J&J e terza dose: ora anche Big Pharma bacchetta il governo prono a Pfizer

Il cancan italiano relativo ai vaccini Covid e ai richiami è tale che perfino da Big Pharma arrivano critiche alle scelte del Governo. La Janssen, casa produttrice del vaccino noto come Johnson&Johnson,  bacchetta duramente (pur senza nominarlo) il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, secondo il quale  nell’ambito della campagna per la terza dose è bene somministrare rapidamente un richiamo a chi ha appunto ricevuto il  Johnson&Johnson, un vaccino nato come monodose.

Sileri dice: a chi ha fatto Johnson&Johnson “servirà un richiamo in tempi molto brevi”; anzi, per chi ha ricevuto questo vaccino “ci sarà una priorità” nella somministrazione del richiamo. SkyTg24 si sente in grado di annunciare che i vaccinati con Johnson&Johnson – un  milione e mezzo di italiani – potranno ricevere la seconda dose ad appena tre mesi di distanza dalla prima.

Va ricordato che a tutti, compresi quanti hanno ricevuto i vaccini a vettore virale Astrazeneca o Johnson&Johnson, la seconda dose sarà somministrata solo con vaccini di diversa “architettura”, ossia con i vaccini a mNRA Pfizer e Moderna. Lo conferma anche  il documento della struttura commissariale dal quale si ricava quanti vaccini  ha già acquistato l’Italia: la bellezza di 350 milioni di dosi per 60 milioni di italiani (praticamente, sei dosi a testa), con una spesa stimabile in oltre 4 miliardi di euro.

Ma serve davvero un rapido richiamo con vaccino a mRNA a quanti hanno ricevuto ricevuto il vaccino monodose a vettore virale Johnson&Johnson? Qui si inserisce la dura bacchettata che Janssen, la casa produttrice di Johnson&Johnson, somministra al sottosegretario Sileri. In una nota, Janssen rimarca che “le risposte anticorpali generate dal vaccino contro il Covid-19 a dose singola sono rimaste robuste e stabili per otto mesi dopo che una seconda dose del vaccino di Johnson & Johnson contro il Covid-19 somministrata 56 giorni dopo la prima ha fornito il 100% di usare anche il nostro vaccino, cosa peraltro ammessa negli Stati Uniti.”

La bacchettata che Janssen somministra al sottosegretario Sileri può, certo, essere ascrivibile alla serie “Sono l’oste e garantisco che il mio vino è buono”. Tuttavia è corroborata dalla scienza: la stessa scienza che il Governo italiano chiama in causa per opposte decisioni.

Nella fattispecie, a proposito degli almeno otto mesi di efficacia del suo vaccino la Janssen si rifà ad uno studio sul New England Journal of Medicine (qui il vaccino della Janssen viene indicato con la sigla Ad26.COV2.S) mentre l’affermazione che la seconda dose di Johnson&Johnson conferisce una piena protezione contro il Covid deriva da dati raccolti dalla stessa casa produttrice: peraltro la generalità delle pubblicazioni scientifiche che portano all’autorizzazione ha questa stessa base di partenza.

In ogni caso, la bacchettata di Janssen al sottosegretario Sileri non è solo lo stupefacente segno che le critiche alle scelte vaccinali del Governo italiano arrivano addirittura da Big Pharma. E stupefacente soprattutto perché stavolta una casa produttrice di un vaccino anti Covid sottolinea come il suo preparato sia efficace a lungo. Un’affermazione del genere è decisamente controcorrente. Va più di moda dire che l’efficacia dei vaccini anti Covid si riduce nel giro di alcuni mesi: peraltro su questo si basa la necessità  di acquistare e somministrare la terza dose. Così va il mondo, così va la (cosiddetta) scienza: e poi additano come sciocchi terrapiattisti coloro che rimangono sbigottiti di fronte a queste cose.

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Debora Billi

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