A volte ritornano: la saga del Green Pass sembra proprio uscita dalla penna acuminata di Stephen King. Una magistrale trama dell’orrore, in piena regola. Il plot: una oscura setta di malvagi fanatici studia ogni possibile sistema per tormentare e schiavizzare i poveri terrestri.

Così si inventa anche mostruose pandemie a scopo terroristico, per ottenere sottomissione. Nega le cure, in modo da propiziare un tragico bilancio sanitario, di tipo stragistico. E infine impone – con il ricatto – le nuove surreali restrizioni: nate dall’emergenza, ma per diventare permanenti.

L’ABUSO ELEVATO A LEGGE

Le migliori intelligenze libere, anche in Italia, lo hanno fatto notare in modo esplicito: il brutale esperimento zootecnico varato nel 2020 segna un punto di non ritorno, nella nostra storia recente. Protagonista: la stessa élite che s’è inventata il neoliberismo e le crisi finanziarie, le guerre imperiali, i golpe, la strategia della tensione.

La mano è sempre la stessa: sia che si tratti di rendere misteriosamente inafferrabili gli oscuri tagliagole dell’Isis, sia che l’agenda proponga il terrorismo climatico. Suggestione basata su leggende, con la quale “lavare il cervello” di giovani e meno giovani.

L’IMPERO DELLA PAURA

Poteva mai, l’Impero della Paura, rinunciare a un bocconcino come il Green Pass? Troppo ghiotto, per lasciarselo scappare. Una narrazione a cui hanno fatto da battistrada alcune eminenze grigie, occasionalmente ministri, come Roberto Cingolani e Vittorio Colao.

Aedi e cantori della quasi onnipotente intelligenza artificiale. Nei loro sogni, una sorta di mente-alveare che ragionerà per tutti, uniformando l’umanità sulla scorta di un unico comando simultaneo. Primo passo, il 5G e i microchip neurologici di Elon Musk. Step seguente, magari: il 6G, come possibile strumento di governo totale, a distanza, dell’ignaro gregge.

TRACCIATI COME BESTIAME

La notizia di oggi? La riesumazione del Qr Code del Green Pass. Era stato introdotto per attestare l’assunzione dei sieri genici sperimentali, fantasiosamente presentati come efficace difesa anti-Covid. Potrebbe ora essere utilizzato per le prescrizioni mediche elettroniche e per la tessera vaccinale Ue, nel quadro dello spazio europeo dei dati sanitari.

È questa l’iniziativa a cui sta lavorando la Commissione Europea, che a breve – riassume Giorgia Audiello su “L’Indipendente” – dovrebbe presentare i primi progetti-pilota. Lo riferisce il solito grigio portavoce di Bruxelles, Stefan De Keersmaecker, secondo cui quella del “certificato verde” è stata «una storia di successo» (per loro, sicuramente).

MENZOGNA E RICATTO

Un successone, in effetti, essere riusciti – con la paura, la menzogna e il ricatto – a piegare la maggioranza della popolazione europea. Paura: il terrorismo mediatico scatenato con la narrazione Covid. Menzogna: i sieri non immunizzavano nessuno, né limitavano i contagi. Ricatto: senza Green Pass, niente accesso al lavoro, ai trasporti, al tempo libero, allo sport, all’università e ai servizi essenziali.

Un vero e proprio patrimonio politico, in termini dispotici: impossibile rinunciarvi, in futuro. E dunque: Green Pass permanente, come orizzonte nero. Quello del “lasciapassare Covid”, dunque, era solo l’antipasto. Vero obiettivo: un metodo di controllo dei cittadini che sia strutturale e a tempo indeterminato, attraverso il tracciamento digitale obbligatorio.

IL PROFETA DRAGHI

Ancora “L’indipendente” ricorda che lo stesso Mario Draghi, nel 2022, aveva avvertito che la struttura emergenziale non sarebbe stata del tutto smantellata: prima o poi si sarebbe trasformata in dispositivo ordinario. «Le emergenze, infatti – sottolinea il giornale – si sono spesso rivelate come l’espediente per introdurre misure diversamente non accettabili dalla popolazione».

Misure aberranti, da rendere poi definitive «anche dopo le criticità», allo scopo di «modellare nuovi assetti sociali e nuovi metodi di governo». In questo caso, impostazioni «sempre più all’insegna del paradigma usato in alcune zone della Repubblica popolare cinese». Il famigerato “modello cinese”, per l’appunto.

DAVOS: L’AGENDA AVANZA

In sintesi: una stretta sorveglianza sui cittadini per mezzo degli strumenti digitali. È il sistema elogiato da Klaus Schwab, il leader del World Economic Forum. E infatti è proprio il club di Davos a propugnare la cosiddetta “transizione digitale”, alla quale sono destinati, in maggioranza, i fondi del Pnrr. Tutto si tiene? Sì: ci stanno circondando. Il recinto è ferreo ma elusivo. Protetto da frottole ufficiali, come in ogni dittatura: tutto viene fatto “per il nostro bene”.

Che cosa stanno escogitando, quindi? L’immortalità del Green Pass. Sebbene non ancora obbligatoria, la tessera “vaccinale” digitale potrebbe essere richiesta per accedere ad alcuni servizi (escludendo, di fatto, chi non la possiede). «In questo modo la digitalizzazione della vita e della società, uno dei pilastri del mondo disegnato a Davos, diventerà inevitabile: e ogni singolo dato della popolazione sarà registrato e tracciato, fino a ridurre gli stessi cittadini a codici Qr».

DIVENTEREMO UN CODICE

Sintetizza Giorgia Audiello: ognuno di noi sarà sempre più dipendente dalla tecnica e in balia del controllo dello Stato. «Non più un libero cittadino, ma un “codice” monitorabile». L’aveva cinguettato lo stesso Colao, profeta italico dei nuovi tempi. Il Green Pass? Un grande strumento, per agevolare “l’interoperabilità” delle piattaforme digitali.

Tra un po’ ci potremo muovere nei paesi Ue solo se muniti di tracciatura, come i bovini d’allevamento? La magica “transizione digitale”, chiosa “L’Indipendente”, darebbe vita «ad un sistema di sorveglianza impercepibile e ineludibile allo stesso tempo, dietro allo stendardo del progresso, dell’efficienza e della comodità».

ECCO A VOI IL REGIME

Lungi dall’essere uno strumento realmente sanitario, dunque, l’infame Green Pass si rivela nella sua reale natura: «È stato il mezzo attraverso cui dare l’impulso alla transizione digitale in vista della nuova società e sanità 4.0, iper-tecnicizzata e irreggimentata».

Ed ecco che il cerchio si chiude. Anche se niente è ancora stato deciso, formalmente, pare sia solo questione di tempo. A breve, le divinità di Bruxelles si degneranno di farci conoscere il calendario preciso dell’eventuale, nuovo supplizio: a cui i governi saranno graziosamente obbligati a uniformarsi, come sempre.

THE MACHINE

Manca qualcosa? Sì, certo: un dettaglio da nulla. Si chiama: politica. È proprio la sua assenza a rendere possibile qualsiasi abuso. L’eliminazione fisica della politica è un vulnus devastante, inflitto all’umanità. Un cratere abissale, ormai visibile dalla Luna.

Lassù, regna un potere a vocazione totalitaria, non controllato né eletto da nessuno. Un super-potere apolide, non facilmente identificabile. Finanza, armamenti, farmaceutica. Grandi media trasformati in armi di distruzione di massa. The Machine, la chiamavano – profeticamente – i Pink Floyd di Roger Waters.

KENNEDY, L’INIZIO DELLA FINE

Una specie di cancro, che si è impadronito dell’Occidente. Obiettivo: controllare e sottomettere quello che era (e in parte è ancora) il segmento più avanzato e progredito della comunità umana. Quello in cui – oltretutto – si era sviluppata prima e meglio che altrove la forma di governo meno iniqua: la democrazia.

Per citare un altro mostro sacro del pop, cioè Bob Dylan (Premio Nobel per la Letteratura), non si può non menzionare il brano “Murder Most Foul”, che piange – con l’omicidio di John Kennedy nel 1963 – l’inizio della fine di ogni illusione. Non a caso, il brano uscì nella primavera 2020. Messaggio esplicito: il terrorismo pandemico è stato solo l’ultimo azzardo dell’Impero della Paura.

L’EUROPA ANNIENTATA

Sono sempre quelli, gli stregoni al comando. Si sbarazzarono di Kennedy (e poi di Allende) per far avanzare la loro agenda infernale. Siamo arrivati dalle parti dell’Armageddon? Da un lato, l’Occidente sembra sull’orlo dell’estinzione, come soggetto leader: i tre quarti del mondo, ormai, seguono la ribellione di cui la Russia ha l’aria di voler essere il frontman. Con alle spalle la Cina, l’India e gran parte dell’Asia, dell’Africa, del mondo arabo e del Sudamerica.

Stritolata nella morsa, l’Europa delle sanzioni-boomerang non trova di meglio che accanirsi (ancora) sui suoi cittadini, declassati al rango di sudditi. L’entità superiore – quella che manovra l’Ue e la Bce – impone ai governi di trasformarsi in spietati gendarmi, in arcigni esattori. Senza più uno straccio di futuro, davanti alle nuove generazioni. E un’unica legge: l’obbedienza.

POTERE E ASTENSIONISMO

Tutto questo è diventato possibile grazie soprattutto a quell’evento storico epocale: il catastrofico smantellamento della politica, che era concepita come baluardo civile. Risultato finale? Lo ricorda Franco Fracassi: da soli, tre soggetti planetari – i fondi d’investimento BlackRock, Vanguard e State Street, soci l’uno dell’altro – hanno in mano il portafoglio del mondo, incluse le grandi banche speculative.

Da che parte si comincia, per tentare di rimediare? Sempre dalla stessa: la partecipazione civica. Bonificando l’habitat, creando nuovi modi per aggregare persone libere sulla base di una visione comune. Studiando, informando, discutendo. Trovando la forza di dire finalmente la verità, sfidando la censura. E offrendo una prospettiva intelligente, che parta dalla linea rossa della giustizia sociale. L’umanesimo di cui ha bisogno, il nuovo millennio battezzato dal terrore dell’11 Settembre.

Io resto a casa”, belavano le pecore nell’atroce primavera 2020. “Io resto a casa”, hanno ripetuto – due anni dopo – i fenomenali apostoli dell’astensionismo, per la gioia dei gestori della Matrix. Beninteso: nessuna politica potrebbe mai fare miracoli. In compenso, il miracolo – quello vero – l’hanno già compiuto i nemici della politica: e infatti oggi rieccoli, con il loro favoloso Green Pass permanente e universale. Castigo divino, presentato come dono del cielo.

GIORGIO CATTANEO

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