di Paolo Desogus.
POST N. 1 —- I giornali e la stampa italiana stanno dando grande risalto al missile lanciato dal Libano a Tel Aviv, sebbene sia stato intercettato senza provocare danni. Questo interesse è dovuto alla costruzione narrativa della notizia. Il Corriere della sera, sul suo sito, titola così:
Hezbollah: «Lanciato missile balistico verso la base del Mossad a Tel Aviv». La risposta di Israele: «Nuovi raid sul Libano».
Non credo che ci voglia Roland Barthes per individuare la mistificazione che trasforma i “nuovi raid” nella risposta a un missile che non ha nemmeno centrato il bersaglio. La terza ondata di bombardamenti era del resto stata già annunciata da Israele, ma i giornali italiani per rendere meno sconcertante questa discesa nella barbarie cercano di ricondurre gli attacchi entro i confini del “diritto alla difesa di Israele”.
Nulla di nuovo, si dirà. Questi mezzucci sono così abusati che anche i più creduloni sanno riconoscerli. A parte qualche fanatico nessuno li prende per buoni. È qui che però viene l’aspetto sconcertante. Israele sta commettendo orrori e crimini sotto gli occhi di tutti. Le stragi sono all’ordine del giorno. E i tentativi di coprire o di giustificare le sue azioni sono fragili e a dire il vero nemmeno tanto convinte. Si direbbe che il governo di Netanyahu senta l’uso della violenza come un diritto da esercitare e da esibire senza remore e senza nemmeno tanti infingimenti, in quanto espressione di una volontà di potenza che trascende il rispetto per la vita umana e rivendica una supremazia non più solo morale o politica, ma esistenziale.
I nazisti avevano più cura di cancellare le tracce dei loro crimini. Quello espresso ora è una forma di razzismo inedito, espresso in forma plateale, paradossalmente amplificato dalle misere ipocrisie e dai mezzucci giornalistici come quelli dei titolisti del Corriere. Si direbbe anzi che l’esibizione della forza, l’espressione dell’atto omicida sia parte integrante della logica militare seguita da Israele. In altre parole, non basta uccidere il nemico, occorre anche mostrare a tutto il mondo di quanta violenza l’assassino è capace, quanta forza tecnologica può esibire, quanta spietatezza può esprimere.
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POST N. 2 —- Qualcuno si è risentito del mio precedente post perché avrei paragonato la violenza israeliana a quella nazista. L’intento era però quello di rilevare una differenza, senza tanti moralismi. Qualcosa è comunque non è andato giù. Credo che allora il problema vada affrontato partendo dalle premesse, che vorrei fossero molto chiare: io non credo che il nazismo sia il male assoluto. Non credo in generale che le ideologie possano essere il male assoluto. E questo perché non credo nella stessa categoria del male assoluto. Che cosa vorrebbe poi dire “assoluto”? Questo termine sembra oramai significare qualcosa di estremo, di inattingibile, di insuperabile. “Assoluto” del resto significa anche “sciolto”, privo di relazioni. Il male assoluto sarebbe tale perché giudicabile indipendentemente dalle ragioni storiche e contestuali. È di per se stesso il male.
Ecco, sono troppo “terrestre”, troppo materialista per credere che esista qualcosa del genere. Ritengo anzi che il male sia sempre storicamente collocato, sia sempre “relativo”, dipendente cioè dalle condizioni materiali, sociali e culturali di un determinato gruppo sociale all’interno di specifici rapporti di forza. In questo senso il nazismo ha espresso il male più estremo che le circostanze dell’epoca consentivano. Ed è per questo che inquieta: mostra come una società avanzata, industriale, tecnologica e culturalmente ricca (la Germania dei primi anni Trenta era il Paese più scolarizzato del mondo) abbia potuto esprimere una così colossale crisi della ragione, una dialettica regressiva che ha trasformato il progresso in strumento di dominio e persecuzione.
Ecco, il paragone (se così si può dire) che ho abbozzato stamani riguarda questo genere di ragionamenti. Quello che a me colpisce di Israele è il modo in cui sfrutta tutte le possibilità offerte dalle attuali circostanze materiali, culturali e geopolitiche per perpetuare il male contro il suo nemico, andando molto al di là delle reali necessità militari. Quello che mi inquietava è che questa violenza è espressa da Israele senza alcuna remora. Non ha bisogno di nascondere le tracce dei propri crimini. Se ne infischia apertis verbis dei tribunali internazionali, dell’Onu, di tutto. Le distruzioni a Gaza hanno avuto luogo davanti alle telecamere. Poi è vero che qualche giorno fa è stata occupata la sede di Al Jazeera in Cisgiordania. Ma le informazioni su ciò che accade sono abbastanza note. Si hanno testimonianze molto precise di atti efferati, dell’uso della popolazione palestinese per sminare i campi, dei corpi martoriati, degli ospedali colpiti, delle famiglie decimate dai soldati che per divertimento chiedevano alle madri quale dei figli dovesse salvarsi e quale morire. Tutta questa barbarie è stata commessa apertamente.
Sino adesso non era permessa in Occidente questa modalità di violenza. Non ne faccio una questione di grado. Moralmente è stato fatto ben di peggio dagli europei, tedeschi inclusi, e in altri contesti. Il punto che vorrei porre non è morale ma riguarda proprio il carattere plateale della violenza, riguarda l’esibizione della morte.
Poi certo, ci sono state le occupazioni negli atenei degli negli Stati Uniti e in Europa, qualche protesta di gruppi più o meno organizzati. Ma sostanzialmente Israele ha agito impunito, senza perdere il supporto dei suoi alleati. L’interrogativo che dunque apre Israele è una nuova forma di violenza, ovvero l’idea che all’Occidente sia concesso uccidere senza pudore, senza nascondere i cadaveri, senza il rispetto dell’ucciso. Anzi, l’esibizione della morte del nemico è un fatto intrinseco della stessa guerra. Non è solo un fatto mediatico o psicologico, è un fatto simbolico che rimodula la maniera di pensare ed agire, ridefinisce i modi di rapportarsi all’altro da sé, all’Oriente arabo, al non-occidente. È una forma di razzismo nuovo espresso da Israele e per suo tramite dall’Europa sua alleata.
—— Tratto da: https://www.facebook.com/share/p/pyqwXhRLUSkDJxtE/

















