Green pass e ius soli: i due volti del Grande Reset

Lo dice il nome stesso che, non noi, ma loro hanno dato al progetto in atto: Grande Reset”. Resettare ogni parametro socio-antropologico sinora conosciuto, per poi erigere su quelle macerie una nuova società globale basata su parametri umani liquidi e mercantilistici, anziché tradizionali,valoriali e identitari.

Poco importa se ciò cancellerà ontologie ancestrali come “similtà”, “prossimità” e “affettività” per sostituirle con aride certificazioni scaricabili da una “app”; e poco importa se ciò condannerà inermi e inconsapevoli cittadini italiani a coabitare con moltitudini umane sradicate ad hoc da ambiti socio-culturali ove accoltellare bambini su un bus è considerata ordinaria quotidianità (tant’è vero che i richiedenti asilo sostengono di volerne fuggire).

L’importante, per i “resettari”, sarà che sul bus-Italia possa salire solo chi dimostrerà di far parte del nuovo ordine apolide e globale riunito sotto l’egida del pass; mentre chi quel bus l’ha progettato, costruito e mantenuto da sempre, verrà fatto scendere con la forza (più o meno bruta) per ragioni sanitarie.

E così, quella “Grande Sostituzione” teorizzata decenni fa da autori del calibro di Ida Magli, Oriana Fallaci e Michel Houellebecq, viene servita attraverso uno strumento autoritativo rivelatosi molto più fungevole e rapido dello sfigatissimo Ius soli.

Già, perché l’operazione green pass vedrà un doppio vantaggio strategico per le élite globaliste: anzitutto, farà assiepare sul fronte dei riottosi proprio quella componente autoctona “colpevolmente” erede dei 3000 anni di evoluzione culturale che il reset medesimo pretenderebbe di cancellare; poi, una volta isolati e identificati “gli untori di libertà”, il regime coopterà contro di essi l’orda di sottomessi ipocondriaci nostrani coadiuvata numericamente (ed elettoralmente) dalla masnada di sbandati d’importazione che si farebbe inoculare anche l’olio dei freni per un paio di cuffioni wi-fi firmati da qualche rapper miliardario.

Fate la seguente prova del 9: confrontate immagini di manifestazioni di qualsiasi genere degli ultimi 20 anni, puntualmente zeppe di immigrati unitisi alla baldoria o buttativi dentro per ingrossarne mediaticamente le file, con immagini delle recenti piazze mobilitatesi contro il green pass, ove, al contrario, troverete solo famiglie e lavoratori italiani.

Questo perché i giovinastri che scappano da fame, guerre, mogli e figli per venirci a pagare le pensioni, ben sanno che con una punturina gratuita e gelato in omaggio potranno accaparrarsi in 10 minuti esattamente quei diritti che gli Italiani non greenpassati avranno perso nel medesimo lasso di tempo. Altroché Ius soli!

Ebbene, se tutto questo fosse frutto di un tradizionale confronto politico, rientrerebbe nei normali canoni del contraddittorio democratico; ma quando l’architettura demografica di una comunità viene alterata attraverso abusi legislativi spregiudicati e incostituzionali che vanno a riorganizzare arbitrariamente la partecipazione alla vita civile dei cittadini e gli equilibri sociali fra gli stessi, di democratico, in quella comunità, resterà ben poco. E di equilibrato ancora meno.

HELMUT LEFTBUSTER

 

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