Il Canada – che ha una popolazione di 38 milioni  di abitanti- ha ammesso recentemente  di aver  segretamente sorvegliato  33 milioni di utenze telefoniche durante il lockdown  per Covid-19, secondo quanto riporta  il National Post, citando un reporter di Blacklock che per primo è venuto a conoscenza della cosa. L’Agenzia per la sanità pubblica del paese (PHAC) lo avrebbe fatto per valutare “la reattività della gente durante le misure di lockdown”, secondo il rapporto.

“(…)A marzo, l’Agenzia ha firmato un contratto con gli sviluppatori del programma Telus Data For Good per fornire “dati anonimi e aggregati” sul trend dei movimenti in Canada. Il contratto è scaduto a ottobre e il PHAC non ha più accesso ai dati sulla posizione, ha affermato il portavoce. (…)”- National Post

Ci sono prove che arrivano da molte fonti, da paesi di tutto il mondo, che quelle che sono state  viste come misure massicce e invasive di sorveglianza  – dopo l’11 settembre – sono nulla adesso rispetto a quanto messo in atto durante la pandemia “, secondo l’autore di “Pandemic Surveillance” David Lyon, il ex direttore del Surveillance Studies Center e della Queen’s University in Ontario. “Penso che il pubblico canadese verrà a conoscenza di molte altre misure di sorveglianza non autorizzata sia prima che la pandemia finisca, sia dopo”.

I dati sulla posizione e sui movimenti delle utenze telefoniche  sono stati acquistati dal gigante canadese delle telecomunicazioni Telus per “comprendere i possibili collegamenti tra il movimento delle popolazioni all’interno del Canada e la diffusione di COVID-19“, secondo un portavoce dell’agenzia, che ha affermato che l’analisi dei dati sulla mobilità “aiuta a promuovere obiettivi di salute pubblica.” Nel frattempo, il PHAC intende continuare a monitorare i movimenti della popolazione per almeno i prossimi cinque anni, al fine di valutarne l’impatto anche su “altre malattie infettive, sulla prevenzione delle malattie croniche e sullo stato di salute mentale“, ha aggiunto il portavoce.

In un avviso pubblicato all’inizio di questa settimana, l’agenzia ha richiesto agli appaltatori la possibilità di accedere ai “dati sulla posizione degli utenti rispetto ai ripetitori degli operatori, per attivare un’appropriata risposta alla pandemia di COVID-19 e per altre applicazioni di salute pubblica“. Vengono richiesti “dati di posizione basati su ripetitori cellulari in forma anonima per tutto il Canada” a partire da gennaio 2019 fino alla fine del periodo contrattuale, ovvero, il 31 maggio 2023, con possibilità di tre proroghe di un anno.

L’appaltatore deve fornire i dati in forma anonima a PHAC , e deve anche garantire  che i suoi utenti abbiano la possibilità di non fare il consenso alla condivisione dei dati sulla mobilità, afferma l’agenzia.

La divisione di gestione della privacy di PHAC ha condotto una valutazione e “ha stabilito che, poiché nessuna informazione personale viene acquisita attraverso questo contratto, non ci sono preoccupazioni ai sensi della legge sulla privacy“, ha affermato il portavoce. -National Post

Secondo Lyon, il PHAC sta usando “lo stesso tipo di linguaggio falsamente ‘rassicurante’ usato dalle agenzie di sicurezza nazionale,  senza però menzionare  le possibilità concrete di reidentificare i dati che sono stati  prima ‘de-identificati’, visto che in linea di principio i dati delle celle telefoniche possono essere utilizzati per il monitoraggio“, ha aggiunto.

La pandemia ha creato opportunità per una massiccia ondata di sorveglianza a molti livelli, non solo per la salute pubblica, ma anche per monitorare coloro che lavorano, fanno acquisti e fanno didattica a distanza“.

di Tyler Durden, traduzione di Martina Giuntoli

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