuole rinascere. Lontani dalla fine del liberalismo, siamo sulla strada per testimoniarne ancora una volta l’inizio.

Di JB Shurk, traduzione Martina Giuntoli

 

 

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