Merkel ha scelto il 20 agosto, a un anno esatto dalla “faccenda Navalny”, a trent’anni dal “Putsch di agosto”, come data per la sua ultima visita da Cancelliera della BRD a Mosca. Per cominciare, al mattino si reca ai piedi delle mura del Cremlino, dove ha depositato una corona di fiori sulla tomba del milite ignoto.
Successivamente l’incontro con Putin al gran palazzo ( bisogno di molto spazio anche per rispettare le norme di distanziamento) la residenza ufficiale del presidente.
Putin conosce molto bene il Paese dove governa la Merkel e viceversa.
Lei nata nella Germania dell’Ovest ma cresciuta nella DDR parla benissimo il russo e lui parla molto bene il tedesco. Eppure, anche se si capiscono non riescono a sormontare le difficoltà durante il loro incontro (anche se ormai sono abituati a ciò) durato un paio di ore. Ma lei si dice contenta: “Nonostante tutte le differenze c’è dialogo tra noi”, Putin la elogia proprio per questo: “Un dialogo costruttivo e aperto”.
Merkel ha inoltre sottolineato che lo scambio con la Russia anche “in caso di disaccordo” è molto importante.

La Germania è importante per la Russia, è il secondo partner commerciale dopo la Cina. Anche per questa ragione gli elogi non sono mancati insieme a un bouquet di rose (bianche e rosa) senza fornirle però nessuna spiegazione su uno dei temi che lei avrebbe voluto trattare: “Diritti umani, società civile e dialogo di Pietroburgo”. Attivisti per i diritti umani e giornalisti lamentano l’aumento delle misure di repressione in Russia. Per esempio, il divieto di lavoro a tre organizzazioni che hanno cessato di lavorare, non governative tedesche, se queste fossero cancellate dall’elenco russo delle organizzazioni indesiderabili, il dialogo di Pietroburgo per la cooperazione tra le società civili di entrambi i Paesi potrebbe riprendere.
Putin però liquida la questione spiegando che non tollera interferenze o istruzioni dall’esterno, proprio come le interferenze in Afganistan.

Così,  poi dopo tre ore di discussione, quando rispettando entrambi le distanze (15 metri) dai giornalisti e le rispettive delegazioni in conferenza stampa, Putin dichiara:

“Non si può imporre il proprio stile di vita su altri popoli, perché hanno le loro tradizioni. Questa è la lezione da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. D’ora in poi lo standard sarà il rispetto delle differenze, perché non si può esportare la democrazia, che uno lo voglia o no”.

Angela Merkel d’altro canto non nasconde la frustrazione anche sull’evacuazione degli afghani chiedendo aiuto alla Russia: Putin dovrebbe far presente ai talebani che la cooperazione sulle questioni umanitarie sarebbe possibile.

In conferenza stampa Putin e  Merkel hanno parlato anche della situazione di Alexei Navalny. La Merkel ha chiesto a Putin il suo rilascio, ma il presidente russo ha replicato che Navaly

“non è stato condannato per le sue attività politiche, ma per un reato contro alleati stranieri”.

Altro punto saliente dell’incontro il NS2: Merkel in sala stampa insiste, la Russia ha firmato un contratto che le impone di continuare a inviare gas naturale attraverso l’Ucraina e l’accordo “può e dovrebbe essere esteso” (oltre il 2024). A rassicurarla arriva la risposta di Putin:

“La Russia è pronta a fornire gas naturale attraverso l’Ucraina, e lo stesso vale dopo il 2024” a differenza rispetto all’ultima volta ha aggiunto “Se non firmassimo contratti di fornitura con i consumatori europei, non saremmo in grado di firmare accordi di transito”.

Quindi la Germania potrebbe acquistare il transito solo attraverso un maggior consumo di gas? Domanda che si sarà posta anche la Merkel. Questi sono affari, ne parleranno ancora altre volte al telefono intanto domenica sarà la volta di una visita a Kiev, nessuno può sapere se Putin le abbia chiesto di mandarle un souvenir dall’Ucraina, chi può dirlo?

LUCIANA LICARI

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