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Visione TV

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Politica4 Aprile 2025

Il caso Visione TV in Parlamento. Un’interrogazione inchioda i censori

Pino CabrasDi Pino Cabras·617 contenuti pubblicati
L'articolo
Conti chiusi prima ancora dell’avviso: l’interrogazione di Salvitti (FdI) accende i riflettori sul caso Visione TV

di Pina McCarthy.

I lettori conoscono bene la vicenda che riguarda “Visione TV”. Una nuova interrogazione parlamentare riporta al centro del dibattito pubblico il delicato intreccio tra libertà d’espressione, trasparenza bancaria e possibile uso improprio di informazioni riservate. A sollevarla è un senatore di Fratelli d’Italia, Giorgio Salvitti, che il 2 aprile ha presentato un atto di sindacato ispettivo rivolto ai Ministri dell’Interno e dell’Economia, chiedendo chiarimenti su un episodio che coinvolge la testata indipendente “Visione TV”, diretta da Francesco Toscano.

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Il caso: un conto chiuso e troppe domande senza risposta

L’interrogazione prende le mosse da un articolo pubblicato il 19 dicembre 2024 sul quotidiano online Linkiesta, a firma del giornalista Massimiliano Coccia. Il pezzo, dal titolo “I rossobruni. Chiusi i conti bancari di due megafoni della propaganda russa in Italia”, riferiva in anticipo della chiusura di conti bancari intestati, tra gli altri, a “Visione TV”, testata descritta nell’atto come «vicina a “Democrazia sovrana e popolare” di Marco Rizzo».

Tuttavia, secondo quanto ricostruito anche  dal senatore Salvitti, proprio in quella data il direttore della testata, Francesco Toscano, non aveva ancora ricevuto comunicazioni formali dalla propria banca. Era stato solo convocato qualche giorno prima per un incontro in filiale, senza che venisse prospettata la chiusura del conto. L’annuncio ufficiale della cessazione del rapporto bancario con Banca Intesa si sarebbe poi materializzato solo il 5 febbraio 2025 — ovvero molte settimane dopo la pubblicazione dell’articolo.

Le domande al Governo

Tre i quesiti chiave posti da Salvitti al Viminale e al Tesoro:

  1. È corretto che un giornalista – legato peraltro a un’europarlamentare del Partito Democratico, Pina Picierno – sia stato informato con così largo anticipo di una decisione bancaria non ancora notificata al diretto interessato?
  2. Come è stato possibile che tale informazione riservata circolasse prima ancora dell’atto ufficiale?
  3. Quali sono stati i motivi della chiusura del conto corrente, e questa condotta è conforme alle norme di legge che regolano il settore bancario?

Domande che toccano punti nevralgici: la tutela della riservatezza bancaria, il rischio di discriminazioni su base politica, il ruolo dei media in dinamiche potenzialmente lesive del pluralismo informativo. Cose che in Svizzera sono scontate. In Italia e in altri luoghi un po’ meno.

Una questione politica, ma anche istituzionale

L’interrogazione non è soltanto un’iniziativa di parte, ma si inserisce in un contesto più ampio che ha visto, negli ultimi mesi, crescere l’allarme per l’utilizzo selettivo e opaco degli strumenti bancari (il c.d. “debanking”) nei confronti di realtà editoriali, associazioni e singoli ritenuti “non allineati”. Il riferimento ai cosiddetti “rossobruni” – termine usato in senso dispregiativo per indicare soggetti alternativi sia alla destra che alla sinistra mainstream, ma spesso accusati senza prove di legami di dipendenza con la Russia – riapre il dibattito sulla liceità di certe prassi maccartiste, sull’eventuale ingerenza di interessi esterni e sulla necessità di garantire diritti fondamentali anche a soggetti politicamente scomodi.

Non è un caso che l’interrogazione metta l’accento sul rapporto tra il giornalista autore dell’articolo e una rappresentante istituzionale del Parlamento Europeo, evocando la possibilità – tutta da verificare – che informazioni sensibili siano state diffuse per vie informali o non regolamentari.

Attese le risposte del Governo

Il Governo è ora chiamato a fornire risposte precise. Se verranno accertate irregolarità o violazioni del principio di neutralità degli istituti bancari, la vicenda potrebbe avere risvolti rilevanti anche sul piano normativo. L’interrogazione di Salvitti potrebbe infatti rappresentare il primo passo verso un riesame delle procedure con cui vengono chiusi i conti correnti in assenza di sentenze o provvedimenti giudiziari, e sulla base di meri sospetti o segnalazioni interne, tanto più foriere di danni quanto più l’uso di un conto corrente è un servizio neutro ed essenziale per poter esercitare la libertà di stampa e di impresa.

In attesa della replica ministeriale, resta sul tavolo una questione aperta: può un giornalista sapere prima del diretto interessato che un conto sarà chiuso – e pubblicarlo – senza che questo sollevi dubbi sulla trasparenza e l’equità del sistema? Banca Intesa è già da un po’ di mesi nella bufera per via di un suo dipendente che spiava i conti senza autorizzazione, con un danno reputazionale quasi irreparabile. Non potrà ignorare un tema di questa portata. De te fabula narratur.

Il caso Picierno

Possiamo dire che Visione TV ha sollevato in tempi non sospetti un caso che ora si fa strada anche davanti agli occhi degli stessi compagni di partito della vicepresidente dell’Europarlamento: Pina Picierno ha consolidato gran parte della propria visibilità pubblica adottando un tono da crociata digitale e da censura maccartista, rivolgendosi con particolare veemenza contro chiunque osi esprimere posizioni critiche nei confronti dell’Ucraina, di Israele o dell’alleanza euro-atlantica. In perfetta sintonia con i fautori di una visione manichea del conflitto, tende a bollare questi interlocutori come “complici” o “amplificatori della propaganda del Cremlino”, senza sfumature. La sua fedeltà stolida e fanatica alla narrativa della classe dirigente ucraina russofoba e la sua intransigente adesione alle linee più dure dell’atlantismo la portano inoltre a orbitare stabilmente attorno a quei circoli che non concepiscono che ci possano essere persone libere che vogliano il dialogo con la Russia. Le sue frequentazioni identificano peraltro ogni critica a Israele come una forma dissimulata di antisemitismo. Questo l’ha portata perfino a forzare le stesse regole dell’Europarlamento per offrire la sua immagine alle “photo opportunity” di un gruppo di lobbisti razzisti e suprematisti che girano i Palazzi per sponsorizzare il genocidio per conto di Netanyahu. Uno scandalo che però non sembra fermare chi si sente investito di una missione divina, che si chiami Picierno, Coccia, Macron, Calenda o Kallas. Gente che esulta per l’annullamento di elezioni ed eliminazioni di candidati è imbevuta di sufficiente fervore fanatico da considerare le critiche come mali da estirpare: come uccidere la democrazia in nome della democrazia.

L’accanimento contro i giornalisti liberi fa il paio con lo strettissimo legame di Picierno con i giornalisti che amplificano le sue campagne guerrafondaie, vedi la testata ucraina «Evropeiska Pravda» che edita insieme a «Linkiesta» (dove scrive il marito della Picierno, l’implacabile anti-russo Massimiliano Coccia) un giornale in lingua ucraina, «Slava Evropi». Ebbene, «Evropeiska Pravda» prende soldi da Europarlamento, NATO, fondazione Soros e altri elemosinieri americani. Nell’opaco bilancio della società che edita «Linkiesta» non viene spiegato in nota integrativa cosa siano le misteriose “collaborazioni editoriali” che costituiscono metà del suo fatturato. Buio fitto.

Sono forse innocenti collaborazioni con la rivista «Topolino»? Non sappiamo. Come non sappiamo se siano invece proprio le collaborazioni con un giornale – quello ucraino – che prende soldi anche dall’Europarlamento. Importante chiarirlo una volta per tutte.

La condanna di Marine Le Pen ha fatto dire a molti che il denaro passa facilmente di mano in mano e che così si fatica a trovare le tracce. Ecco, noi crediamo che le inchieste debbano essere a 360 gradi, non solo verso una direzione, proprio per capire cosa succede a certi conti correnti e quali siano le tracce. Ma questo magari sarà materia per una prossima interrogazione.

La redazione continuerà a seguire la vicenda, in attesa degli sviluppi istituzionali e di eventuali risposte ufficiali da parte delle autorità competenti.

 

Pino Cabras
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Pino Cabras
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