«Il figlio dell’avvocato Fioravanti, uno dei legali di Pietro Pacciani, mi confidò che da ragazzino era sorvegliato: il Sisde l’aveva messo sotto scorta». A evocare una stretta relazione tra i servizi segreti e il caso del Mostro di Firenze è Paolo Franceschetti, già avvocato a sua volta, autore di clamorose esternazioni sulla matrice satanico-esoterica di quell’orribile catena di delitti che insanguinò le campagne fiorentine: sette giovani coppiette sorprese in intimità e uccise nei dintorni del capoluogo toscano fra il 1974 e il 1985.

Ne riparla oggi un grande investigatore, Michele Giuttari, trasformatosi in romanziere di successo una volta lasciata la polizia dopo le pesanti intimidazioni ricevute. Nel libro “I mostri di Firenze e il patto segreto”, appena pubblicato da Morlacchi, l’ex commissario ricostruisce le coraggiose indagini di cui fu protagonista, demolendo la tesi del serial killer solitario. Dopo aver messo le manette ai “compagni di merende”, Giuttari – insieme al pm perugino Giuliano Mignini – arrivò a illuminare retroscena inimmaginabili: delitti magico-rituali, orchestrati da personaggi altolocati e rimasti nell’ombra.

MAFIA, 007 DEVIATI E ORRORI: STESSA REGIA?

La presenza di una eventuale regia occulta dietro a crimini efferati richiama subito alla mente un recentissimo caso di cronaca, cioè lo stranissimo arresto di Matteo Messina Denaro dopo trent’anni di latitanza “dorata”. Di mafia si occupò lo stesso Giuttari: a Firenze riuscì a risalire agli uomini di Cosa Nostra che nel ’93 avevano fatto esplodere l’autobomba in via dei Georgofili. Giuttari ha espresso rimpianto per un magistrato come Gabriele Chelazzi, che – prima di morire prematuramente – sarebbe stato “lasciato solo” nel suo tentativo di risalire ai livelli di potere superiori che controllerebbero la piramide mafiosa.

Parallelamente: una misteriosa “sovragestione” era presente anche nell’oscuro retroterra dei delitti fiorentini? In altre parole: è possibile ipotizzare che un’unica logica, sovrastante e invisibile, possa collegare tra loro realtà distantissime come appunto la mafia siciliana e la spettrale setta occultista chiamata Mostro di Firenze? È così difficile immaginare che un’analoga finalità terroristica, riconducibile alla strategia della tensione, possa aver inconfessabilmente coinvolto apparati deviati e interessati, a Palermo come in Toscana, a suscitare il panico anche per ottenere una diffusa insicurezza sociale?

GIUTTARI: ECCO I VERI MOSTRI DI FIRENZE

Un sospetto che, a monte, nasce innanzitutto dall’esame della vera natura dei crimini fiorentini attribuiti al Mostro. A chiarirne il tenore è l’Ansa, presentando l’ultimo libro di Giuttari. Attraverso il racconto e l’analisi dei fatti – morti sospette, scambi di cadaveri, depistaggi, le minacce da lui stesso subite – Giuttari ha scoperto un secondo livello, ben al di sopra dei “compagni di merende”. In pratica, i mandanti: «Il Mostro di Firenze non esiste, esistono i mostri». L’ex poliziotto descrive benissimo l’inquietante scenario che si trovò di fronte: un gruppo di insospettabili personaggi della buona società avrebbe commissionato gli omicidi per ottenere i feticci – cioè parti di corpo asportate alle ragazze – che venivano poi usati nel corso di riti satanici.

SATANISMO, SIMBOLI MASSONICI E OSCURI RITUALI

Indagando attorno a Pacciani, Vanni e Lotti, Giuttari esplorò un mondo sommerso fatto di guardoni, prostitute e maghi. Emerse inoltre la storia del “dottore” al quale Pacciani consegnava le parti asportate dal corpo delle donne uccise. Quel medico era forse il dottor Francesco Narducci di Perugia, tragico protagonista nel 1985 del giallo del cadavere ripescato nel Lago Trasimeno? Gli inquirenti scoprirono che Narducci – inizialmente identificato con l’uomo annegato nel lago – era invece stato strangolato. Possibile che fossero sue, le impronte digitali sulle buste spedite per sfida alla Procura di Firenze, contenenti macabri frammenti di resti umani? Non si poté verificarlo: qualcuno aveva violato l’archivio dei detective, facendo sparire le eventuali prove.

Le sentenze giudiziarie – ricorda sempre l’Ansa – hanno confermato le intuizioni investigative, condannando i “compagni di merende” almeno per gli ultimi quattro duplici omicidi. «L’indagine permise di delineare il legame che univa esoterismo, magia, orge, perversioni sessuali e pedofilia». Addirittura clamorosa – come fece notare Paolo Franceschetti – la ridondanza di codici simbolici di chiara matrice massonica: numerosi i rimandi danteschi alla Divina Commedia, senza contare le sconcertanti allusioni alla Primavera di Botticelli. Come se gli assassini o i loro ispiratori (non certo Pacciani) avessero voluto “riprodurre” simbolicamente, con le loro efferate imprese, determinati paesaggi letterari e pittorici.

C’ERA UN “GRANDE REGISTA” DIETRO A QUEI DELITTI?

Qualcuno ricorda che il primo a indicare proprio l’esoterismo come matrice (per spiegare il movente ritualistico dei delitti) era stato l’insigne criminologo Francesco Bruno, da poco scomparso, che allora era consulente del Sisde. Il sospetto: un settore dei servizi segreti era dunque in allarme, intuendo che dietro a quei massacri potesse esservi la supervisione di spezzoni deviati dell’intelligence? Altra domanda: è possibile che a Giuttari sia stato materialmente impedito di smascherare un ipotetico e insospettabile “grande vecchio”, capace di coordinare i killer e proteggere i vari mandanti?

È lo stesso ex poliziotto a rispondere, nel libro appena pubblicato: se questo fosse un romanzo – scrive – il commissario avrebbe concluso la storia «con un grande colpo di scena», ovvero «la cattura anche dell’insospettabile regista». Chi? Niente da fare, sarebbe «un segreto inconfessabile dell’autore». Certo: se il libro, appunto, fosse solo un romanzo. E se invece un giorno si scoprisse che qualcuno ha spesso “sovragestito” i peggiori crimini, investendo anche nella valenza socio-politica persino di certi orrori, come quelli firmati dai Mostri di Firenze?

GIORGIO CATTANEO

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