“Guerra e Pace” è il titolo del celebre romanzo di Lev Tolstoj sull’invasione napoleonica della Russia del 1812, considerato uno dei vertici della letteratura mondiale. Ma è anche il titolo di un convegno che avrà luogo a Montecitorio il prossimo 6 luglio. Convegno che, dato che non è supinamente allineato alle posizioni atlantiste, è già stato indicato come “riunione degli amici di Putin”.

Ovviamente l’indignazione è bipartisan perché oramai abbiamo compreso sin dal 2020 che tra destra e sinistra non esiste più alcuna differenza sostanziale sui temi caldi. Open parla di “convegno che strizza l’occhio a Putin” mentre Il Giornale proprietà dell’oramai ex amico del presidente russo parla di “Ultima follia alla Camera”. L’articolista Pasquale Napolitano inoltre sotttolinea che “L’incontro-dibattito diventa un processo alla scelta dell’esecutivo guidato da Mario Draghi”. Questa frase è rivelatrice: il problema vero è mettere in discussione Draghi. Tutto questo è speculare a quel che avviene in Russia dove chi mette in dubbio l’operato di Putin sull’ “operazione speciale” è bollato come “agente straniero”. Allora, a parte la statura storica del presidente russo, che differenza c’é tra la democrazia di Draghi e quella di Putin? Ah sì, quantomeno Putin è stato eletto.

Filo-putiniano is the new no vax: il problema di “Guerra e Pace” è lo stesso del convegno “no vax” organizzato a gennaio sempre alla Camera. E il problema di fondo, più che i vaccini o Putin in se stessi, è il mettere in dubbio l’esecutivo di quel Mario Draghi che, novello Duce, ha delegittimato il Parlamento come il mascellone di Predappio. Siamo in democrazia sì o no? Quindi in democrazia ognuno ha il diritto di organizzare convegni dando l’impronta che gli pare perché “tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” come recita l’articolo 21 della Costituzione (per quel che può valere sotto il governo del Mussolini della finanza).

I neomaccartisti mettono all’indice tre deputati che partecipano al convegno: La senatrice Bianca Laura Granato, Pino Cabras, deputato del Gruppo Misto-Alternativa e Jessica Costanzo di Italexit. Ovviamente sotto accusa anche l’organizzatore Tiberio Graziani, esperto di geopolitica ed economia internazionale, presidente di Vision and Global Trends-International Institute for Global Analyses, piattaforma internazionale impegnata a promuovere il dialogo tra le civiltà e a monitorare le dinamiche legate ai processi di globalizzazione, non proprio un cretino.

Ma oramai i filo-putiniani, veri o presunti, sono stati messi sotto accusa. Abbiamo l’ennesima buffonesca lista di proscrizione stilata dal Partito Democratico (Democratico come la Repubblica Democratica della Corea del Nord) che include anche il nome di Corrado Augias.

Augias, guru della sinistra radical chic, non ha messo tempo in mezzo a rispondere: “Io filo-putiniano? Mi cadono le braccia”. Tra i filo-putiniani finisce anche un gigante come Oliver Stone che probabilmente manco conosce gli insulsi compilatori di questa lista e che, se ha intervistato Putin che nel bene o nel male sta segnando profondamente la nostra epoca, non è certo interessato a far lo stesso con quella nullità cosmica di Mario Draghi.

Ma oramai non conta più l’essere stati di sinistra. Ex idoli della sinistra come Cacciari, Travaglio, Augias, Canfora diventano dei biechi no vax o dei biechi putinisti solo per aver esercitato la loro capacità critica. E molti fra questi non hanno lesinato critiche allo Zar, ma non possono, per onestà, tacere gli errori della NATO. Ma se la NATO ha sacrificato i curdi che fino a poco tempo fa esaltava come eroi, non si fa certo remore a mettere all’indice qualche intellettuale libero.

Oramai criticare la NATO è criticare Draghi. E Draghi è l’ultima speranza, almeno in Italia, di restare al potere per una classe politica che meriterebbe, per parafrasare Trotzkij, il tritarifiuti della Storia.

ANDREA SARTORI

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