Stanno facendo il giro del web i limoni globalisti provenienti dal Sudafrica, trattati con un antimuffa tossico (un cartello raccomanda di non mangiare la buccia) e venduti a prezzo molto basso in un supermercato di San Marco Argentano, in provincia di Cosenza. Ma la Calabria è la patria degli agrumi nostrani.

I limoni globalisti sono un perfetto simbolo di molti guai italiani e delle leggi del Mercato, la divinità adorata dal cosiddetto Occidente. La generalità dei politici italiani e dei burocrati dell’Unione Europea costituisce la casta dei suoi sommi sacerdoti.

Ma il mercato è stupido, come dimostra il caso dei limoni. Potrebbero tranquillamente essere di provenienza locale, mentre invece per arrivare in Calabria hanno fatto mezzo giro del globo, inquinando di conseguenza. Inoltre il basso prezzo mette in difficoltà i produttori locali.

Chissà quanto venivano pagati, i povericristi che li hanno coltivati in Sudafrica. Per far concorrenza a quei limoni, i produttori calabresi dovranno abbassare i prezzi e dunque i costi, compresi i salari per la manodopera. Peggiorare diritti e salari italiani fino a raggiungere quelli del Terzo Mondo: lo vuole il dio Mercato, ed è infatti l’obiettivo che perseguono i politici suoi sommi sacerdoti.

Secondo le stanze dei bottoni di Roma e Bruxelles, non è il caso di produrre quando si può importare. Il risultato è il più recente grafico ISMEA sull’autosufficienza alimentare dell’Italia. L’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) è un ente pubblico economico. Il grafico, semplicemente disastroso, è pubblicato qui sotto.

autosufficienza agroalimentare italia

E dire che l’Italia sarebbe il giardino d’Europa, dato che posizione geografica e clima consentono di far crescere quasi di tutto. Invece produce solo il 38% del grano tenero che le serve, il 65% del grano duro, il 55% dell’olio di oliva, il 54% del mais, il 47% della carne bovina eccetera.

Oltre al vino – la produzione è doppia, o più che doppia, rispetto al consumo nazionale – la bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano è in attivo per pollame e frutta; in pareggio, o molto vicina al pareggio, per ortaggi e agrumi.

Questo però non significa che frutta e agrumi consumati in Italia siano di produzione nazionale. Le leggi del mercato globale applicate dall’Unione Europea prescrivono che i beni circolino in tutto il mondo. Lo indicano i limoni sudafricani in Calabria, lo dimostrano i dati ISMEA. Nel 2021, l’Italia ha prodotto più di 6 milioni di tonnellate di frutta, ha esportato 2,3 milioni di tonnellate e ha importato 1,5 milioni di tonnellate, pari ad oltre un quarto del consumo interno, che fu di 5,5 milioni di tonnellate.

A proposito dei limoni sudafricani in Calabria c’è un particolare importante. Non bisogna mangiare la buccia, avverte il cartello del supermercato, perché trattata con Imazalil. Siffatto trattamento è approvato dall’Unione Europea.

L’Imazalil è probabile cancerogeno, molto tossico per gli organismi acquatici eccetera. La sua presenza è l’omaggio che il mercato globale fa a chi acquista quei limoni. Impedisce infatti che ammuffiscano mentre percorrono i circa 12.000 inutili chilometri fra il Sudafrica e il supermercato in Calabria.

GIULIA BURGAZZI

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