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Dietro il sipario11 Marzo 2021

I giudici ordinari disintegrano i Dpcm: “Violata la Costituzione”

Il giudice di Reggio Emilia Dario De Luca assolve un cittadino che aveva falsamente attestato di avere effettuato una visita medica al solo fine di violare il lockdown imposto con decreto dal governo Conte. "Un provvedimento amministrativo di rango inferiore non può mai limitare la libertà personale dei cittadini in virtù di una doppia riserva di legge. Ne consegue che I Dpcm vanno considerati illegittimi in radice perché in contrasto con la nostra Costituzione". A questo punto la domanda sorge spontanea: non sarà il caso di processare i decisori politici per attentato alla Costituzione? Ne parliamo a "Dietro il Sipario" in compagnia di Lorenzo Tamos, Alessandro Meluzzi e Marco Della Luna
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Il tribunale di Reggio Emilia ha dichiarato incostituzionali i Dpcm, sottolineando che non possono limitare la libertà personale. Si discute la possibilità di azioni legali contro i politici responsabili di tali provvedimenti.

Il recente pronunciamento del giudice di Reggio Emilia, Dario De Luna, ha sollevato un acceso dibattito sulla legittimità dei Dpcm emanati dal governo durante l'emergenza sanitaria. Nella sua sentenza, il giudice ha assolto un cittadino accusato di aver falsamente attestato di aver effettuato una visita medica per violare il lockdown, dichiarando che un provvedimento amministrativo di rango inferiore non può limitare la libertà personale dei cittadini, in virtù di una doppia riserva di legge. Questo implica che i Dpcm, in quanto atti amministrativi, sono da considerarsi illegittimi poiché in contrasto con la Costituzione italiana.

L'affermazione del giudice De Luna pone interrogativi significativi riguardo alle misure adottate dal governo per fronteggiare la pandemia. La questione centrale è se le restrizioni imposte attraverso i Dpcm possano essere considerate una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini, in particolare della libertà di movimento sancita dall'articolo 13 della Costituzione. La sentenza ha messo in luce come il lockdown, attuato tramite disposizioni governative, possa configurarsi come una vera e propria sanzione penale, riservata esclusivamente a decisioni giudiziarie.

Il contesto giuridico della sentenza di Reggio Emilia si inserisce in un dibattito più ampio riguardo all'uso delle misure emergenziali e alla loro compatibilità con i principi costituzionali. Altri giudici, come quelli di Roma e Frosinone, hanno già espresso posizioni simili, evidenziando l'illegittimità di atti amministrativi che limitano diritti fondamentali senza una base legislativa adeguata. Questo solleva interrogativi sulla responsabilità dei decisori politici e sulla possibilità di perseguirli per attentato alla Costituzione.

La reazione della società civile e delle istituzioni a questa sentenza potrebbe essere determinante. Se da un lato si registra un crescente numero di cittadini pronti a contestare le restrizioni, dall’altro emerge un clima di paura e disorientamento, alimentato da un'informazione che spesso semplifica e distorce la realtà. La legittimità delle azioni governative è ora messa in discussione, e la possibilità di un processo contro i decisori politici per violazione dei diritti costituzionali diventa sempre più concreta.

In conclusione, la sentenza del giudice De Luna rappresenta un punto di svolta nel dibattito giuridico e politico italiano. Essa non solo mette in discussione le misure emergenziali adottate durante la pandemia, ma invita a una riflessione più profonda sulla salvaguardia dei diritti fondamentali in situazioni di crisi. La questione di come bilanciare la salute pubblica con le libertà individuali rimane aperta e cruciale per il futuro della democrazia in Italia.

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