Hillary Clinton è senza dubbio alcuno una di quelle personalità  che, sebbene sia di fatto sparita dalla scena pubblica ormai da tempo, ogni qual volta si fa vedere, fa subito notizia.

Ha partecipato a inizio novembre ad una data del tour per la presentazione del libro della sua fedelissima assistente alla Casa Bianca Huma Abedin, libro dal titolo “Both/And: a life in many worlds”, un classico polpettone autobiografico infarcito di scandali piccanti,  tra cui quello del marito, Anthony Weiner, fedifrago e colpevole di molestie sessuali,  e la storia strappalacrime di lei, figlia di immigrati, che raggiunge il potere.  Insomma la rappresentazione del perfetto sogno americano, di cui la Clinton non poteva che esser testimonial d’onore .

Ma è proprio negli ultimi giorni che la ex candidata presidenzale  è tornata sulla scena, poiché sono spuntati fuori un paio di suoi video sui social,  a pochissima distanza l’uno dall’altro,  per i quali la stessa ha fatto discutere il mondo politico e non, e uno in modo particolare ha attirato l’attenzione di molti. Vediamo di cosa si tratta.

Il filmato è tratto da una master class dal titolo Resilience in cui l’ex segretario di stato legge il discorso che aveva preparato se avesse vinto le elezioni nel 2016, discorso che  mai ha avuto modo di condividere  e che solo oggi anche il grande pubblico ha l’opportunità di conoscere. La serie di episodi di Master Class condotti dalla Clinton, nemmeno a dirlo, si incentra su come potersi risollevare dalle cadute della vita, e di come anche la stessa Clinton , con la forza della resilienza, abbia saputo e potuto affrontare e poi superare il 2016.

Il discorso , dicevamo,  era indirizzato alla madre, che, morta giovane e vittima di abusi e abbandono, aveva lasciato in lei una ferita aperta. “Se tu fossi qui vorrei dirti che tua figlia un giorno sarebbe stata la prima donna a diventare presidente degli Stati Uniti.” La Clinton, mentre pronuncia queste parole, non ce la fa a trattenere le lacrime, difficile dire se per il ricordo della madre morta o per quella vittoria mai raggiunta. Il dubbio è lecito.

Oggi sappiamo che il discorso della sconfitta lei non lo aveva proprio scritto. Molte fonti vicine sostengono che la Clinton non immaginasse minimamente  di perdere la sfida e quello che pronunciò il 9 novembre venne scritto in tutta fretta dagli assistenti che riuscirono a confezionare qualcosa per l’occasione. Quel mancato risultato le dette uno shock talmente grande che subito dopo preferì uscire da sotto i riflettori per un po’ di tempo.

Ma allora perchè tornare alla ribalta? Perchè proprio ora?

Non è forse che la signora Clinton vuole implicitamente dirci che è pronta a ricandidarsi ed a rimettersi in gioco per le elezioni presidenziali del 2024? Ma quale consenso avrebbe oggi la Clinton se si presentasse? Beh, è lecito ipotizzare che il suo ritorno possa essere collegato alla politica, ma non è così automatico né che lo faccia, né che vi riesca.  Il  partito democratico che ha lasciato quando se n’è andata  anni fa non è più lo stesso. I Dem  hanno perso uomini e battaglie, così come molte  amministrazioni locali e, cosa non meno importante, la fiducia di moltissimi cittadini, che non hanno più voglia nè  di vecchia guardia, nè di vecchi scandali.Quindi, se nel 2016 sembrò difficile e fu anche peggio, oggi la strada sarebbe davvero in salita. 

Ci sono tuttavia altri scenari, forse ben piu’ plausibili, che potrebbero nascondersi dietro a questo ritorno così inatteso. Pensiamo a John Durham e Julian Assange. Cosa hanno in comune? Sicuramente l’interesse per la signora Clinton. John Durham, l’attorney general che ha cominciato ad investigare sull’Obama Gate, quando Donald Trump era ancora presidente, ha recentemente rilasciato il suo rapporto, attraverso cui sono usciti nomi importanti, tutti legati sempre piu’ strettamente alla Clinton Foundation. 

Pensiamo a Ivan Danchenko, l’uomo che aveva validato inizialmente il dossier di Steele e aveva quindi dato il via al Russia Gate (si ricordi che la Clinton non ha mai ammesso che è stata la sua fondazione a finanziare quelle carte, ma le cose sembrerebbero invece stare proprio così secondo  indiscrezioni), pensiamo a  Michael Sussmann, l’avvocato consigliere di Hillary ed esperto di informatica che seguì tutta la campagna elettorale della donna nel 2016. E’ altamente probabile che nel faldone Durham, l’attorney general abbia trovato un legame diretto che collega la Clinton e la sua fondazione all’attività di spionaggio ai danni di Trump, e che quindi porterebbe la donna ad affrontare un processo. 

Non di secondaria importanza è il recente  ritorno negli Stati Uniti di Julian Assange, il quale  ha ricevuto sentenza di estradizione dal Regno Unito dove ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Julian Assange ben conosce Hillary, visto che è proprio dalla pubblicazione delle sue email su wikileaks che il giornalista iniziò la sua “carriera”. Dalle email non venne fuori un ritratto propriamente edificante della candidata  e si può esser certi che Assange, se affronterà un processo, potrebbe avere molto materiale da mostrare e da discutere: si pensi solo agli strani omicidi come quello di  Seth Rich, colui che sarebbe stata la fonte delle e-mail incriminate, oppure la pubblicazione del celeberrimo filmato ” Collateral Murder”, da cui anche l’ immagine dell’esercito non esce esattamente pulita.

Per nessuno dei fatti sopra menzionati ha mai pagato nessuno, e questa potrebbe davvero essere l’ora.

La Clinton lo sa molto bene. Allora perchè tornare? A volte, di tanto in tanto,  anche chi si dovrebbe nascondere per passare inosservato, si deve affacciare alla finestra per capire quanto il proprio nemico si stia avvicinando.

MARTINA GIUNTOLI

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