Green pass: i parlamentari costretti a baciare la pantofola al governo

E così alcuni parlamentari – quelli contrari al green pass – si ritrovano di fatto ad essere extraparlamentari, nel senso che senza il fatidico lasciapassare non possono accedere alla Camera e al Senato: lo prevede  il decreto legge pubblicato ieri, mercoledì 22 settembre, sulla Gazzetta Ufficiale.

Il decreto rende obbligatorio il green pass in ogni ambito lavorativo pubblico e privato. Inoltre i commi 11 e 12 dell’articolo 1 obbligano al green pass anche i “soggetti titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali”, dal Senato della Repubblica al Consiglio comunale di Roccapelata.

Ne consegue che, se i parlamentari contrari al green pass vorranno votare contro la conversione in legge di questo decreto, dovranno munirsi del green pass stesso medesimo. Dovranno cioè compiere verso il Governo presentemente in carica un atto di sottomissione analogo al bacio della pantofola: l’ultimo a farne ampio uso, si narra, fu papa Pio IX. In concreto, non se ne parlava più fin dal lontano 1878.

Un Governo che rende se stesso così grande e potente da obbligare al bacio della pantofola perfino i parlamentari non si limita a rendere il cittadino piccolo piccolo, ma può anche prendersi l’arbitrio di riscrivere di fatto tutte le regole del gioco.

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, ma a fondamento del lavoro – e per la proprietà transitiva, a fondamento della Repubblica “parlamentare” – il Governo ora, con un semplice decreto, ha posto il green pass.

DON QUIJOTE

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