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Notizie4 Luglio 2022

Il “turismo del controllo”: andare a Venezia col QR Code

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Andrea Sartori analizza il nuovo progetto del QR Code turistico a Venezia, evidenziando l'aspetto del controllo sociale. Si discute anche delle implicazioni economiche e costituzionali di questa iniziativa.
Punti chiave
  • Dal 2023, ingresso a Venezia solo con QR Code e pagamento di una tassa.
  • Prenotazione anticipata riduce l'imposta da pagare per i turisti.
  • Luca Zaia sostiene l'uso della tecnologia per gestire il turismo.
  • La legge potrebbe violare l'articolo 16 della Costituzione italiana.
  • Iniziativa vista come un passo verso un controllo sociale orwelliano.
L'articolo

Venezia, uno dei gioielli che tutto il mondo ci invidia, la città romantica per antonomasia, farà da apripista ad un nuovo progetto orwelliano: Il Qr Code turistico. Ebbene sì, dal 2023 per entrare a Venezia bisognerà pagare il biglietto.

L’idea di visitare Venezia “a pagamento” andrà per fasi. Dal 1 agosto 2022 per entrare nella Laguna basterà prenotarsi, e questa prenotazione sarà slegata dal pagamento di una tassa. Perché il Qr Code sarà legato ad una tassa a partire dal 1 gennaio 2023. Gli ingressi saranno regolati con una piattaforma multi-canale e multi-lingua, tramite la quale si potrà ottenere il titolo sotto forma di Qr Code. Più in anticipo sarà prenotato l’accesso e minore sarà l’imposta da pagare: ah, Lo Stato italiano che già tassa poco. come tutti sanno, ti mette l’imposta pure sul turismo. E se prenoti all’ultimo sei pure fregato, ti trovi più roba da pagare.

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Alla luce della vicenda veneziana il green pass, introdotto temporaneamente con la scusa del Covid, era da apripista anche per queste cose. La scusa? A Venezia ci sono troppi turisti. Che da un’ottica imprenditoriale dovrebbe essere vista come una buona notizia. Più turisti, più soldi, senza bisogno di tasse. Ah, e questa legge riguarderà pure i veneti.

Luca Zaia, il governatore del Veneto che è stato uno dei paladini della sorveglianza in era Covid lo dice a chiare lettere: “È fondamentale che si trovi una soluzione gagari approfittando delle nuove tecnologie che permettono a tutti noi, in qualsiasi parte del mondo, di poter prenotare il posto in aereo, al teatro o al cinema. In questo caso in una città museo come Venezia”.

Ora la scusa è la città-museo. Domani potrebbe essere una città qualsiasi. Dopodomani anche il comune di San Giorgio di Lomellina. La tecnologia come strumento di controllo sociale in mano a paranoici che temono la libertà di movimento. Tra l’altro questa storia della prenotazione per entrare in una città come Venezia è assolutamente incostituzionale perché viola l’articolo 16. Le uniche limitazioni alla libertà di movimento per i cittadini sono quelle “che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Ora i motivi di sanità vennero usati come pretesto in era Covid. Ora non sussistono né i motivi di sanità né quelli di sicurezza.

Nell’ipotesi migliore è un ennesimo escamotage dell’entità parassitaria definita Stato per succhiare altri soldi in cittadini. Soldi che non vengono certo restituiti in servizi, visto quanto sono scadenti i servizi del Belpaese. Un escamotage miope che ucciderà ancora di più una delle principali voci d’entrata in Italia, il turismo, per la sciocca avidità statale.

Alla peggio sono le prove generali per qualcosa di orwelliano. Abbiamo già visto in questi anni come al governo italiano, sia Conte che Draghi, piaccia il controllo alla cinese. E come tra vari Spid e identità digitali ci sia stato un impulso a tutto questo. Questo potrebbe essere un ulteriore tassello sul controllo totale dello Stato sull’individuo, usando Venezia come apripista per sperimentare il controllo tecnologico sugli spostamenti e introdurre i crediti sociali.

ANDREA SARTORI

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