Infermiera reintegrata col solo tampone. Esiste pure un giudice a Velletri…

Esiste pure un giudice a Berlino, anzi a Velletri. Il vento sta cambiando rispetto alla famosa sentenza con cui il Consiglio di Stato ha stabilito che è legittimo imporre ai sanitari l’obbligo di vaccinarsi contro il Covid. Il giudice del lavoro di Velletri infatti ha disposto la riassunzione di un’infermiera non vaccinata dell’Asl Roma 6, Adele Passerini.

Quella presa dal Tribunale di Velletri è veramente una decisione controcorrente. Non esistono precedenti noti.

L’infermiera siciliana che ha vinto qualche tempo fa un’analoga causa non rifiutava la vaccinazione contro il Covid, ma quella anti influenzale disposta dalla Regione per tutto il personale sanitario. Il Tribunale del Lavoro di Messina le ha dato ragione perché, ha stabilito il giudice, l’obbligo di vaccinarsi può discendere solo da una legge dello Stato: non da una legge regionale.

Analogamente, l’operatrice socio sanitaria che rifiutava il vaccino contro il Covid e che è stata reintegrata al suo posto dal Tribunale del Lavoro di Milano aveva intentato la causa prima che entrasse in vigore la vaccinazione obbligatoria per il personale sanitario: la cooperativa di cui era dipendente, tuttavia, la pretendeva lo stesso.

La sentenza del Tribunale del Lavoro di Velletri si pone su un altro piano. Al contrario delle altre due, va al cuore del problema: l’obbligo di legge per i sanitari di sottoporsi all’anti Covid, pena la sospensione dal lavoro, dallo stipendio e dall’albo professionale.

Al momento, il giudice ha emesso un decreto cautelare per il reintegro dell’infermiera. Ovvero, ha preso una decisione urgente soltanto in base al ricorso presentato dall’avvocato della donna, David Torriero, e ha ritenuto che i tempi più lunghi inevitabilmente necessari per trattare la causa ed arrivare alla sentenza vera e propria avrebbero danneggiato irreparabilmente gli interessi dell’infermiera stessa.

Nel decreto, il giudice si rifà alla “rilevanza costituzionale dei diritti compromessi”, ovvero dignità personale, dignità professionale e necessità di guadagnarsi il pane lavorando. L’avvocato Torriero, in una dichiarazione pubblicata dall’edizione di Roma del Corriere della Sera, sottolinea come la sospensione dei sanitari non vaccinati non fa riferimento al diritto alla salute: per quello, ci sono i tamponi ogni 48 ore.

Se queste sono le premesse, già si può intuire quale piega prenderà la causa vera e propria, che sarà trattata in tribunale a partire dal 7 dicembre.

Al momento, non risultano prese di posizione da parte degli ordini professionali di medici e infermieri. C’è invece una presa di posizione di Unarma, Associazione sindacale carabinieri. Come già all’epoca del green pass obbligatorio per tutti i lavoratori, coloro che sono usi ad obbedir tacendo fanno uno strappo alla regola, e parlano: si augurano che quanto è accaduto a Velletri “diventi il caposaldo di una nuova giurisprudenza che abbia finalmente a cuore i diritto al lavoro e alla salute degli italiani tutti”.

Un’associazione sindacale di carabinieri e un giudice. Con loro si riparte verso un’Italia fondata sul lavoro, come sempre è stato nella storia della Repubblica, e non su un vaccino.

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