Il MES si prenderà l’oro degli italiani?

Le riserve auree italiane (quasi 2.500 tonnellate, le terze maggiori al mondo), da sempre fanno gola a molti ed in particolare ai tedeschi, i quali in diverse occasioni hanno sostenuto che l’oro italiano dovesse andare in qualche modo a garanzia del debito.

Durante la fase acuta della crisi dello spread i “falchi” tedeschi sostenevano che se l’Italia non aveva accesso ai mercati per via del suo alto debito questo poteva essere abbassato con la vendita delle riserve auree ed attingendo all’enorme risparmio privato dei cittadini del Bel Paese.

Oggi qualcosa di simile viene proposto non dai falchi del rigore teutonico ma dal Prof.Alberto Quadrio Curzio, economista di quelli che contano nelle alte sfere italiane, e la notizia passa sostanzialmente sotto silenzio.

In un recente articolo sull Huffington Post l’esimio professore consiglia di utilizzare l’oro italiano (insieme a quello tedesco e francese) per rafforzare il MES in modo da permettere al “fondo salva stati” di evitare scossoni quando, il 31 marzo, terminerà il programma di acquisto di titoli per la pandemia, il PEPP.

In sostanza da anni la BCE, contravvenendo alle sue stesse regole, acquista titoli del debito pubblico dei Paesi del sud, Italia in particolare, per evitare il collasso della moneta unica. In assenza di questi acquisti infatti Paesi come l’Italia, la Spagna, ma anche la Francia, sarebbero stati costretti ad abbandonare da tempo l’unione monetaria.

Questo enorme debito, acquistato dalla BCE, dovrà dunque passare a qualcuno dopo il 31 marzo e Curzio propone che a “metterselo in pancia” sia proprio il MES.

Ma visto che la potenza di fuoco del fondo è nulla in confronto alle cifre di cui parliamo bisogna rifinanziarlo, e mettendo le riserve auree dei tre principali Paesi dell’UE, Germania, Francia ed Italia, (circa 8.400 tonnellate d’oro a cui andrebbero sommate quelle dei Paesi più piccoli)  questo sarebbe possibile.

Peccato che proprio in questi anni i tedeschi abbiano riportato in tutta fretta la parte depositata all’estero delle loro ingenti riserve auree in patria, facendole rientrare dagli Usa, dalla Svizzera o dalla Gran Bretagna. Credere che siano disposti a dare quell’oro alla Bce a garanzia del debito dei P.I.G.S. è ridicolo.

Non parliamo poi di Paesi come l’Olanda o l’Austria, che da sempre si oppongono a qualsiasi forma di condivisione dei rischi sul debito dell’Italia.

E quindi? Quindi si torna alla proposta del super falco Wolfgang Schaeuble, che i Paesi indebitati oltre il 60%, Italia in testa, mettano il proprio oro a garanzia del debito, trasferendolo quindi a un fondo privato come il MES (e facendo la fine del Venezuela). Solo che ora a parlarne non sono più solo i falchi tedeschi ma gli economisti italiani, e questo passa sotto silenzio.

ARNALDO VITANGELI

Arnaldo Vitangeli

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