Per la serie: facciamo del male all’economia italiana, e mentre ci siamo facciamo del male anche alle commesse dei negozi, comprese quelle di Bottega Veneta, merita dare un’occhiata alla labirintica e complicata normativa dell’Unione Europea che vieta di vendere beni di lusso ai clienti russi. Fa parte delle sanzioni che – ormai anche i ciechi lo vedono – danneggia noi ben più della Russia.

Le minuziose e stratificate norme che i venditori devono applicare – non purtroppo la loro mostruosa complicazione –  sono tornate d’attualità in seguito al famoso video in cui una commessa di Bottega Veneta rifiuta di servire un cliente russo.

Queste norme contengono sia gli elenchi dei beni sia il tetto di prezzo al di sopra del quale scatta il divieto. Abbastanza spesso è pari a 300 euro ma in realtà varia caso per caso.

Per la cronaca, il video sembra indicare che la commessa di Bottega Veneta avesse studiato bene il labirinto. Il cliente russo voleva comprare una giacca: vietato venderla se di prezzo superiore ai 300 euro.  E non solo. Con ogni probabilità aveva studiato il labirinto anche la commessa che, come fa presente il cliente russo comprensibilmente imbufalito, la settimana prima lo aveva servito senza sollevare obiezioni: bastava che la giacca costasse anche un solo euro in meno.

Le sanzioni contro i russi che, passando in Italia, potrebbero spendere qualche soldo a beneficio di un Paese ormai con le pezze al culo sono così incomprensibili che la Commissione Europea ha ritenuto necessario pubblicare un’esplicazione, anch’essa poco esplicativa.

L’esplicazione rimanda a due regolamenti UE, vecchi ma recentemente ritoccati, che portano i numeri 2022/428 e 833/2014. Quest’ultimo, nell’allegato XVIII, contiene il minuzioso elenco di beni che è vietato vendere ai russi quando superano un determinato prezzo, di volta in volta specificato.

Tuttavia i minuziosi elenchi, per quanto si sforzino, difficilmente riescono a comprendere ogni merce possibile ed immaginabile. In questi casi, bisogna interpretare con l’ovvio rischio di interpretare in ogni caso male. E non solo: fatta la legge, trovato l’inganno. Non è mica solo una specialità italiana.

Nel video, il cliente russo ha domandato alla commessa di Bottega Veneta: “E se torno qui con un amico che ha passaporto italiano?” E la commessa: “Sì, a lui posso vendere la giacca”. Verissimo, ma da far cadere le braccia.

Coprirci di ridicolo, fare impazzire le commesse con gli elenchi dei beni e i relativi prezzi, farci detestare dai turisti russi: in epoca pre Covid, in Italia ne arrivavano ogni anno 1,7 milioni e spendevano circa 2,5 miliardi.

Magari a Bruxelles sperano che gli oligarchi ucraini prendano il loro posto: quelli che, mentre il loro Paese è in guerra, intasano le dogane con l’importazione di macchinoni e di altri beni  di extra lusso approfittando di un regime fiscale favorevole introdotto insieme alla legge marziale.

GIULIA BURGAZZI

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