Solo dieci anni fa sembrava che l’industria Tech di Silicon Valley, e tutto l’indotto economico, potesse rappresentare una miniera d’oro per gli investitori, ma non solo.

Con la nascita dei social sembrava che le società emergenti potessero contribuire al benessere generale della società: da un lato il boom economico, dall’altro la possibilità di divulgare informazioni, cultura, di poter comunicare in modo diverso.

Facebook soprattutto ne fu il paradigma: bastava investire una cifra iniziale e si poteva diventare ricchi e insieme creare un nuovo mercato.

Oggi però questi grandi giganti sembrano avere le gambe d’argilla e una gran parte di società tecnologiche, sembra non potere superare il difficile periodo economico che stiamo vivendo.

Affermati analisti come  Jim Chanos, fondatore di Kynikos Associates,  fanno notare che questa volta la crisi non toccherà solo le aziende più piccole ma c’è la possibilità che vengano letteralmente “vaporizzate” anche Big da 20-30 miliardi di dollari.

Se dieci anni fa le aspettative erano alte, con la nascita di Facebook o l’idea di rivoluzionare il mondo dell’auto di Tesla ad esempio, quelle stesse “rivoluzioni” nel 2022 sembrano fallite, disattese.

Facebook è andato avanti non a forza di innovazioni, ma solo acquisendo realtà già esistenti, come Whatsapp o Instagram: i social sono stati più un veleno che un beneficio per la società, ricordiamo lo scandalo di Cambridge Analytica , e l’unica reale novità, il metaverso, non sembra decollare, tanto da indurre Mark Zuckerberg ad annunciare un taglio alle assunzioni e possibili licenziamenti.

Anche Musk, già ricco prima di investire in Tesla, sembra non navigare in acque tranquille.

E poi c’è Netflix che perde abbonati, Apple viene superata dalla compagnia petrolifera saudita Aramco come azienda dal capitale più alto, e potremmo continuare.

Come spiega Chanos i modelli di business di Silicon Valley non sono alimentati dal genio tecnologico ma dall’hype: dal novembre 2021 i titoli tecnologici hanno bruciato il 25% del loro valore.

Tutto bene finchè i mercati sono pieni di liquidità, ma il mondo è cambiato e le Big Tech sono costrette a scontrarsi con un fattore chiamato sostenibilità, come dimostra il crollo delle Crypto valute che generavano introiti da capogiro a fronte di un consumo energetico pari a quello di un Paese come l’Argentina senza però produrre alcun bene tangibile di economia reale.

Ma non solo i mercati sono stati “drogati” da questa immensa bolla. anche i dipendenti ne sono stati vittima, con la pratica diffusa di essere pagati in azioni, anzichè denaro: la percezione di partecipare alla costruzione di  qualcosa di grande ha ipnotizzato per anni i dipendenti con questa pratica molto diffusa da Aziende quotate in borsa come  Tesla o Twitter.

Finchè le azioni non sono crollate: potere e ricchezza danno alla testa e mostrano tutte le contraddizioni di un mondo in cui si creano falsi dei visionari e che cambieranno il mondo.

Un mondo di contraddizioni dove Jeff Bezos promette di trasferire l’umanità su Marte,  un “piano B” per la sopravvivenza, ma poi minaccia i dipendenti quando propongono di fondare un sindacato in Amazon.

ANTONIO ALBANESE

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