Jack Hadfield, responsabile per l'Europa del sito di informazione "National File", racconta i dettagli di una guerra ora in atto fra Donald Trump e il "deep state" globalista che non accenna a diminuire. "Chi dice che Biden è il Presidente eletto mente sapendo di mentire. Temo però che il vicepresidente repubblicano Pence stia facendo un pericoloso doppio gioco. Da qui fino al 20 gennaio possono ancora accadere molte cose. Trump non si arrenderà, non è un "Berlusconi biondo"
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Jack Hadfield, responsabile per l'Europa del sito di informazione National File, ha delineato un quadro complesso della situazione politica americana, evidenziando la lotta tra Donald Trump e il "deep state" globalista. Secondo Hadfield, Trump rappresenta il principale ostacolo per i globalisti, con Julian Assange che si posiziona come una seconda minaccia significativa. Questa affermazione sottolinea l'importanza di entrambe le figure nel contesto attuale, dove le tensioni politiche e le accuse di frode elettorale continuano a dominare il dibattito pubblico.
Hadfield sostiene che chi afferma che Joe Biden sia il presidente eletto sta mentendo consapevolmente. La sua analisi si concentra sulla figura di Mike Pence, attuale vicepresidente, il quale, secondo Hadfield, potrebbe essere coinvolto in un "doppio gioco" che lo allontana dalla lealtà a Trump. La scelta di Pence di pianificare un viaggio all'estero immediatamente dopo la sessione congiunta del Congresso del 6 gennaio, in cui si prevede una sfida ai voti elettorali, alimenta ulteriormente i sospetti sulle sue reali intenzioni.
La lotta non è solo tra repubblicani e democratici, ma rappresenta una battaglia più ampia tra i sostenitori di Trump e l'establishment politico, che secondo Hadfield è ancora ben radicato. La narrazione suggerisce che Trump, a differenza di altri leader come Silvio Berlusconi, non si piegherà facilmente agli interessi del deep state. Hadfield avverte che il periodo fino al 20 gennaio, data in cui Biden dovrebbe assumere ufficialmente la presidenza, potrebbe riservare colpi di scena significativi, suggerendo che la resistenza di Trump potrebbe portare a eventi inaspettati.
In questo contesto, la figura di Assange emerge come cruciale. Hadfield sottolinea che Assange, insieme a figure come Edward Snowden, rappresenta una minaccia per il sistema di potere consolidato. L'idea di una possibile grazia da parte di Trump nei confronti di Assange è vista come un atto simbolico che potrebbe sfidare ulteriormente il deep state. La lotta per la libertà di stampa e la trasparenza nelle istituzioni è quindi al centro di questa battaglia, con Assange che diventa un simbolo della resistenza contro le forze che cercano di controllare l'informazione.
In conclusione, le affermazioni di Hadfield offrono una prospettiva su una guerra politica che si svolge non solo negli Stati Uniti, ma che ha implicazioni globali. La lotta tra Trump e il deep state, insieme al destino di Assange, rappresenta una battaglia per il futuro della democrazia e della libertà di espressione, con ripercussioni che potrebbero estendersi ben oltre le frontiere americane.
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