In Usa il Covid frutta ricchi bonus e incentivi agli ospedali, ma danni ai pazienti. E in Italia…

Al momento del ricovero in ospedale, cosa di cui un tempo la gente si fidava, i pazienti americani con COVID-19 diventano praticamente dei prigionieri virtuali, sottoposti a un rigido protocollo di trattamento che affonda le sue radici nel “Sistema” di Ezekiel Emanuel volto al razionamento delle cure mediche nelle persone di età superiore ai 50 anni. Hanno un livello incredibilmente alto  tasso di mortalità.  Come e perché sta accadendo questo?  E ancora, cosa si può fare al riguardo?

Come esposto in registrazioni audio, i dirigenti ospedalieri dell’Arizona hanno ammesso di incontrarsi più volte alla settimana al solo fine di cercare di abbassare gli standard di cura, con restrizioni coordinate sulle visite dei parenti ai pazienti in degenza. La maggior parte delle famiglie dei pazienti COVID-19 viene deliberatamente tenuta all’oscuro di ciò che viene realmente fatto ai propri cari.

La combinazione di fattori che consente questa tragica ed evitabile perdita di centinaia di migliaia di vite include

1) Il CARES act, che fornisce agli ospedali pagamenti di incentivi bonus per tutto ciò che riguarda il COVID-19 (test, diagnosi, ricovero in ospedale, uso di remdesivir  e ventilatori, segnalazione di decessi come COVID-19 e vaccinazioni) e

2) deroghe ai diritti consueti e di lunga data dei pazienti da parte dei Centers for Medicare e dei servizi Medicaid (CMS).

Nel 2020, la Texas Hospital Association ha presentato richieste di deroghe al CMS.  Secondo l’avvocato del Texas Jerri Ward, “CMS ha concesso “deroghe” alla legge federale in materia di diritti dei pazienti.  In particolare, il CMS permette agli ospedali di violare i diritti dei pazienti, di decidere quando consentire  l’accesso alle cartelle cliniche, quando ricevere visite e infine quando essere liberi dall’isolamento”.  Si noti che “i diritti non provengono dall’ospedale o dal CMS e non possono essere revocati, poiché revocarli è l’antitesi di ciò che è chiamato ‘diritto’. Le presunte deroghe hanno lo scopo di isolare e ottenere il controllo totale sul paziente e negare la decisione del paziente per quel che riguarda la capacità di esercitare il consenso informato”.

La creazione di una “emergenza pandemica nazionale” ha fornito la giustificazione per tali azioni radicali che prevalgono sul processo decisionale medico individuale e sui diritti dei pazienti. Il CARES act inoltre prevede incentivi per gli ospedali per l’utilizzo di trattamenti dettati esclusivamente dal governo federale sotto gli auspici del NIH.  Questi “bonus “devono essere “guadagnati” effettuando la diagnosi COVID-19 e seguendo il protocollo COVID-19.

I pagamenti ospedalieri includono:

-Un test PCR “gratuito” richiesto al pronto soccorso o al momento del ricovero per ogni paziente, con una tariffa ospedaliera pagata dal governo.
-Si aggiunge poi il pagamento del bonus per ogni diagnosi positiva di COVID-19.
Un altro bonus si guadagna per ogni ricovero COVID-19 in ospedale.  Un bonus extra  del 20 percento invece viene da Medicare sull’intero conto ospedaliero per l’uso di remdesivir invece di medicinali come Ivermectin.
-Un altro e più consistente bonus all’ospedale  viene dato se un paziente COVID-19 è ventilato meccanicamente.
-Altro bonus all’ospedale arriva se la causa della morte è indicata come COVID-19, anche se il paziente non è morto direttamente di COVID-19.
-Gli ospedali non sono gli unici a guadagnare in questo sistema, infatti la diagnosi di COVID-19 fornisce anche pagamenti extra ai coroner.
Il CMS ha implementato programmi di bonus “basati sul valore” che tengono conto, ad esempio, di dati come il numero di lavoratori di una struttura sanitaria che ricevono il vaccino COVID-19.  Ora è chiaro perché molti ospedali hanno implementato l’obbligo del vaccino COVID-19.  Sono semplicemente pagati di più.

Al di fuori degli ospedali, il rating di qualità MIPS dei medici collega il reddito degli stessi alle prestazioni erogate per il trattamento di pazienti con farmaci COVID-19 EUA.  La mancata comunicazione delle informazioni al CMS può costare al medico fino al 4% del rimborso.

A causa della mancata chiarezza dei termini medici e del gergo legale, non possiamo essere certi dell’importo effettivo che ogni ospedale riceve per ciascun  paziente COVID-19.  Ma l’avvocato Thomas Renz e gli informatori del CMS hanno calcolato un bonus totale di almeno $ 100.000 a paziente.

Cosa significa questo per la tua salute e sicurezza come paziente in ospedale?

Ci sono morti imputabili ai trattamenti COVID stabiliti dal governo.  Per il remdesivir, gli studi mostrano che il 71-75% dei pazienti soffre di un effetto avverso e il farmaco spesso è stato interrotto dopo cinque-dieci giorni a causa di questi effetti, come danni ai reni e al fegato , oppure la morte.  Gli studi sul remdesivir durante l’epidemia di Ebola nell’Africa occidentale del 2018 sono stati interrotti perché il tasso di mortalità ha superato il 50%.  Tuttavia, nel 2020, Anthony Fauci ha stabilito che il remdesivir doveva essere il farmaco utilizzato dagli ospedali per trattare il COVID-19, anche quando gli studi clinici sul COVID-19 hanno mostrato effetti avversi simili.

Nei pazienti ventilati, il bilancio delle vittime è impressionante.  Un rapporto della National Library of Medicine del gennaio 2021 su 69 studi che hanno coinvolto più di 57.000 pazienti ha concluso che i tassi di mortalità erano del 45% nei pazienti COVID-19 sottoposti a ventilazione meccanica invasiva, aumentando fino all’84% nei pazienti più anziani.  Renz ha dichiarato in una conferenza stampa della Truth for Health Foundation che i dati del CMS hanno mostrato che negli ospedali del Texas, l’84,9% percento di tutti i pazienti è morto dopo più di 96 ore su un ventilatore.

Poi ci sono i decessi per restrizioni sui trattamenti efficaci per i pazienti ricoverati.  Renz e un team di analisti di dati hanno stimato che oltre 800.000 decessi negli ospedali americani, tra COVID-19 e altri pazienti, sono stati causati da approcci che limitano i liquidi, la nutrizione, gli antibiotici, gli antivirali efficaci, gli antinfiammatori e le dosi terapeutiche di antidolorifici e anticoagulanti.

Ora purtroppo ci troviamo di fronte a cure mediche stabilite dal governo che rappresentano il peggior standard della nostra storia da quando il governo federale ha imposto questi trattamenti inefficaci e pericolosi per COVID-19, e quindi ha creato incentivi finanziari per ospedali e medici che utilizzano solo ed esclusivamente approcci “approvati” (e pagati).

La nostra comunità medica un tempo fidata fatta di ospedali e personale medico volto alla cura del paziente, ora è diventata a tutti gli effetti come un  “cacciatore di taglie” ed i pazienti devono si trovano ad adottare misure senza precedenti per evitare di andare in ospedale per COVID-19.

I pazienti devono adottare misure attive che prevedano di utilizzare il trattamento domiciliare precoce di COVID-19, una misura che può aiutarti a salvarti la vita.

da AAPS, Association of American Phisicians and Surgeons – Traduzione di Martina Giuntoli
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E in Italia cosa succede? Ce lo dice la Gazzetta Ufficiale, nella recentissima edizione del 19 novembre 2001:

 1. Le prestazioni di ricovero  per  acuti  a  pazienti  affetti  da
COVID-19, indipendentemente dal codice DRG della  dimissione  finale,
sono remunerate  maggiorando  l'ordinaria  remunerazione  di  cui  al
decreto ministeriale 18 ottobre 2012 con l'incremento  tariffario  di
cui al comma 2 del presente articolo. 
  2.  L'incremento  tariffario  massimo,  per  ciascun  episodio   di
ricovero con durata di degenza maggiore di un giorno, e' pari a 3.713
euro se il ricovero e' avvenuto esclusivamente in  area  medica  e  a
9.697 euro se il ricovero e' transitato in terapia intensiva.

Se non credete ai vostri occhi, potete controllare qui.

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