A venti giorni dal voto, Italia sovrana e popolare tornerà in piazza. Sarà sabato 15 ottobre in piazza Santi Apostoli, a Roma, e a Milano, il giorno 22, in piazza della Scala.

Per dire un vibrante “no” alla guerra, “no” al caro bollette e alla speculazione economica in atto.

Si tratta evidentemente di una piattaforma tanto urgente, quanto sacrosanta, anche per onorare il più fermo impegno preso durante la campagna elettorale, quale fosse stato l’esito del voto: ovverosia continuare la battaglia soprattutto fuori dal Palazzo, tra la gente, dove sta il conflitto sociale.

Onorare questo impegno è tanto importante per coloro che sui palchi elettorali ci salivano, quanto per coloro che hanno creduto in una possibilità di rappresentanza e adesso non intendono mollare.

Ma c’è un però…

La corsa verso il voto ci ha dimostrato ancora una volta che esistono nemici esterni, potenti, ma quantomeno dichiarati e una pletora di ostacoli interni rivelatisi particolarmente insidiosi.

Campagne di destabilizzazione e diffamazione, inviti pubblici alla astensione “anti-sistema”, hanno nei fatti minato il campo in cui militiamo rappresentando la minaccia più pericolosa.

Ebbene, se ciò che abbiamo attraversato fosse di monito per ciò che ci attende sarebbe una “dura lectio”, ma utile; il problema è che oggi gli stessi meccanismi vengono rimessi in atto e puntualmente pare prevalere una certa confusione nella ricezione di tali manovre.

Da un lato esiste una forza parlamentare, il M5s che oggi, dopo essere passato all’incasso per una rottura tardiva, più che equivoca e non sostanziale col governo Draghi, prova ad accreditarsi come realtà con la quale interloquire “contro la guerra”.

Benché ovviamente allargare il campo per istanze giuste sia prioritario, per chi vuole raggiungere un risultato è evidente che chi accreditasse M5S di questo ruolo porgerebbe il fianco ad una turpe strumentalizzazione, che merita di essere rigettata immediatamente.

Parallelamente sorgono iniziative di disturbo, guarda caso nei giorni immediatamente a ridosso del comizio di Isp a Roma… Manifestazioni indette in maniera opaca o addirittura misteriosa, fantomatici appelli ad “unire la resistenza” da parte di personaggi che ben altri metodi ed approcci hanno tenuto nei mesi scorsi… Casuale? Diremmo proprio di no.

Dunque oggi l’imperativo categorico non deve essere soltanto “tornare in piazza”, ma anche “andare nelle piazze giuste”.

Fare il contrario significa ripiombare nella palude della pre-politica.

ANTONELLO CRESTI