Il viaggio di Biden a Kiev e a Varsavia “ci ricorda chi guida davvero l’Europa”. Recita così il titolo della newsletter dedicata ai fatti internazionali che il quotidiano statunitense Washington Post ha pubblicato all’inizio di questa settimana. Casomai qualcuno nutrisse ancora speranze sul ruolo che gli europei potrebbero giocare per riportare la pace, una delle più autorevoli voci dell’establishment occidentale ha provveduto ad annientarle.

Noi italiani, noi europei, possiamo a questo punto ben chiederci a cosa serve un governo nazionale, a cosa serve un’Unione europea se poi “chi guida davvero l’Europa” sta sull’altra sponda dell’Atlantico. Ma tant’è. Il Washington Post guarda il mondo da Washington, appunto: non da Roma o da un’altra capitale. Ed è contento così.

IL VIAGGIO DI BIDEN

L’articolo che constata l’irrilevanza degli europei porta la firma di Ishaan Tharoor, uno degli opinionisti del Washington Post. Riguarda il viaggio iniziato l’altro ieri, lunedì 20 febbraio 2023, a Kiev. Biden si è poi recato a Varsavia. Oggi, mercoledì 22, l’ultimo atto: l’incontro con i leader dei Paesi che si trovano sul fianco orientale della Nato.

Il Washington Post descrive questo viaggio con toni quasi lirici ed epici. Il coraggio di un presidente che si reca a sorpresa in zona di guerra! L’arrivo a Kiev sullo sfondo delle sirene che avvisano di raid aereo in corso!

Per la verità, bisognerebbe aggiungere, gli Stati Uniti avevano avvertito la Russia del viaggio di Biden in Ucraina, come ha ammesso  il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan durante una conferenza stampa. E se anche l’avviso non è una notifica formale, se anche la Casa Bianca ha smentito che la Russia avesse fornito garanzie di sicurezza a Biden, beh: Sullivan ha specificato che l’avviso dato a Mosca aveva scopo di de-conflittualizzazione. Significa che i rischi bellici affrontati da Biden erano, che dire?, assai remoti.

Il nocciolo dell’articolo tuttavia non sono i rischi affrontati da Biden, ma il risalto del “primato americano” sull’Europa.

IL PRIMATO AMERICANO SULL’EUROPA

Alcune sopracciglia europee si sono alzate perplesse ai tempi delle guerre in Iraq e in Afghanistan, si legge in sostanza nel collage di autorevoli voci di esperti statunitensi che costituisce buona parte dell’articolo, ma quei tempi sono lontani. Ora l’Occidente è unito nei suoi obiettivi. La determinazione di Biden nell’aiutare l’Ucraina lo ha compattato. Gli Usa hanno coordinato e guidato lo “sforzo transatlantico”. Gli ambasciatori europei a Washington tessono sempre le lodi di Biden a questo proposito. Il primato del ruolo statunitense ha messo in ombra gli sforzi di Francia e Germania. Le discussioni europee sulla necessità di un’autonomia strategica sono ormai acqua passata.

Una delle opinioni riportate nell’articolo di Ishaan Tharoor si sofferma anche sulla vecchia reticenza europea a raggiungere una spesa per la difesa pari al 2% del Pil, come richiesto dalla Nato. Nessuno, si legge in sostanza, ha sottolineato il fatto che gli europei non sono stati in grado di raggiungere questo obiettivo; nessuno ha criticato il parassitismo degli europei. Il riferimento, non esplicito ma ovvio, è alla – diciamo – protezione militare offerta dagli Usa.

Fin qui l’articolo. A proposito di questa sua ultima parte, bisognerà probabilmente considerare la necessità futura di allinearsi anche al ragionier Fantozzi. Com’è umano Lei!

GIULIA BURGAZZI

 

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