Articolo di Jenna Ellis
Dopo le elezioni di martedì, tutto quello che è in mano a Rupert Murdoch e a suo figlio Lachlan si è schierato contro il presidente Donald J. Trump. Ora c’è uno “sforzo coordinato” attraverso il New York Post, Fox News e il Wall Street Journal contro Trump.
Il Post pubblica articoli dell’odiatore di lunga data di Trump, John Podhoretz, e di Piers Morgan che fanno a pezzi il 45esimo presidente. Il pezzo di Podhoretz si scaglia anche contro Blake Masters come un “negazionista elettorale” e afferma ridicolmente che non dovremmo sostenere candidati che non piacciono a Mitch McConnell. Morgan, nel frattempo, come niente fosse esorta i repubblicani a “scaricare Trump”. Sfortunatamente per lui, i conservatori americani non tendono ad ascoltare gli stranieri che vogliono sradicare il nostro Secondo Emendamento.
Il The sun non ha vinto (con noi)
Rupert Murdoch ha cercato a lungo di usare il suo impero mediatico per orientare le elezioni. Nel 1992, il suo tabloid Sun si prese il famigerato merito della vittoria del Partito conservatore alle elezioni con il titolo “It’s The Sun Wot Won It”. Hanno cercato incessantemente, durante le primarie repubblicane del 2016, di sostenere qualsiasi repubblicano che non si chiamasse Donald Trump. Eppure la tattica con noi non ha funzionato.
I conservatori hanno più opzioni di un tabloid, un quotidiano di Wall Street e un canale televisivo. La forza dei media conservatori indipendenti sta nel fatto che i miliardari globalisti non eletti non decideranno chi rappresenta il Partito repubblicano. È una benedizione. Rupert Murdoch sostiene la concessione della cittadinanza a oltre 10 milioni di immigrati illegali. Dunque, non condivide i nostri valori.
La vendetta di Ryan
L’elenco delle persone in fila contro Trump in questo momento è semplicemente un indicatore di quanto grande sia la sua minaccia per l’élite globalista. Il membro del consiglio di Fox Corporation Paul Ryan, ad esempio, si è attivamente mosso contro Trump.
Ha attaccato Trump prima delle elezioni di metà del mandato, dicendo che non sarebbe stato lui il candidato per il 2024. È stato in grado di fare questa “previsione” perché un piano di lunga data che coinvolge figure chiave dell’establishment è stato ben avviato da oltre un anno. Fox, nel parlare dell’attacco di Ryan a Trump, ha però dimenticato di dire al pubblico che Ryan è un membro del consiglio della sua società madre. Fox ha la cattiva abitudine di nascondere i conflitti di interesse dei propri dipendenti e persino degli ospiti. Ad esempio, Karl Rove è stato un relatore della trasmissione Election Night della Fox e ha commentato tutta la sera contro i candidati approvati da Trump, senza rivelare che il suo super Pac ha speso milioni per opporsi a loro. Questa a casa mia si chiama corruzione.
Prima ancora che i risultati arrivassero, Ryan ha cercato di incolpare Trump per la deludente performance repubblicana. Pensateci: l’establishment Rino conduce cattive campagne, usa i soldi contro i propri candidati, non si prepara a nessuna sfida di frode elettorale però ha subito una strategia pronta per incolpare Trump? Sembra quasi tutto intenzionale. È giunto il momento che qualcuno chieda se il Gop abbia lanciato intenzionalmente alcune di queste gare, solo per il gusto di poter combattere.
È anche strano come l’ex presidente abbia la colpa delle sconfitte quando non è lui il responsabile degli apparati del Partito repubblicano per i senatori elettorali e i membri del Congresso. Non mi pare di aver sentito discorsi sulla scarsa “qualità del candidato” sui prescelti di Mitch McConnell? Basta guardare Rino Joe O’Dea in Colorado. Ha perso la sua elezione al Senato di quasi il 12%. Una settimana prima delle elezioni, un consigliere McConnell di lunga data, Josh Holmes, ha scritto che O’Dea stava conducendo una campagna che è “materiale da hall of fame”.
The race @ODeaForColorado has run here is hall of fame material. He and his team deserve a lot of credit for this. https://t.co/IQSLlbj0Rb
— Josh Holmes (@HolmesJosh) November 3, 2022
Una volpe nel pollaio
McConnell ha rifiutato di supportare Blake Masters in Arizona. Il suo Fondo per la leadership del Senato ha speso zero dollari per sostenere la corsa dei Masters. Invece, per tutta risposta McConnell ha speso 9 milioni di dollari contro la repubblicana Kelly Tshibaka in Alaska.
Qualsiasi colpa a Trump per la sotto-performance repubblicana contrasta anche con i fatti. Un’analisi ha rivelato che nel 2018 “senza Donald Trump in testa alla classifica, gli elettori repubblicani erano molto meno entusiasti e il voto totale della Camera per i candidati repubblicani era diminuito di quasi il 20% rispetto al 2016”. Due anni dopo, con Trump al ballottaggio, “l’affluenza dei repubblicani alle elezioni della Camera era destinata ad aumentare in modo significativo rispetto ai livelli di depressione del 2018… I repubblicani hanno fatto meglio, guadagnando circa 21,9 milioni”.
Lo abbiamo visto di nuovo martedì con Mehmet Oz che ha fatto una scarsa performance in alcune parti della Pennsylvania. Vogliono incolpare Trump dei risultati deludenti di martedì semplicemente come un mezzo per schiacciare preventivamente una candidatura del 2024, senza però menzionare persone come Murdoch, McConnell e Karl Rove. E questo perché quelle persone controllano gran parte del flusso di informazioni sulla destra politica.
Se Rupert Murdoch ha detto la sua, il Partito repubblicano allora tornerà ai giorni di Paul Ryan. Loro non vogliono il “trumpismo senza Trump”. Vogliono un Partito repubblicano senza nessuna delle riforme populiste portate dal presidente Trump. Dovremmo pertanto diffidare di qualsiasi altro candidato che l’establishment vuole sostenere.
Stanno anche alimentando di proposito la guerra tra Donald Trump e Ron DeSantis. Ogni grammo di energia diretta tra i due equivale ad un gallone di carburante che non si impiega nella guerra attesa da tempo contro McConnell e Murdoch. Fare in modo che il fondamento dell’America First si uccida è la strategia ultra-liberale auspicata.
Se questa collusione tra News Corp/Fox Corp è un indicatore di come saranno le primarie del 2024, allora Donald Trump è tornato ad essere il candidato outsider. Donald Trump deve cogliere questa opportunità come outsider per riconquistare l’energia della campagna del 2016. Il sistema è allineato contro di lui e i suoi elettori.
Non accettiamo interferenze straniere nelle nostre elezioni. I Murdoch si pentiranno di aver messo il pollice australiano sulla bilancia.
Di JENNA ELLIS via THE NATIONAL PULSE, traduzione di MARTINA GIUNTOLI

















