Apri la home in lingua russa della Tass, la principale agenzia di stampa della Federazione Russa, e ti viene lo sconforto: sembra di vedere la home del Corriere. Se la home in lingua inglese della Tass si concentra su notizia interne e internazionali, la home russa è oramai completamente occupata anch’essa dalla retorica vaccinista in salsa Sputnik. Le notizie sul gas bielorusso o su un incontro tra Putin e Xi Jinping occupano il taglio basso. La prima notizia è su una dichiarazione del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov se levare o meno il Codice QR (così lo chiamano in Russia) sui trasporti. Poi, esattamente come sul Corriere, ecco il bollettino di guerra dei morti da Covid e anche un bell’articolo su chi può ricevere il QR Code.

A sorpresa, sulla pagina russa non troviamo nemmeno un articolo sulla tesissima situazione ucraina nemmeno un accenno agli americani brutti, sporchi e cattivi o a Putin conciliatore che vuole evitare la guerra, i must della retorica del Cremlino: quello si trova sulla pagina inglese. Come se quel tipo di propaganda fosse più diretta verso lettori stranieri. Mentre chi ha vissuto in Russia l’era Obama sa che quello era il mantra dei tg russi: l’Ucraina in mano ai nazisti (e la Siria in mano ai terroristi), Obama cerca la rissa ma Putin tende la mano. Ed era anche il mantra sino a qualche mese fa, quando mentre il mondo parlava di Covid e vaccini, i media russi si concentravano sull’Occidente cattivo che attacca la Russia. Tra l’altro, tornando a Peskov, le dichiarazioni del portavoce di Putin sono da brivido: si augura un green pass mondiale.

“Bisogna essere così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni” cantava Fabrizio De André. Molti antisistema, negli anni scorsi, hanno visto in Putin un faro di luce, una specie di “zar buono”, da opporre a folli tiranni quali Obama, Merkel, Macron e compagnia cantante. In realtà se è pur vero che Putin ha molta più umanità e buonsenso dei leader europei e americani, è pur sempre un uomo di potere, con tutti i limiti dell’uomo di potere. E, ossessionato dalla perdita di popolarità, ha aspettato le elezioni della Duma per introdurre il green pass e altre misure orwelliane probabilmente suggeritegli dall’amico Xi, come il riconoscimento facciale per entrare nella metro di Mosca.

Il potere, ovunque, sta andando in una sola direzione: il controllo di massa tecnologico. Questo anche il motivo per cui anche i media russi hanno abbandonato i loro cavalli di battaglia come Ucraina e America kattiva Europa ancor di più (retorica speculare a quella occidentale istericamente russofoba) per concentrarsi sul codice QR. Occasione troppo ghiotta per tenere sotto controllo i popoli. In particolare un popolo come quello russo, notoriamente refrattario all’obbedienza (e infatti chi arriva dalla Russia racconta di come i russi comunque disattengano sistematicamente le misure e persino la polizia chiuda uno o due occhi), e il tasso di vaccinazione e tra i più bassi del mondo.

Se da un lato questo inquieta, dall’altro l’assenza di qualsiasi accenno alla situazione ucraina rassicura: Putin non ha alcuna intenzione di fare guerre o simili, e sarebbe stato il principale pericolo in un momento come questo, in cui la popolarità dello Zar è comunque in calo: il russo diventa patriottico e si stringe attorno al leader in caso di attacchi esterni, e Putin negli anni scorsi ha usato in maniera massiccia questa tecnica che lo ha condotto ad avere risultati elettorali stratosferici.

Ora, che sa che nessuno lo schioderà più dal Cremlino dopo la modifica alla Costituzione, si concentra su quello su cui stanno lavorando anche i suoi avversari: il controllo della popolazione.

ANDREA SARTORI

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